Live report: il Management del Dolore Post-Operatorio al Pura Vida di Lanciano Live report, 25/12/2012

Foto di Gianluca Scerni - Foto di Gianluca Scerni -
26/01/2013 di

I Manegement del dolore post operatorio hanno festeggiato il Natale suonando: il 25 sera erano al Pura Vida a smaltire i pranzi e le cene dei giorni prima. Il live report di Alessandra De Ascentiis.

Qual è la differenza tra una band e un’ammucchiata? Concettualmente, nessuna: un tot di persone si riuniscono in preda ad un istinto comune e ciascuna di loro usa il proprio strumento per fare cose che da solo non verrebbero altrettanto bene. C’è bisogno di ritmo, intuito, coordinazione, complicità e concentrazione, perché la cosa riesca al meglio.

In alcuni live lo vedi subito che ognuno è un po’ per conto proprio, poco coinvolto, e ti chiedi: la passione dov’è? Dovrebbe essere la prima cosa che un concerto ti trasmette e invece alcuni sembra che abbiano un trasporto che è l’equivalente di quello di mio zio e mia zia che lo fanno nella posizione del missionario una volta al mese. Altri invece sono una roba perversa, un ritmo sconvolgente, interruzioni mozzafiato nel bel mezzo del pezzo di punta, l’adrenalina che la senti anche dalla quarta fila e alla fine del set sei lì, con la bocca spalancata in un sorriso beota, proprio come quando... vabbè, avete capito.

Management del Dolore Post Operatorio in concerto il 25 dicembre. Una botta che ti traumatizza a dovere, dopo tre settimane consecutive di ambaradan natalizio, la ninna ninna collettiva occidentale, con le sue luci soffuse e carillon e orsacchiotti e ipernutrizione. Tutti pronti per addormentarsi nel dopopranzo più letale dell’anno. La sera stessa ti becchi una doccia fredda del genere che tra un poco ci resti secco.

Due ore di sproloquio delirante di un pazzo che parla di quanto sia naturale e giusto essere rotti dentro. Espone nei dettagli i cento modi infallibili per diventare persone deplorevoli, proprio il giorno della nascita di nostro (di chi?) signore. E mentre lui parla di malattie, di scolo, di puzza, di papilloma virus, di sesso anale e di merda, tu, in un delirante cortocircuito mentale tra candida e canditi, pensi: ma te lo immagini beccarsi l’HIV proprio il giorno di Natale, quando si è esonerati dalla merda del mondo perché c’è il panettone che ci vaccina tutti? Ed è lì che senti, nel retrocranio, l’eco dei cori delle televisioni che ti sussurrano: “Abbiamo mandato in ferie il malessere perché non si abbinava alle braghe di Babbo Natale”.

Luca incalza con un imperativo su tutti: fottetevene di essere puliti e profumati, la spinta più autentica ad agire viene sempre dalla parte marcia di noi stessi. E ha ragione. Era il mio primo concerto dei MaDeDoPo, e l’ho visto in un anonimo locale della a me ben familiare provincia abruzzese. Ad ascoltare i vaneggiamenti di Romagnoli oltre a me c'erano solo i suoi parenti e quelli che hanno fatto la recita delle medie con lui. Importa una sega: indipendentemente dal contesto, quello che dice ti si radica nel cervello e ci impianta una gran rabbia, martellante e vera. In barba al sordo e spietato provincialismo di quell’Italia che lo ha sputato fuori, lui e i suoi tre compari, e che il 90% di quelli che ragionano così li sfiata a suon di noia ed eroina prima ancora che abbiano i peli.

Per volare non c'é bisogno delle ali. C'é bisogno dello stomaco, che é la versione underground del cuore.”

Che botta.

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