Gigi D'Alessio dimostra che le classifiche non hanno più senso

L'artista napoletano va in vetta alle chart con "Buongiorno", ennesima operazione per spremere le fanbase dei rapper. Con i feat. di massa e le comunicazioni social incrociate, le "vendite" dei dischi hanno perso tutto o quasi il loro valore
14/09/2020 11:33

"Tutte 'e napulitane, vulimmece cciù bene, stenneimmece na mano, ca nun ce sta nisciuno, carnale comme a nuie".

Buongiorno, l'album di Gigi D'Alessio in cui mette a dispizione i suoi vecchi pezzi, riregistrandoli con un quintale di rapper e trapper, infarcendoli di beat piuttosto dozzinali, è primo nelle classifiche degli album più venduti e streamati, certificato FIMI.

Un inedito e 15 oldies goldies per i fan del cantautore partenopeo che, più di tutti, ha reso il neomelodico mainstream e che ora si riprende tutto quello che è suo, racchiudendo sotto la bandiera della napoletanità Vale Lambo, MV Killa, Franco Ricciardi, Geolier, Samurai Jay, Lele Blade, J-Ax, Rocco Hunt, LDA, Enzo Dong, CoCo, Boomdabash e Clementino

Il disco è la coronazione di un percorso di riammodernamento della mobilia iniziato nel 2017 con la partecipazione autoironica al film dei Jackal Addio fottuti musi verdi, continuato nel 2019 con la partecipazione denonimata "operazione simpatia" come giudice a The Voice Italia, proseguita col singolo estivo Quanto amore si dà col feat. di Gué Pequeno e l'album Noi due, con altri duetti insospettabili, tipo Emis Killa, Luchè e Giusy Ferreri. Ora, il percorso "riposizioniamoci nel presente" è giunto al suo climax, ed è particolarmente bizzarro che segua la stessa strada della ex Anna Tatangelo, anch'essa alle prese con feat. di trapper, dallo stesso Geolier ad Achille Lauro

Gigi fa pure simpatia, niente di personale contro di lui, è un onesto cantautore con target ben preciso, che da un bel po' di anni il primo posto non lo vede neanche col binocolo. Lui e il suo staff hanno fatto 2+2 e hanno capito che il modo per craccare la classifica è infarcire un album con i featuring degli "influencer che cantano", personaggi seguiti da centinaia di migliaia se non milioni di persone, che rilanciano continuamente il progetto dello zio Gigi, ampliandone la forbice in maniera esponenziale, c'est-à-dire facendo conoscere la sua musica a un pubblico giovane, che non se lo sarebbe filato neanche pagato, e che invece oggi lo mette in repeat sul player

Per onestà intellettuale, si sente che i pezzi non sono stati lavorati come ai tempi in cui si stava un anno o due dietro un album: questi sono take away anche a livello di produzione, con qualche base che sembra il sample gratuito dei programmi di editing musicale. Il minimo sforzo per il massimo risultato. È antropologicamente interessante rendersi conto che, se la trap non fosse nata ad Atlanta, sarebbe potuta nascere tranquillamente a Forcella, perché si sposa perfettamente con la romanza arabeggiante tipica del neomelodico, tanto che non fa neanche ridere come dovrebbe, sentire Gigi filtrato dall'autotune.

Certo, viene da chiedersi che karma di merda abbiamo accumulato anno dopo anno per avere un 2020 in cui i Boomdabash risuonano in ogni dove con la Amoroso e Karaoke Guantanamera, per poi bissare con la versione reggaetone di Mon Amour del Gigi nazionale, ma quella è una questione di gusto. 

L'interesse per questa operazione, viene dal prendere atto di come tutti gli ingredienti siano bilanciati perfettamente per vincere: un bel po' di rapper napoletani che hanno già un seguito immenso (Rocco Hunt, Clementino, Enzo Dong, Geolier), J-Ax che torna al rap, Franco Ricciardi che era Liberato prima di Liberato, per una potenza di fuoco social altissima. Abbiamo fatto una somma approssimativa dei follower Instagram di tutti i coinvolti nel progetto e, insieme, raggiungono più di 6 milioni di fan. Gigi D'Alessio in solitaria ne fa 520mila. Successo spiegato, oltre i meriti artistici.

Lo fanno tutti, ma questa non è una giustificazione, anzi è il "problema". Che i numeri nell'era di Internet dicano ben poco è assodato, e casi come la vetta di Gigi D'Alessio – artista che nella vita ha fatto grandi numeri e che sta vivendo una seconda giovinezza, ma che da un pezzo non era più nelle élite di vendite e ascolti – lo dimostrano parecchio bene. Ormai la logica del feat. per pezzo per moltiplicare i pubblici su Spotify e relative playlist, e sfruttare le comunicazioni incrociate sui ricchissimi canali Instagram di ciascun artista, è codificata

In ambito rap, in particolare non esiste (o quasi) più un disco non diciamo senza feat., ma con pochi featuring. Il "trucchetto" dei mixtape, inoltre, permette di inserire l'operazione in una cornice di tradizione, rispetto per l'old school, quasi DIY. In realtà è minimizzare gli sforzi e massimizzare la resa, ma con il risultato di fare perdere ancora più senso alle chart. Ma veramente gli artisti si vogliono trasformare definitivamente nelle vestali dell'algoritmo?

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L'articolo Gigi D'Alessio dimostra che le classifiche non hanno più senso di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 14/09/2020 11:33

Tag: rap - Napoli - opinione

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