Provincia Cronica: gioie e dolori di una scuola di musica

Una nuova rubrica per dare voce a chi lavora nella musica in provincia
11/09/2019 12:00

Torna la rubrica che parla di provincia e musica, dando la parola ai romantici e ai pazzi che hanno scelto di aprire un'attività correlata alla musica nei piccoli centri, nei luoghi in cui quando piove o fa brutto tempo la gente sta rintanata in casa, in cui i turisti o i vecchi del paese combattono guerre comunali contro ogni tipo di rumore, in cui per andare a un concerto bisogna fare centinaia di chilometri e portare avanti la passione per la musica non è semplice per niente.

Abbiamo già intervistato un negoziante di strumenti musicali che ci ha raccontato la sua esperienza, questa volta ascoltiamo storia, struggimenti e successi della scuola di musica Ritmi di Matteo D'Ignazi e Lucrezia Franceschi, situata a Cecina (LI), privata e totalmente indipendente dal Comune. Una realtà che resiste e funziona nonostante le difficoltà da affrontare siano notevoli. 

 

I giovani in provincia suonano ancora?
Sì, sono molto confusi ma suonano ancora. Sicuramente rispetto al passato in cui quasi tutti gli amici della tua combriccola suonavano uno strumento, adesso non è più così e la cosa è evidente anche dalle difficoltà che spesso hanno i nostri ragazzi nel formare una band. È noto come ormai l'ambito socio-culturale in continua evoluzione abbia dato ai ragazzi nuove forme di espressione e divertimento, come la musica elettronica e la figura del producer o dj. Purtroppo, troppo spesso di questo ambito musicale si conoscono solo le manifestazioni più commerciali e superficiali. Noi ci sentiamo lontani da quegli stereotipi e apprezziamo la musica elettronica, quella suonata, quella prodotta davvero, vedi Flying Lotus, Bonobo, Shigeto o la trap di Travis Scott, Post Malone ecc.

Qual è il profilo del cliente tipo che viene a imparare uno strumento?
La clientela della nostra scuola varia molto, abbiamo dal bambino di 6 anni che arriva trascinato dal genitore perchè in realtà è a quest'ultimo che piace la musica, a quello che rimane folgorato perchè ha visto per la prima volta un live e si è innamorato di uno strumento (mi emoziono ogni volta che arriva un nuovo alunno e chiede di imparare a suonare il basso!). Poi abbiamo l'adolescente delle medie/superiori in piena fase rock (quasi sempre con gusti discutibili), che non vede l'ora di suonare come i suoi miti ed i più anziani, magari appena arrivati alla sudata pensione che ci dicono "Ho sempre voluto suonare la batteria ma non ho mai avuto occasione, adesso che ho tempo mi ci voglio dedicare!". Il nostro allievo più giovane ha 5 anni, il più anziano 73.

Richieste particolarmente allucinanti da parte degli alunni?
Casi umani continuamente, ma molto simpatici che ti lasciano un sorriso. Mi viene in mente una richiesta bizzara: se avevamo un corso di flauto irlandese (che penso abbia anche un nome suo). Purtroppo no. La figura che ricorre più spesso è quella del "fenomeno", cioè del ragazzo che parlandoti sembra già saper suonare tutto benissimo e poi è si rivela king degli scarsi.

C'è ancora una maggioranza di maschi che suonano o le cose oggi sono più equilibrate?
Suonano più i maschi, inutile negarlo, anche se negli ultimi anni ho notato una crescita dl numero delle femmine. Ad esempio, nel mio caso specifico (insegno batteria), negli ultimi anni è cresciuto il numero di batteriste che spaccano!

Quali sono gli strumenti più suonati?
Prima fra tutti la voce, forse perchè in televisione ci sono format che invogliano bambini e ragazzi a intraprendere una carriera come cantante. I talent in questo senso hanno fatto credere a molte persone che fare successo cantando sia semplice. Seguono chitarra e batteria.

All'inizio, qual è la musica che tutti vogliono imparare a suonare?
Cambia a seconda dell'età, nel senso che i più piccoli vogliono imparare quello che ascoltano per radio, in televisione o su Spotify, mentre i più grandi vogliono suonare i classici del rock, dai Nirvana ai Led Zeppelin, Pink Floyd, Guns n' Roses e via dicendo. Fortunatamente ci sono anche quelli che vogliono suonare il jazz o la musica classica, ma anche saper comporre e riarrangiare un brano. Abbiamo corsi anche per i giovani compositori, tenuti dal Maestro Federico Ciompi.

La musica che va per la maggiore in questo momento invoglia i ragazzi a suonare oppure no?
Secondo la nostra personale opinione, la musica che riscuote più successo ha spesso scarso valore musicale, di conseguenza molti giovani sognano di diventare rapper, trapper o concorrenti di Amici piuttosto che chitarristi, pianisti ecc. Senza nulla togliere alla musica di questi generi ben fatta, che fortunatamente esiste!

Quale dovrebbe essere il giusto approccio per ispirare i giovani a suonare?
Non esiste un vero e proprio approccio, ogni insegnante ha un proprio metodo. Quello che riscontriamo tra i nostri insegnanti è l'importanza di conquistare la fiducia dei ragazzi, per guidarli in un percorso in cui si avvicineranno a generi musicali a loro sconosciuti, tenendo conto anche dei loro gusti (laddove siano compatibili col percorso di studi).

Avete mai pensato di fare corsi di producer digitale o dj?
Sicuramente. Al momento non li facciamo non per scelta specifica ma semplicemente perchè non abbiamo avuto l'occasione. Magari ci avviciniamo a certi stili musicali in maniera diversa. Io ad esempio sono ormai da anni attratto dalla black music (hip-hop, new soul, funk, trap) e ho dedicato la maggior parte del mio tempo nello studio e nell'approccio a questo mondo musicale. Mi è capitato con allievi di livello più avanzato di parlare di questi argomenti, per costruire insieme un beat o un pattern su una canzone trap o hip-hop.

Veniamo alle note dolenti: quanto è difficile gestire una scuola di musica in provincia e restare a galla?
Non è facile stare a galla, soprattutto se non fai parte del mondo protetto delle scuole comunali. Noi non riceviamo alcun tipo di sostegno, ma la "retta" deve essere comunque compatibile con la concorrenza pubblica, perché spesso le persone non guardano alla qualità degli insegnanti, della struttura, della strumentazione, dei servizi ecc., ma solo a quanto risparmia. Dunque le spese sono altissime ma noi siamo comunque qui, dopo 5 anni, con una struttura sempre più grande, il numero di studenti che cresce, un palco che vede protagoniste band locali, europee e americane, ma soprattutto tanta voglia di fare.

Come potremmo invertire la tendenza?
Noi ci proviamo ogni giorno, cercando di sensibilizzare sia chi fa parte della scuola sia chi ci gravita attorno attraverso eventi di ogni genere, come masterclass e seminari, collaborazioni con le scuole dall'infanzia,  scuole medie inferiori e superiori, laboratori musicali e teatrali, concerti, oltre naturalmente a tutto quello che cerchiamo di passare agli allievi durante le lezioni. Nel nostro piccolo è quanto possiamo fare.

Tutte le foto via Facebook


Se lavorate nella musica, vivete nella profonda provincia e volete raccontarci la vostra esperienza, scrivete a contattaci@rockit.it

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L'articolo Provincia Cronica: gioie e dolori di una scuola di musica di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 11/09/2019 12:00

Tag: provincia cronica - opinioni - rubrica

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