Francesco Renga - Radioshow per RadioUno - Sala A, via Asiago – Roma Live report, 29/04/2005

02/05/2005 di



Francesco Renga è uno che con la voce che si ritrova potrebbe cantare anche accompagnato dal conturbante e scarno motivetto di un carillon. Lo sa, e sfrutta il “talento” di cui dispone – inteso proprio nel senso biblico del termine – nella maniera più efficace e spettacolare che possa produrre.

Dal vivo per Radio Uno, prima uscita in broadcasting del 2005, non sbaglia nulla. Zero. Anzi, è il gruppo a sbagliare – succede nell’attacco di “Dove il mondo non c’è più” - e lui ferma tutto e fa ripartire i musicisti da capo. Non male, per una diretta. Il concerto – che è, in realtà, un radioshow, quindi qualcosa in cui si parla pure, oltre a suonare, e Renga chiacchiera davvero un sacco – scorre impeccabile, appigliandosi e saltellando fra un successo e l’altro, tutte hit e tormentoni che hanno accompagnato estati e nottate di mezza Italia radiofonica degli ultimi tempi. La scatenata “Sto già bene”, il primo stuzzicante singolo in assoluto “Affogo, baby”. E poi tutto il magico terzetto presentato a SanRemo nel corso degli anni (“Raccontami”, “Tracce di te” e l’ultima, vincente e sempre-meglio-dellennesimo-Albano “Angelo”). Fino ad una intensa cover di “Impressioni di settembre” della Pfm – e per fortuna che si fanno queste, di cover - che chiude degnamente la serata.

Il discorso è presto detto: Francesco Renga – e questo lo sostengo da anni – non ha perso nulla dalla separazione dai Timoria. Anzi: c’ha guadagnato, in tutti i sensi. Visti anche gli sviluppi successivi del gruppo lombardo. Ma questa è un’altra storia. Poi, è logico che quel che Renga propone caschi molto spesso dal regno della scontatezza: si vede, si sente, lo dice che ama (amerebbe) una certa attitudine rock, che ricorda il passato in cantina, gli inizi, i quindici anni coi Timoria, che “farebbe” di più se potesse. Ma non può, non vuole, se ne frega. Fate voi. E sfrutta quella che è, in assoluto, la voce che più di altre si innalza ad erede della tradizione neomelodica nostrana. Stop. C’è poco altro da aggiungere ad un impasto pulito, corposo, maneggiato – e questo mi ha davvero colpito - come un’arma della quale si conoscono appieno tutte le opportunità che è in grado di offrire e scatenata con estrema cura.

Il radioshow scorre nitido, fornendo l’impressione – se ancora ce ne fosse bisogno – che Renga con “Camere con vista”, l’ultimo album, abbia dato un punto chiaro alla propria carriera: la sfida fra la tendenza a voler soddisfare la più ampia fetta di pubblico possibile e quella a voler minimamente rischiare pur di rinunciare ad una porzione di audience s’è risolta a favore della prima opzione. Senza equivoci. Con eleganza, perfezione, maestria – a tratti davvero impareggiabile - e godibilità. Ma nulla di più.



Riccioluto, prima era la voce dei Timoria; ora - sempre riccioluto ma più ordinato - è semplicemente la voce di se stesso. Il nuovo percorso di Francesco Renga fa discutere un po' tutti mettendone d'accordo molti altri. Intanto, canta come un usignolo. E se ne frega.

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