Se il rock è tornato, il punk non se n'è mai andato

Per disintossicarci un po' tutti da Sanremo, e dal dibattito che ne ha seguito, vi porgiamo in dono il racconto di cinque spettacolari punk band che hanno pubblicato bella musica. Sono Suspended, ODD, Mother, Still No One e Cayman the Animal, fareste bene a dare un ascolto

I Cayman the Animal in un autoscatto
I Cayman the Animal in un autoscatto

Vagonate e vagonate di sanremate. Stop. Cercando chitarre dove è impossibile trovarne. Stop. “La potenza dei Maneskin” letto fino allo sfinimento. Stop.  Approfittato di questo lasso di tempo per filtrare le cose più interessanti sfuggite alle nostre analisi. Stop. Spazio introduttivo auto-imposto di non più di cinque righe finito. Stop. Buona lettura.

I Suspended sono un trio (classico: chitarra, basso/voce e batteria) da Cagliari, con alle spalle molte avventure da raccontare con Gods Of Gamble, Crummy Stuff e RAW, dei quali raccomandiamo più che caldamente quel piccolo gioiello thrashcore che porta il nome di ArMeATgeddon del 2014. Dopo un battesimo del fuoco nell'estate 2018 assieme agli Adolescents e alcuni cambi di line-up che li ha portati alla nuova formazione con i fidi Graziano Galletti e Fabio Laneve più Giovanni Dettori, ora è la volta di Erased Minds, mini di debutto. Registrato al Recording Studio Sonusville e mixato da Enrico Sesselego in piena pandemia e in pieno stile DIY, riprendono il discorso iniziato nel 2015 e lo concludono con dieci nuovi brani nuovi di pacca e di sicuro interesse.

Dal 10 febbraio scorso su tutte le piattaforme, benché la strumentazione sembra volercelo indicare, la musica dei tre Suspended è ben lontana dall'essere la solita melassa Billboard-punk o una delle varie derivazioni della stessa. La bella maglietta degli Zero Boys in foto promozionale, invece, fa il paio con le linee veloci e melodiche dei primi Husker Du, se siete amanti dei paragoni. L'hardcore, il minimalismo, i rumorismo, l'ossessività, confluiscono in una musica calda e malinconica, lirica e coinvolgente, merito anche della voce di Fabio, a metà tra Jake Burns e Mike Ness, che cita tra le sue influenze Gregg Graffin, Tony Cadena e Milo Aukerman.  

Suspended
Suspended

Ma i Suspended ci regalano un grande disco, denso di emozioni, giocato sugli ultimi scampoli di un eclettismo assai difficile da trovare alle latitudini punk su cui si innesta la voce di Fabio. Dall'incipit di I Don't Mind che, vi assicuro, potrebbe essere la migliore via d'uscita da questa orribile settimana tutta soli, cuori e amori, a To Stay Or To Die che recupera la veste nera, con divagazioni percussive in ambiti post-punk alla Gun Club, la veste di Erased Minds è carica di suggestioni che aspettano di essere colte. I Suspended sicuramente non sono qui per darci una nuova interpretazione di punk ma ne riscoprono ora il potenziale (o)scuro, ora carico di tensione, come era del resto il piano iniziale, prima che andasse a rotoli intendo. “Siamo in cerca di un'etichetta che sia interessata a promuovere il nostro lavoro e che voglia stamparlo su un supporto fisico, magari su vinile - dice Fabio - Ho già ricevuto proposte di qualche locale per la presentazione, ovviamente quando si potrà, e molta gente ci ha chiesto di tenere da parte un vinile quando lo stamperemo”.  

Poi procuratevi il singolo uscito a San Valentino dei Mother da Venexia, ciò! E questa recensione potrebbe finire così, con tante grazie al qui presente. Quel che li distingue da una normale band di power pop è il suono. Che pare veramente uscito dalle prove in un garage, in presa diretta, muffa compresa. Anche nelle sue lambiccate armonie vocali, anche nell'uso smodato di t-shirt paracule. Vedi il cesello da cuoricini multipli di Dillydallying, dove la Revolution Summer di Washington DC e l'alternative rock degli anni Novanta si riverberano capricciosamente in un modernariato che sa di Gender Roles, se proprio volete un nome. Orecchiabile, affascinante, stilosa. Per non parlare della più tirata Heights (Electric Version), che sembra uscita fresca fresca dalla colonna sonora di Grosse Pointe Blank con John Cusack, periodo 1996. 

Altro colpetto e altro tuffo al cuore l'idea di 100 copie dei 250 flexi-disc in edizione limitata comprensiva di una fanzine con con gioco di carte esclusivo, scatti inediti di alcuni live e momenti vissuti dal gruppo negli ultimi anni. Con questo lavoro, dopo il buon EP  Love Vision, ho la conferma che i Mother assemblino cut-up musicali, attingendo a un infinito database del buon gusto e della ricerca cerebrale, riuscendola a smagnetizzare di quell'aurea finto intellettualina di molti gruppi silenti del post-tutto contemporaneo e arricchendola di un sano alone di svacco e disagio. “Ci siamo formati – mi dicono – con una grande amicizia alle spalle e la voglia di esprimerci con naturalezza e senza preconcetti”.  Che non è per nulla scontato. Aggiunge Riccardo, il cantante: “Ora l'obbiettivo comune è quello di un debutto di cui andare fieri, con fisso in mente un solo concetto universale: l'amore”. Immensi. Vi abbraccio e condivido il vostro travaglio interiore.


San Valentino un filino diverso quello dei Bolognesi ODD dell'omonimo EP pubblicato soltanto su cassetta (ma lo trovate anche sul solito Bandcamp), in ristampa dopo un'uscita carbonara nell'ottobre dello scorso anno già in esaurimento scorte. Comunque sia la storia, signore e signori, ODD 2020 è puro thrashcore old school dato in pasto a gente che ancora non si è ripresa da Dealing with It! dei D.R.I. ma anche a quelli che dei Dirty Rotten Imbeciles non disdegnarono la via del thrash goes to Mtv, con quell'atmosfera più meditata e drammatica nell'incedere da panzer di Abducton là e qui di Missed Chance: tre minuti addirittura, uno sproposito - si fa per ridere eh.

Odd
Odd

Scherzi a parte, dietro i quattro ODD si celano vecchi nomi della scena dell'Emilia-Romagna e con le sue sei tracce 2020 è la dimostrazione che pensare di unire mondi apparentemente inconciliabili non è materia per soli folli. Gli ODD presentano il menù che è stato in passato di altri inguaribili sognatori come i S.O.D., i Nuclear Assault vecchia maniera, per certi versi dei Poison Idea, e tutti quelli che rifulgevano velleità stereotipate caricandole invece di sostanza, grazie a scalette in grado di tenere alta la tensione attraverso un diluvio di male parole fatto di satira e critica mai del tutto campate in aria, pur con qualche ovvio limite nella produzione.


Al momento, partendo dai più patinati Iron Reagan e Municipal Waste, ci sono in circolazione molti gruppi fieri di dimostrare trent'anni più di quanti ne abbiano davvero: fan di un suono datato, ormai antico, ma certamente non revivalista in senso stretto. Anche gli ODD non suonano niente di nuovo e noi non dichiariamo un bellissimo niente di nuovo a dire che amiamo questo suono: lontano dalla stagionalità che sappiamo vacua dei fenomeni indie, lontano dalla gloria  e vicina invece alla pura energia dei nostri Raw Power o Cripple Bastards, ovvero gente che non ha mai reciso il proprio legame con l'epopea hardcore ed metal degli anni '80 e che anzi ne rappresenta fieramente il proseguimento stilistico. Il batterista Pulce infatti conferma tutto con un ironico: “Siamo una band di giovani promesse: perché il Covid è arrivato con il loro demo? Qualcuno fornisca una risposta a questo inquietante interrogativo. Eppure noi musica è altro. Non solo pandemia insomma, non solo virus, anche vita, prosperità e ricerca”. Ai posteri...


Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per lo skate punk. Il secondo, a breve distanza da Fuck You And Goodbye, per gli Still No One dalla provincia di Treviso. E' targato South California il nuovo singolo, Waste Of Time, di una delle più promettenti formazioni nostrane tra quelle (poche veramente meritevoli) dedite a questo sottogenere a me particolarmente caro perché mi ricorda gli anni del liceo. Se li avessimo accolti sul principiare degli anni Novanta ci saremmo trovati i quattro SNO tra i nomi di copertina del Mucchio e qualcuno li avrebbe osannati come dei Bad Religion de noantri. Davvero lodevoli.

Perché, nonostante la veste grafica blu e rossa che fa un po' compilation del Festivalbar, se fosse un 7" in Waste Of Time la pura sublimazione della vena skate-roots dei Pennywise è già riscontrabile dal primo ascolto, e Fuck You And Goodbye, diciamo sull'ipotetico Lato B, graffia di meno senza però uscire dai binari della filologia 85/95 di gente come i Face To Face e compagnia. Tuttavia gli Still No One sono ben lungi dal fastidioso manierismo estetico e dalla perfezione enciclopedica come marchio di fabbrica. Per capirci: “Il nostro motto è This is Fuel - mi dice il bassista Gilberto - preso dal famoso video di qualche anno fa dove un tizio cerca di darsi fuoco per protesta in diretta dicendo 'Questa è benzina' su Rai2!”. Resta così una band italianissima che non sfigurerebbe, anagrafe permettendo, in una compilation di Thrasher Mag di trent'anni fa. Gran bel apripista per essere nati appena due anni fa; ora vediamo di continuare bene di questo passo con un bel debutto.


Ricordandovi che mese scorso è uscito a sorpresa anche in nuovo Fine Before You Came (u know,  è una mina) mi preme segnalare invece per ultima l'uscita dei romani (dar Trullo, come tengono a precisare) Cayman the Animal. Vecchia conoscenza con ex storici dell'area perugina (da Ouzo e Ingegno, per dire) più Roberto, uomo tutto-fare che cura il blog, risponde in ritardo alle mail e si percula da solo. Dopo essersi visti molto in giro (“Nell'ambiente siamo noti per essere gli inventori del concetto di 'rimborso supplì', tot supplì a chilometri percorsi”), giungono alla quinta uscita in dieci anni. I Cayman sono come i Litte Pieces Of Marmelade prima dei Little Pieces Of Marmelade. Nel senso che possono essere paragonati un po' a chi ve pare ma non si offendono. Così, nel corso degli anni, sono stati affiancati a Refused, Fugazi, Lagwagon, Foo Fighters, Alkaline Trio, Iron Chic, Black Flag, Buthole Suffers, Red House Pantiers, Agains Me e solo dio sa chi altro. Ma qual è allora la vera differenza tra le Marmellate e i Cayman The Animal (a parte un Manuel Agnelli come accollo)?

 

Che un disco come Cayman Fantasy i primi se lo sognano. Dura meno di mezz'ora e trova il modo di spremerci dentro una serie di idee lunga e assai ben articolata. Hardcore melodico e Skin Graft, muri di chitarre cangianti in odore post-hardcore, ricche di accenti e torsioni, una sanissima passione a noi affine per distorsione e volume ma anche una sorprendente capacità di creare alcuni patchwork musicali senza stare sulle palle agli amanti di un (sotto)genere (come il post-grunge di Smile Cracker) come a quelli di un altro (come il garage punk di Si Mics Si - Mics per la cronaca è il batterista). E comunque i romani sferragliano sufficientemente bene da valere per sé e non come riflesso di altro. Chiude la lista dei pregi il solito “presente” con cui i Cayman omaggiano i propri fedeli: dopo la copertina gratta e vinci di Black Supplì, Cayman Fantasy esce anche sotto forma di videogioco, gratis, sul loro Bandcamp.

Così, in attesa di cantare in coro dal vivo The One Time I Accidentally Drove Into A Sabbath, non rimane che tirare le somme: “Cayman Fantasy è stato un album particolarmente atteso per noi - mi dice Roberto - Volevamo fare uscire questi undici pezzi in modo particolare per festeggiare i dieci anni di attività. Qualche mese dopo abbiamo avuto in mano, grazie a Stefano in arte b00leant, un vero videogioco con le tracce 8 bit di pezzi vecchi e l'album scaricabile come premio finale. E nel frattempo siamo arrivati a 11 anni!

 

 

 

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L'articolo Se il rock è tornato, il punk non se n'è mai andato di giorgiomoltisanti è apparso su Rockit.it il 2021-03-08 14:43:00

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