Re Tarantola, il mio segreto per non fare i soldi con la musica

"Suono Per Pagarmi le Multe che Prendo Quando Vado in Giro a Suonare" è il folle documentario dedicato al musicista bresciano. Un omaggio a tutti gli artisti irrimediabilmente nella merda
01/07/2020 09:09

Suono Per Pagarmi le Multe che Prendo Quando Vado in Giro a Suonare è cosa differente. Solo per voi su Rockit, il simil-documentario per il quasi-decennale di carriera de Il Re Tarantola – progetto lo-fi/indie/rock di Manuel Bonzi, cantautore di Bienno (BS) per sua stessa definizione "perennemente in tour" – si propone di rappresentare qualcosa di molto lontano dal classico rockumentary; e per una volta ci piace citare le parole dello stesso Manuel, che parla di “un omaggio all'energia dei concerti dal vivo e alla bellezza del contatto tra persone, cui tutti, prima o poi, speriamo di tornare”.

Quindi niente alternanza intervista autoreferenziale e videoclip con ritmo scoppiettante da montaggio televisivo, bensì il racconto di quasi trecento date in un microcosmo peculiare fatto di personaggi dai nomi “pinkettsiani” (Emma Filtrino ovviamente, ma anche Frankino, Super Chicco Toma e Sergino). Un sistema chiuso e alieno alla realtà che lo circonda dove, esclusi cani e gatti, non rimane che gente assurda con le loro facili soluzioni, sempre citando.

Non stupisce che il primo pezzo sia una cover domestica di Luigi Tenco: uno di famiglia, potremmo dire. “Mi è stato chiesto", mi spiega Manuel, "di fare una diretta per Bergamo Underground per raccogliere fondi per l'Ospedale attraverso una compilation. Data la mia situazione cellularistica e di connessione, mi era impossibile, perciò è nata questa cosa a metà tra un documentario, un concerto e degli inediti casalinghi”.

Ne viene fuori un modus vivendi che può ricordare allo stesso tempo sia outsider conclamati come Daniel Johnston e punk rocker problematici come Jay Reatard, ma anche Calcutta quando ancora suonava per persone più interessate alla musica che a rimorchiare. Artisti irrimediabilmente nella merda in grado di suonare davanti a mille persone all'Angelo Mai o a dieci sul divano al DalVerme con lo stesso trasporto. “Sarò vecchio, ma per me musica significa ancora libertà: d'espressione, creativa e quel che vuoi... e diversità. Fin quando si andrà alla ricerca del suono alla moda, si tenterà a ogni modo di eliminare i difetti che rendono unici, per piacere a tutti e fare guadagnare tutti provando a far fessi tutti non ci guadagnerà nessuno, la musica per prima”.

Live al MagnoliaLive al Magnolia

Questi trenta minuti non sono un mero attacco al “mainstream”, badate bene, e nemmeno un elogio alla sfiga, se mai una lode alla bizzarria, nuda e cruda, e al suo giro, la sua scena, senza il quale noi saremmo tutti più poveri e tanti locali molto più vuoti. Perché fare musica come Il Re Tarantola è, al di là delle apparenze, abbastanza peculiare. Scrivere canzoni divertenti che siano pure in grado di far riflettere, catturando lo spirito incasinato dei nostri tempi, è un dono di pochi.

Realizzare composizioni dal tenore dell'ironia senza cascare nell'ovvio o nell'idiozia, magari con l'umore del disincanto, è una cosa che richiede preparazione e soprattutto autenticità d'ingegno niente affatto semplice da trovare. Un uso di accordi melensi e una cascata di parole che puntino sulla drammaticità toccante di ogni argomento, magari con tronfia superficialità, sarà sempre coperto dall'alibi della profondità. E mentre scrivo mi tornano in mente almeno dieci artisti a orchestrazione sanremese che ci hanno costruito su intere carriere in questo modo.

Sul palco del Lio Bar, BresciaSul palco del Lio Bar, Brescia

Perché chi soffre (così come chi non si lava i capelli) ha di per sé il pedigree del Vero Artista. Chi invece tenta l'azzardo dell'autoironia e di sonorità ottime per scatenarsi quando il primo cocktail inizia a sciogliere i freni inibitori, verrà immediatamente marchiato come furbetto che vuole solo fare soldi alle spalle dei genitori dei fuorisede. 

Centrale spesso è il testo. Perché a volte sotto la botta della presa bene c'è tanta di quella sconfinata malinconia che certi presamalisti DOC possono solo sognare, rendendo felicemente sottesa quella vena di tristezza e depressione che capita d cogliere nelle melodie e nei cromatismi di molte produzioni considerate (a torto) più profonde. Dimostrando così di comprendere l’importanza sociale della paresia, cioè del provare a dire la verità. Pensate ai Violent Femmes, ai Camillas, oppure a Caparezza, se vi viene più facile.

Amico dei bambiniAmico dei bambini

Manuel mi viene dietro, riflettendo: “Mi viene da dire che probabilmente la pecca di questo mondo sommerso è che sia composto da persone talmente appassionate e talmente umili che forse a volte fanno perfino fatica a raccontare la loro storia, la gioia che portano alla gente, l'allegria e gli spunti di riflessione: questo video-storia è qui per questo”. Una delle cose che ho trovato più divertenti tra quelle legate al periodo clausurale da poco concluso è il modo in cui, a ritmo quasi incessante, i “grandi” hanno fatto delle figuracce e i “piccoli” scelte diametralmente opposte da chi dovrebbe stare sul pezzo, ma stavolta ha cannato alla grande.

Questo è oggettivamente vero se pensiamo alla politica, o all'economia, dove abbiamo visto capovolgersi di sondaggi laddove tre soli mesi fa lo si riteneva impossibile; è stupefacentemente vero nel campo musicale. La brutta figura è sempre stata in agguato, tant'è che quando si è affacciato qualcuno non ero certo il solo in qualifica di critico a osservare e giudicare. Le ragioni di questi scivoloni sembrano dipendere da due fattori collegati. Innanzitutto un'idea troppo predefinita della propria solidità artistica, per cui molti nomi hanno pensato di poter continuare a fare il minimo per ottenere il massimo.

Una vita in tourUna vita in tour

La storia, e se non la storia, le orecchie, han dimostrato quanto si sbagliavano: dirette nel salotto di casa, con chitarre scordate e voci quasi sempre curiosamente sfiatate, inediti di una banalità disarmante, fuori luogo e fuori fuoco hanno dimostrato che non è certo Il Re Tarantola a essere nudo e fare tenerezza. La seconda ragione è che certe idee ai piani alti sono azzardi. Irrealizzabili. Nessuno pensa mordi-e-fuggi come Il Re Tarantola, come gli Ovo, come Bologna Violenta, perché a certi livelli anche pensare mordi-e-fuggi necessita di permessi e compromessi (con relativi cazzi per ottenerli) per alzare, sempre e comunque, l'asticella del successo.

Insomma, sovrastrutture su sovrastrutture. Perché qualunque “idea” diventa subito prodotto. Dall'altro lato, il fantastico mondo del Lo-Fi, “che per me vuol dire più che altro low-profile", chiosa Manuel, "che produce cose con pochi mezzi, auto-producendosi, collaborativo con altre realtà e che si sbatte ancora andando in giro, spesso con un'auto di quarta mano o in treno, senza tante menate, un po' ovunque, per dare un piccolo senso alla propria vita e per tirare avanti questa cosa della musica e dell'arte al di là della proposta commerciale da depliant, ma che sa molto più di azione sociale e culturale”. Chapeau.

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L'articolo Re Tarantola, il mio segreto per non fare i soldi con la musica di giorgiomoltisanti è apparso su Rockit.it il 01/07/2020 09:09

Tag: live - documentario

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