The Niro - Rashomon - Roma Live report, 09/11/2006

16/11/2006 di

(Davide Combusti in arte The Niro - Foto da www.theniro.com)

Una voce figlia della migliore tradizione cantautoriale americana per una band che si muove con decisione verso i propri obiettivi. Una voce da Angelo, che fa di Davide Combusti in arte The Niro quasi un Elliott Smith o un Tim Backley (con deferenza). Mirah - già stupenda voce dei Microphones di casa K Records - che interviene verso il fondo. E gli applausi schioccano convinti. The Niro, la sua voce, qualche ospite, a Roma. Elisabetta De Ruvo racconta.



Avevo già avuto modo di ascoltare The Niro all’inizio di quest’anno. Erano in due sul palco quella sera. Lui e Claudio Forlini, con due chitarre. La sorpresa nell’ascoltarlo fu grande e la sensazione estatica. Rieccolo dopo un po’ di mesi, con un album quasi chiuso - ottima la produzione con Gianluca Vaccaro (Carmen Consoli) e Roberto Procaccini (Otto Ohm) - e un gruppo allargato. Non manca Forlini, questa volta al basso, Paolo Patrizi alla batteria, una ri-entry con Andrea Di Pierro alle percussioni e poi lui, Davide Combusti, in arte The Niro, voce e chitarra.

Sono loro gli headliner della serata questa volta, anticipati da Earl st.Ives e da Mirah già voce gentile dei Microphones (sembra Susan Vega adolescente, molto bella), che conclude l’esibizione accompagnata alle percussioni da Combusti stesso. La voce della cantante diluita in maniera aerea da un delay leggero e prolungato raccoglie gli applausi di un pubblico ridotto ma attento.

E’ quasi mezzanotte quando attacca, infine, The Niro. Una scaletta che tocca il suo primo EP con “Night Waltz” e “Marriage”, giusto per citarne un paio. La musica, ma soprattutto la sua voce, sono di grande impatto emotivo. Figlia della migliore tradizione cantautoriale americana, risultano davvero facili i paragoni con Elliott Smith, ma particolarmente con Tim Buckley. Inoltre gli arrangiamenti del gruppo al completo regalano ai vari brani una forza e un’intensità davvero rare per una band italiana. Il basso e la batteria imbastiscono un percorso compositivo preciso e mai banale, la chitarra e le percussioni ricamano armonie perfettamente legate ai fiumi bassi e alle esplosioni acute della voce del front-man. Non mancano pezzi tormentoni come “Just For A Bit” o “Liar”, col suo refrain recidivo che si aggancia ai tragitti musicali del cervello e non si stacca più. Tredici canzoni, altrettante suggestioni, chiuse da un bis acustico, voce e chitarra, dove la chitarra s’inchina alla capacità vocale indiscutibile del cantante.



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