Cronache dal Primavera Sound

Primavera SoundPrimavera Sound
30/06/2014 di Alessandra De Ascentiis e Diego Ferreri

Ogni anno è la stessa storia: prepari gli outfit un mese prima, vai alla ricerca delle hipsterate più totali e metti in valigia solo shorts inguinali, poi atterri, fa freddissimo e ti ricordi che qui non sei nel deserto californiano, che non è neanche giugno e che non hai messo in valigia nemmeno un cardigan.

Brava, Alessandra!

Invece il maggiore dei Fratelli Disclosure si era preparato come si deve, stirandosi addirittura gli abiti di scena da solo. Ci crediamo.



Peccato che non sapremo mai cos'ha indossato perché invece che loro, giovedì siamo andati a sentire Moderat. Senza offesa se abbiamo preferito la vecchia guardia, ma Moderat difficilmente delude, e anche stavolta non si è smentito.


 

Ma andiamo con ordine.

Una volta arrivati al nostro alloggio stanchi e sporchi dal viaggio cerchiamo - con scarsi risultati - di interpretare i gesti della host di Air Bnb, che sembra arrivare dritta dal set dell'ultimo video di Manu Chao. Per fortuna però il suo coinquilino era un figo vero.




Il co-host del nostro Air Bnb

Arriviamo al Parc Del Forum dove dopo una breve introduzione essenziale alla struttura (“a sinistra ci sono i cessi / di là il cibo / in fondo i palchi belli”) guardiamo un paio di concertini di scarsa sostanza, finché finalmente St Vincent, con un'esibizione fottutamente memorabile e una grinta che non ho mai visto in una donna su un palco, dichiara ufficialmente iniziata questa edizione del Primavera Sound.

Calcolando che era praticamente da sola con una scenografia del tutto minimale, a parità di mezzi mi ha scioccato ancor di più degli Arcade Fire, che un paio d'ore dopo hanno fatto il loro show iper pop sfoggiando un'infinità di effetti diversi e una mascotte vestita da mirror ball al centro della ressa. Agli Arcade piace vincere facile, insomma. In ogni caso, anche loro spettacolari.
Siamo cotti, ma non così tanto da rinunciare agli LNRipley. È la seconda volta quest'anno che li vedo esibirsi in un festival internazionale e per la seconda volta penso che abbiano veramente le palle quadrate, e che anche qui, in mezzo a decine di artisti fenomenali da tutto il mondo, facciano davvero la loro porca figura.



Il giorno dopo ci perdiamo in una specie di versione catalana di Harlem e in più becchiamo un tifone, mentre mangiamo pane e fettina di carne (proprio così) in un posto a caso. Noi non ci siamo persi nella tempesta ma purtroppo i C+C=Maxigross sì, nel senso che il loro concerto è stato cancellato per maltempo e quindi una parte della già esigua rappresentativa italiana si è dissolta così. Peccato.

Arriviamo al festival che il cielo si sta aprendo e ci sono le Haim sul palco. Per essere tre adolescenti fanno un casino pazzesco e in un certo qual modo anche tenero (di quella dolcezza che hanno i chitarristi diciassettenni coi capelli lunghi che scrivono poesie) e questo mi fa rendere conto del fatto che forse non sono tutti qui a vederle solo perché sono tre strafighe poco più che ventenni, ma perché hanno davvero qualcosa da dire. E in effetti continuo a pensarlo anche ora.

Comunque, quasi tutto il festival è stato una specie di ping pong tra i due palchi principali, quelli con i nomi più grandi, che erano uno di fronte all'altro. Ogni tanto ci si girava di 180° e iniziava un altro concerto proprio di fronte a noi. Dopo le Haim ci voltiamo dall'altra parte perché è il turno dei The National: non avevo mai pianto così tanto a un concerto in vita mia. I The National sono la versione rock delle sedute con la tua analista in cui tiri fuori le cose più tristi. Non so come sia possibile che un americano gonfio e brillo riesca ad arrivarti con una tale facilità al cuore, ma sembra venirgli naturale. Ascoltarlo è bellissimo e straziante.

Si passa poi agli storici, quindi Pixies e Slowdive, a cui si aggiungono il giorno dopo QOTSA e NIN, ma nessuno di loro tiene botta ancora oggi come avrebbe fatto 10/20/30 anni fa. Il premio Mostri Sacri 2014 infatti lo vincono i più anziani di tutti, i Television: puliti, eleganti e punk, aprono i concerti di sabato alla grande. Chiedi a '77 se non sai come si fa.



Il sabato è bellissimo: Mogwai, Ty Segall, Black Lips e per chiudere, Cut Copy. Poi dritti all'aeroporto. Neanche a dirlo la tortura più grande è stata lasciare lo show finale a metà, ma sentire gli altri tre dal vivo per la prima volta mi ha permesso di produrre abbastanza serotonina per affrontare le due settimane successive senza troppi scompensi.

In conclusione, il Primavera Sound si è confermato la figata che era stata anche l'anno scorso. Certo, il cibo me lo ricordavo un po' migliore e la birra un po' più economica, ma la sua line–up è sempre, senza ombra di dubbio, la più sul pezzo di tutte. Andateci ora prima che diventi un cliché. Scherzavo, siete già fuori tempo massimo.

Tag: report

Pagine: LNRipley C+C=Maxigross

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