IL PUSHER: Sputtanamento Rubrica

15/04/2002



Il Pusher lavora poco e allora nel tanto tempo libero cosa fa? Legge. Ecco cosa fa. Giornali, riviste, libri e anche le cose più (molte) o meno (poche purtroppo) idiote che girano nel forum di questo sito. L'apice lo abbiamo raggiunto con la polemica per antonomasia: l'accusa dello "sputtanamento".

Citerei, per iniziare, la definizione della parola presa dallo Zingarelli se solo ci fosse ma so bene che questa come molte altre ha il suono aspro e acidulo che appartiene al lessico dei malpensanti. Eh si perché se una cosa non interessa, piuttosto che spalarci sopra dello sterco, la si dovrebbe evitare o, ancora meglio, cercare di fare il possibile per migliorarla. E invece no, molto più comodo mandare in malora tutta una schiera di persone. Chiediamoci perché altre nazioni, anche vicinissime, come la Francia e la Germania riescono ad esportare i propri prodotti o comunque a creare un mercato degno di questo nome attorno alla propria musica underground quando invece qui in Italia, solo ultimamente e con molta fatica, siamo capaci di alzare la testa? Lungi da me pensare che sia solo colpa di chi tira merda gratuitamente sull'operato altrui, come è peraltro accaduto nel nostro forum, c'è dell'altro. Prima di tutto la mancanza di professionalità che a ben vedere non è un argomento molto lontano da quello cui siamo partiti. Andare ad MTV, avere un passaggio a "Quelli Che Il Calcio" sono una bestemmia incommensurabile (ma se ci vanno i Karate, Mark Lanegan? Valgono ancora queste regole o sono solo per il campionato nazionale?).

Secondo questi esegeti del proprio piccolo orto si dovrebbe cercare di suonare davanti a meno gente possibile? Solo nelle cantine o che altro? Si dimentica che per professionalità non si intende semplicemente "mestiere" ma anche "mezzi".

Con quali soldi pensate si possa produrre un disco "professionale"? Con quali soldi organizzare un tour "professionale"? Certamente non quelli che provengono dalla condotta inutilmente masochista proposta da tanti ridicoli "duri e puri" a tutti i costi. Che qualcuno si sbrighi a spiegarci come avere la botte piena e la moglie ubriaca, i soldi per vivere e lavorare senza però instaurare un rapporto minimamente dialettico con il mercato. Gridare allo "sputtanamento" come ho visto fare non ha certo l'aspetto dell' esercizio del proprio spirito critico, piuttosto mi è parso di osservare una squallida parata di cartelli di no e le mani che li sostenevano erano quelle di gente così convinta del proprio essere smaliziata da finire con l' apparire del tutto ingenua. Credete che Sam Phillips, padrone della Sun Records e scopritore di Elvis (uno di cui non frega nulla a nessuno, ma tutto è partito da lì) cercasse qualcuno capace di unire il blues e le melodie da "Tin Pan Alley" solo per gloria personale o proprio divertimento? Certamente no. La discografia rock è nata come ricerca del denaro e strumentalizzazione di un target (quello degli adolescenti fino a quel momento bistrattato). Forse per questo ogni disco rock della storia è merda? Siamo tutti condannati da un peccato originale che non abbiamo commesso? A seguire scrupolosamente il ragionamento dei tanti tribunali dell' inquisizione che puntualmente spuntano nelle zone franche di libera espressione sembrerebbe di si. Colpa dell'invidia? Colpa del DNA che ha mancato di donare all'italiano medio un qualche gene della comprensione? Forse si tratta di un problema di tradizione, dei cari e vecchi usi e costumi. Siamo provinciali: l'Italia è il paese dei comuni, dei quartieri e delle contrade. A nostro modo siamo incredibili: riusciamo a morderci tra compaesani, sparlare del proprio vicino di casa anche in un mondo dove per un battito d'ali di libellula in Argentina si becchiamo l'anticiclone delle Azzorre a Rovereto. C'è una gelosia inspiegabile per le proprie piccole creature, le proprie personali scoperte che trova una giustificazione solo nella parola "feticismo". Siamo così attaccati alla nostra nicchia da reagire in modo addirittura violento quando qualcuno vi entra dentro, o, apriti cielo, decide di volerne uscire a testa alta. Nel campionato del manicheismo le categorie vincenti sono quelle del noi/loro, dentro/fuori, Italia/estero invece di un più salubre mi piace/non mi piace. Siamo così provinciali da pensare addirittura che fuori dai nostri confini si viva in un mondo alla rovescia: le tanto acclamate indies americane, inglesi e tedesche credete lavorino per la gloria? No, anche loro lo fanno per frusciante denaro.

Parola sporca vero? Fa quasi male vederla scritta su una fanza. Ma è ora di aprire gli occhi. Solo per il desiderio di sbarcare il lunario o portare a casa qualche quattrino in più non credo si corra il rischio di vedere i vari A/R internazionali farsi la villa in Sardegna e darsi pacche sulle spalle con Briatore. O forse avete paura proprio di questo? Qualcuno là fuori crede davvero che con un passaggio su MTV o una copertina su Tutto si riesca a mettere da parte abbastanza soldi per vivere come nababbi? Se davvero è questo il vostro scheletro nell'armadio allora i veri "sputtanati" siete voi e dovreste vergognarvi. C'è una gara sotterranea per essere il più alternativi possibile dove l'importante è sputare su tutto quello che ha forma compiuta. Bisognerà telefonare a Vance Packard (se è ancora vivo, altrimenti pace all'anima sua) e dirgli di aggiungere un capitolo ai suoi "Persuasori Occulti" perché se è vero che comprarsi una Mer cedes è un modo per sublimare i proprio problemi di virilità allora cercare di essere "rambo da rock parrocchiale" deve essere qualcosa di simile. Concludo con le vostre stesse parole, estrapolate da una ventata di assennatezza sulla quale vale la pena ribattere:

"Mettiamoci a cercare quello che c'è di buono, compriamolo, godiamocelo e supportiamolo"

stop, fine trasmissione.



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