Reggae e i suoi fratelli: storia e gloria del ritmo in levare

Reggae, ska, rocksteady, dub, ragamuffin, dubstep, reggaeton e tutto quello che sta nel mezzo
26/06/2019 17:21

Nei giorni afosi dell'estate, in cui l'unico sogno è quello del ghiacciolo in riva al mare, torna prepotentemente in auge il ritmo in levare, che è un po' il suono dell'estate. Ogni band o cantante, da Baby K a Gigi D'Alessio passando per Gazzelle e Guè Pequeno, quando la temperatura sale si sentono in dovere di adottare il reggae e tutti i suoi fratelli, dalla dub al reggaeton.

Se diciamo reggae, ci vengono in mente delle immagini obbligate: Bob Marley, i drealocks, la religione rasta, la ganja fumata in quei carciofi giganti che se facciamo un tiro noi ci si ribaltano gli occhi ed è subito Sert, le Birkenstock, le salopette dai mille colori e un certo fricchettonesimo di fondo, figlio della cultura hippie bianca. Tutte immagini pertinenti, ma occorre ricordare che il reggae e il suo ritmo singolare, con batteria e chitarra che tirano indietro mentre il basso pulsa, sono nati dalla lotta per l'indipendenza di milioni di schiavi africani in Giamaica che, dopo cinque secoli di dominio dei colonizzatori europei (spagnoli e inglesi) diventa indipendente il 6 agosto del 1962. Gli schiavi, maltrattati e picchiati selvaggiamente, utilizzavano la musica per dare una voce collettiva alla comunità e, durante gli anni dell'oppressione, hanno fuso la musica caraibica con il rhythm&blues e il soul per creare qualcosa di originale, utilizzando la base del rocksteady e dello ska, presenti dai primi anni '60.

LA STORIA DEL REGGAE

La parola reggae è citata per la prima volta nel pezzo Do the Reggay di Toots & the Maytals del 1961 ma è attraverso il suo Re Bob Marley che, un decennio dopo, viene esportata e conosciuta in tutto il mondo. Descrivere minuziosamente storia e gloria del reggae e della religione rastafari sarebbe ridondante: ci sono già centinaia di articoli e libri in merito. Capire la differenza tra tutti i sottogeneri nati dal reggae è invece molto più interessante, così la smettiamo di parlare a sproposito di reggae ogni volta che sentiamo un ritmo in levare.

Lo ska potrebbe definirsi il padre del reggae ed è caratterizzato da una strumentazione tipicamente rock (batteria, basso e chitarra elettrica, tastiera) unite ai fiati del jazz: il sax, la tromba e il trombone. Molti fanno risalire la nascita dello ska nel 1951 grazie al pezzo di Rosco Gordon No More Doggin. La sua peculiarità è quella di unire la velocità del rock e l'afterbeat tipico giamaicano, con la chitarra che entra in levare nella seconda, terza e quarta battuta, mentre nella prima è in battere. Questa sincope ritmica porta gli ascoltatori a ballare e saltare come se non ci fosse un domani. Nel tempo si è imparentato anche col punk rock, per dare vita ad alcuni tra i concerti più sudato a cui abbiamo mai assistito. Dalla sua costola viene fuori il rocksteady, che si riconosce dallo ska per aver sostituito i fiati con il piano e il basso che fa da padrone. Quando questa musica forsennata ha assunto ritmi più blandi e i suoi testi si sono venati di protesta, è nato il reggae che tutti conosciamo, sostenuto dai rude boy dei ghetti di Kingston che si vestivano come i mafiosi americani.

Sottogeneri: il roots reggae è quello più classico, caratterizzato dalle tematiche di natura religiosa, in questo caso rastafariana. Tra parentesi, il rastafarianesimo è una religione monoteista nata negli anni 30 (del Novecento) come l'erede e l'evoluzione del cristianesimo. Il dread, la tipica pettinatura rasta, è una pratica ascetica che prevede l'astensione dalla tonsura e dalla pettinatura. I rasta credono nel mito di Sansone.

Il dub è un altro sottogenere del reggae che nasce a metà degli anni '60 e prende il nome dal dubbing instrumental, cioè dalla pubblicazione nel lato B del singolo della versione strumentale del pezzo, in cui i fonici e i dj sperimentavano aggiungendo effetti come il delay, che davano un effetto straniante e ne esasperavano la lentezza, riuscendo comunque a riempire i locali. La scena elettronica, quella drum'n'bass e il dubstep (l'unione di dub e 2 step) sono figlie legittime del dub.

Conoscete senz'altro il ragamuffin, che negli anni '80 mischia la dancehall con il reggae per creare successi commerciali. Il primo pezzo di questo genere è Under Me Sleng Teng di Wayne Smith del 1985. Da questo genere nasce tutta quella musica in levare spesso innocua e buona solo per ballare e prendere un ghiacciolo, con le basi elettroniche e i testi festaioli ma anche il ragamuffin rap molto diffuso nei 90s.

Nel 1988 i Mano Negra, la band di Manu Chao, inventa la patchanka, un ibrido ispirato dai Clash di Sandinista (a loro volta ispirati dal reggae) che mischia musica latina, punk, funk, ska e reggae, con cui hanno dato vita al gypsy punk di band come i Gogol Bordello e a un sacco di musica balcanica in levare.

IL REGGAETON 

Veniamo ai giorni nostri: il reggaeton è uno stile nato a Porto Rico negli anni '90 che, appresa la lezione pop del ragamuffin e del dancehall reggae, la mischia con ritmi latini, salsa, bachata, musica elettronica e autotune, per una musica che funziona tantissimo in discoteca, grazie a testi e balli con rferimenti sessuali espliciti. Un nome di quelli di oggi? Elettra Lamborghini, of course.

IL REGGAE IN ITALIA

A proposito di nomi, vediamo un po' come si è evoluto il reggae in Italia: sembra che il primo pezzo col ritmo in levare sia E la luna bussò di Loredana Bertè del 1979 (ma Nuntereggae più di Rino Gaetano è del 1978) e, grazie ai concertoni di Bob Marley a Torino e Milano nel 1980, un sacco di artisti pop e cantautori utilizzarono la sua ritmica, vedi l'Antonello Venditti di Piero e Cinzia. Le band storiche del reggae italiano degli anni '80 sono gli Africa Unite, i Pitura Freska e pure i primi Casino Royale, che hanno portato lo ska e il rocksteady nei centri sociali d'Italia, ma il reggae e i suoi fratelli sono stati usati anche da 99 Posse, Almamegretta, 24 Grana, Otto Ohm.

LO SKA IN ITALIA

Lo ska, nel nostro paese, è arrivato molto prima del reggae: già nel 1966 Peppino Di Capri lo suonava in Operazione Sole, e poi Alberto Camerini di Skatenati, la Rettore con Donatella, gli Statuto e le altre band: oltre ai Casino Royale, i Bluebeaters, i Fratelli di Soledad e i Persiana Jones, per citare i più famosi. 

IL REGGAE OGGI

Oggi, se volete ascoltare un po' di musica in levare in Italia, avete l'imbarazzo della scelta. Si va dal pop dei Boomdabash e dalle produzioni di Takagi e Ketra allo stile di Alborosie e dei Mellow Mood, fino alle esperienze di Paolo Baldini Dubfiles o ai singoloni di Liberato, con tutto quello che sta nel mezzo. Fa caldo, è ora di farsi un tuffo, buona estate a tutti. 

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L'articolo Reggae e i suoi fratelli: storia e gloria del ritmo in levare di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 26/06/2019 17:21

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