Settlefish - Rainbow Club - Milano Live report, 05/10/2006

09/10/2006 di

(I Settlefish dal vivo – Foto di Giulia Mazza).

Un incontro di calcio o cos’altro? I Settlefish contro i Forward Russia, giocata al campetto comunale del Rainbow di Milano. I primi, caldi per partire per il nuovo Tour Europeo. Gli altri, giovanissimi, caricati a mille dal successo del loro album di debutto, “Give Me A Wall”. Lo scontro è feroce. La partita è tesa. Faustiko Murizzi fa la radiocronaca dell’incontro.



Si fosse trattato di un incontro di calcio fra squadre nazionali, con i Settlefish a rappresentare l’Italia e i Forward Russia l’Inghilterra, stasera gli azzurri avrebbero idealmente vinto con almeno 3 gol di scarto sugli inglesi. Il che significa non necessariamente un secco 3-0, ma qualcosa tipo un 4-1 o 5-2, a dimostrare che se la difesa avesse funzionato meglio non ci sarebbe stata storia.

Utilizzare la metafora calcistica serve infatti per spiegare la resa live delle due band sul palco, essendo il livello delle aspettative differente per entrambi. Se infatti dai Settlefish ci si aspettava una prova da band supporter che rientrasse nell’ordinario, sull’esibizione del quartetto di Leeds riponevamo molta più fiducia.

E invece, una volta on-stage, i bolognesi accasati alla Deep Elm sorprendono per potenza ed energia sprigionata, macinando canzoni e ritmo senza alcuna soggezione rispetto agli headliner, sicché in attacco non si mostrano affatto timorosi. Compiono però un passo falso in difesa perché si bruciano subito il singolo “It was Bliss!”, quando ancora il pubblico è impegnato a trovare la scala per accedere allo stage e il fonico deve regolare i volumi. Lo show non sembra comunque subire contraccolpi, perché i ragazzi si mostrano sicuri al punto da presentare almeno 3 inediti - di cui almeno uno ci sembra di ottima fattura, grazie ad una melodia sincopata di facile presa. Il resto sono una mezza dozzina di canzoni (“The Barnacle Beach”, “The Second Week Of Summer”, “To The North”, “Ice In The Origin”, “Two Cities, Two Growths” e “We Please The Night, Drama”) tratte da “The Plural Of The Choir” e grazie alle quali il potenziale del quintetto si esprime indubbiamente al massimo. Tanto che col passare del tempo pensavo a cosa avrebbero escogitato i Forward Russia per dimostrare la loro forza rispetto a quanto Jonathan Clancy e compagni avevano offerto in poco meno di un’ora, con un finale strabiliante affidato ai feedback lancinanti di “We Please The Night, Drama”.

Sicché nell’attesa del cambio palco è d’obbligo dirigersi verso il banchetto del gruppo per comprare maglietta e pin, personale rito simbolico ogni qual volta un concerto lascia piacevoli ricordi.

Nel mentre, gli autori di “Give me a wall” si fanno avanti e aprono le danze con “Thirteen”, mostrando subito almeno un difetto evidente: la batterista! E non perché soffra di attacchi inconsueti di misoginia fine a sé stessa, ma più semplicemente perché è evidente l’incapacità, da parte di chi siede dietro ai tamburi, di far carburare la macchina. Insomma, manca il groove per far decollare uno show solo a tratti all’altezza delle aspettative.

Inoltre, la presenza di una sola chitarra riempie a fatica un sound che su disco sorprende grazie a furiosi assalti sonori post-punk, e che dal vivo, invece, delude per pochezza e inconsistenza.

Bastano quindi poco più di 90’ perché la compagine italiana si imponga idealmente con 3 gol di scarto. E chi dice il contrario evidentemente ha visto un’altra partita… o un altro concerto!



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