I Rage Against The Machine mi hanno rubato la gioventù

La reunion dei RATM e la paura, più che fondata, che stia per tornare il nu metal
04/11/2019 12:21

I 30-40enni italiani sono stati triggerati in maniera incredibile dall'annuncio della reuniuon dei Rage Against The Machine, mentre i più giovani si sono divisi equamente tra quelli che se ne fottono al 100% e quelli che avrebbero sempre voluto vederli, quindi si acconteranno di una loro versione più anziana. Da parte mia, sono depositario del pacchetto completo del giovane fine '90, primi 2000: ho visto le versioni originali di quasi tutte le band di crossover/nuovo metal dell'epoca, ho suonato in un gruppo in cui si urlava e si vestiva coi pantaloni di sei taglie più larghi uscendone incredibilmente indenne. I RATM in special modo sono stati uno dei concerti che mi sono goduto meno in assoluto, al maledetto Heineken Jammin' Festival del 2000, in quegli accorpamenti sciagurati che mettevano sullo stesso palco i Primal Scream (i Primal Scream capito?), i RATM, i Muse e i Punkreas. Iniziarono con Bulls on Parade, decine e decine di migliaia di persone iniziarono a saltare in contemporanea e da lì in poi boh, ma dovete fare la tara sul fatto che non esistevano pit sottopalco e che io sono notoriamente basso.

L'aggiornamento del metal di quegli anni era un calderone in cui nel nostro paese, allegramente indietro almeno 10 anni rispetto agli USA, si metteva di tutto: dalle istanze politiche dei RATM che fondevano il rap con il metal a quelle personali dei Korn, in cui il cantante piangeva una media di 3 volte a canzone, a quelle tribali dei Sepultura di Roots che rivendicavano la propria terra a son di growl. Nel mezzo l'epica dei Deftones, quei cazzoni dei Limp Bizkit e tutte le band minori con tutti quei suonini di chitarra che a citarle ora poi ci sto male tutto il giorno.

 

Era un'epoca confusa: nuovo millennio, nessuna mappa per orientarci, sentore che il capitalismo ci avesse bruciato il culo, che la famiglia fosse il peggior luogo da abitare e tutta una serie di cliché che ci rendevano poco più che punkabbestia sensibilissimi coi brufoli. Un'epoca coi suoi codici di riconoscimento, esattamente come i trapper di oggi: quelli che ascoltavano nu metal, crossover, rap metal etc. si riconoscevano da lontano perché si vestivano di merda, io per primo. Andavano un casino dread (o in alternativa orride treccine) e piercing, tute Adidas da obesi su ragazzini di 50 kg, magliette XXXL, felpe col cappuccio, sfiga controfirmata dal notaio.

In Italia facevamo gli americani, identificandoci con la nostra controparte bianca oltreoceano che si stava felicemente appropriando di tutti gli stilemi dell'hip hop nero, rivendicando il diritto di essere anche infelici nonostante la nostra estrazione sociale. Ai tempi, figli di imprenditori e di cassintegrati si trovavano negli stessi locali, centri sociali, concerti a esternare il proprio disagio per una società incapace di capirli e intanto imparavano a memoria testi che parlavano di polizia che spara ai neri in strada, padri che stuprano figli e altre amenità molto più americane che italiane, in realtà. C'era una sorta di transfert potente, un ponte ideale che ci rendeva tutti allo stesso tempo uniti, sincerissimi e poser all'ennesima potenza. Se vai a chiedere ad alcuni insospettabili come fossero conciati nei 2000s, molti nicchiano e cambiano discorso. Giusto perché non andava di moda il tatuaggio in faccia, altrimenti già oggi potreste vedere un sacco di onesti impiegati mostrare il loro passato violento, che poi violento non era quasi mai.

Non sto a parlare dei Rage Against The Machine né della loro importanza, insomma, se state leggendo li conoscete bene e di certo saprete come hanno cambiato le regole del business dei bianchi, introducendo argomenti che prima si trovavano solo nell'hip hop, che erano solo dedicate alla comunità afroamericana, al massimo latina e che sono deflagrati su MTV, all'attenzione del mondo. Il sistema ti fotte, tu fotti il sistema, questo era un po' il motto che faceva diventare i pariolini attivisti, che faceva andare i borghesi al Leoncavallo. Se proprio vogliamo vedere il pelo nell'uovo di questa reunion, non è che fare l'headliner al Coachella 2020 sia un grosso esempo di contro cultura, ma neanche 20 anni fa diventare famosi su MTV lo era, quindi pari e patta. 

Concedetemi un momento di storytelling e una paura più che fondata: far parte di una band energetica è un impegno niente male; ci vuole un po' di fisico per urlare, sudare, saltare, vedere bianco verso metà dello show dopo un grido che ti abbassa la pressione e poi ancora quell'assurda moda di andare su e giù con la schiena tipo robot, suonare la chitarra all'altezza delle ginocchia oppure sui seni, truccarsi, fare stage diving e trovare il modo di essere sempre incazzati senza rovinarsi di bamba, metanfetamine o energy drink. Ecco, dovesse tornare tutto il circo di quel periodo, non ce la farei a rimontare sul carrozzone. Non si tratta della musica, quello è il meno, è che nella mia carriera di cantante scomodo ho dormito sul palco, rischiato la morte, fatto cose da far prendere l'infarto al prete, percorso km in condizioni pietose senza cellulare e, quando inizia il concerto, sempre incazzato a costo di farmi venire gli attacchi di panico prima. No, è un lavoro da giovani quello del nu metal (o di come volete chiamarlo), non so neanche come facciano a tenere ancora botta i Linea 77, ma di certo non vorrei arroccarmi su posizioni nostalgiche e preferirei non lo facessero neanche i miei idoli di gioventù.

Insomma, guardare un 40-50enne che si sgola perché le cose non vanno o perché da piccino suo padre lo picchiava, ha una vasta percentuale di patetismo che rischia di inficiare il lavoro pure interessante svolto negli anni addietro, ma tanto non c'èda stare troppo tranquilli: nel corso e ricorso storico, dopo il nu metal sono attesi l'emo (anche i My Chemical Romance si stanno riunendo) e poi chissà, di nuovo la trap. Se cercate la morale, potrebbe essere quella di non giudicare le mode di oggi se siete stati bianchi italiani coi dread che gemevano mentre urlavano quanto mamma non li avesse amati a dovere o rappavano parlando di armi mai viste neanche nei film.

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L'articolo I Rage Against The Machine mi hanno rubato la gioventù di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 04/11/2019 12:21

Tag: opinione

Commenti (10)
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  • merix 18 giorni fa

    Ma tornatene a dormire su un palco al posto di giudicare un gruppo che ha fatto la storia pensando di poter insegnare cos'è la musica... Ma come si fa a pubblicare sta roba? Solamente criticare senza trasmettere nulla. Che schifo

    > rispondi a @merix
  • Jack Opepe Giocoliere 18 giorni fa

    Gesù Cristo ma come fai a scrivere una cosa del genere? Cioè o sei vecchio e ormai hai mollato o boh stai male,praticamente hai riconosciuto i RATM come un gruppetto,Citando tra l'altro altri grupponi come i korn che guarda lasciamo stare se non ti piacciono mi spiace per te ma credo che spacchino un po' piu di quanto tu riuscirai mai a fare in vita tua. Per il resto forse avrai anche qualche ragione a dire che non tutti quelli che ascoltano il genere hanno problemi come sparatorie alla 50cent o qualsiasi altro problema legato ai quartieri propiamente americani,ma comunque la musica è espressione quindi perché un bianco non dovrebbe farlo? Cosa cambia scusa? Se lo fa un nero ok ma i bianchi lasciamoli vivere senza un gruppo che parla di guerra al capitalismo?! Infatti non è piaciuto molto e hanno ragione pessimo commento di un gran gruppo.

    > rispondi a @facekick94
  • Giuliano Moscatelli 17 giorni fa

    "Posizioni nostalgiche? amico mio, fortunatamente la musica é fatta di artisti e canzoni che non moriranno mai, che fanno emozionare generazioni e generazioni, i Rage fanno parte di questa parte mitologica della musica. Non conta quanti hanni hai, non conta quando sei nato. I RAGE sono senza tempo. Le urla di Zack, riff e sonorità uniche, l'anima anticonformista e anticapitalistica dei loro testi, i live dall' energia devastante. Ne nascono poche di band così. Tu li butti nel calderone del numetal, crossover metti nello stesso articolo loro e i linea 77!

    > rispondi a @moscatelligiuliano
  • Giuliano Moscatelli 17 giorni fa

    Questi si sono congedati con un album di cover dei Rolling stones, Bruce Springsteen é Bob Dylan brani blues, funky, folk e rock arrangiati da brividi. Amico mio, fattelo dire, non c'hai capito una mazza! Hahaha

    > rispondi a @moscatelligiuliano
  • Enrico Zotti 17 giorni fa

    Vabbè ma della potenza delle loro ritmiche del tempo ne vogliamo parlare? Music First! Per dirla alla Trump

    > rispondi a @zottienrico
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