Virginiana Miller - Renfe - Ferrara Live report, 09/11/2006

12/11/2006

(Simone Lenzi in particolare - Foto di Alessandro Lanari)

Ferrara. Renfe. Circolo ARCI, guarda un po'. I nostri due cronisti si conoscono ma non si riconoscono. Provengono da background culturali diversi, ma sono entrambi assorti nella visione di una delle prime date del nuovo tour dei Virginiana Miller, che portano in giro il loro "Fuochi Fatui D'artificio". Così, tornati a casa, scrivono. Non pensando a dividersi il materiale per evitare sovrapposizioni, ma assuefacendo un'urgenza. Ecco quanto.



Sei nerd su una cinquecento, cronistoria rossa
di Rosa Luxemburg

"Qualcuno si ricorda di Uri Geller?" Io no, sono troppo giovinetta per i rimembri ancor del trentottenne livornese Simone Lenzi che, dimagrito oltremisura, si presenta con faccia smunta, scapigliatura d'ordinanza e aria di golpe a capo della sua non striminzita truppa. Siamo al Renfe di Ferrara, fuori ci aspetta una nebbia da casa dalle finestre che ridono e dentro al meritevole circolo Arci faccio ammissione di colpevolezza. Non mi ricordo della "mente che piegava i cucchiaini", ma dei Virginiana Miller invece sì, perchè ho molto amato le loro verità sul tennis grazie anche ai miei trascorsi sulla terra rossa, marziana quanto la maglietta del batterista. No, non ero bella come Steffi Graf. Purtroppo per me. E non ho sposato Agassi. Purtroppo per il mio conto corrente.

Siamo alle primissime date del tour di "Fuochi fatui d'artificio", quarto album del gruppo toscano, e sull'agevole ma non certo enorme palco del locale emiliano i nostri si piazzano come su un campo di pallavolo o, se preferite altre metafore, come sei nerd su una cinquecento: tre davanti e tre di dietro. Al fronte: due elettriche ed una acustica che passa spesso di mano; alle spalle: basso, tastiere e batteria. Non si può negare che i Virginiana siano in una forma accettabilissima già ad inizio campionato e il concerto parte che quasi il pubblico non se ne accorge.

L'incipit sommesso di "Onda", con il suo testo tragituristico, è seguito velocemente da "Uri Geller" e il sestetto ora si sente davvero tutto. Dopo "C64" ecco una versione un po' ossidata della "Verità sul Tennis", capolavoro del disco precedente. Simone intrattiene sornione la platea, molto coinvolta nonostante il gelo autunnale che appare avvolgere anche l'interno del Renfe. Cita Bassani riferendosi alle parole di "Formiche" con una battuta (“Il giardino dei Finti Pompini...”) da “Vernacoliere”. L'unico brano da “Italiamobile” – “Placenta” - precede una spettacolare versione di "Altrove" da “Gelaterie Sconsacrate” che alla fine sarà l'album più saccheggiato della scaletta, con ovvia esclusione di “Fuochi Fatui d'Artificio”, riproposto interamente (ad eccezione de "La Sete delle Anime"). Poi il siparietto riprende: la prestazione tirata in "Dispetto" viene giustificata come il risultato di una dose di Viagra mentre anche dal vivo fa da contrasto lo "Scambio culturale Italia - DDR". La vostra cronista si commuove.

Nella seconda parte lo spettacolo è concentrato maggiormente sul repertorio storico del gruppo e nel bis c'è spazio per altre due perle estratte dal loro esordio. Appare tra il pubblico Giorgio Canali di CSI, PGR e quant’altro. Chi se ne frega, direte voi. Avete ragione, dico io. Lenzi ironizza un poco amaro presentando "Malvivente", storia di un romantico a Milano forse ispiratore di quello bianconiano. "Passa la bellezza / passa in fretta / passa veloce / passa in bicicletta / passa anche mio padre / in zoccoli e canotta / passa Pasolini, guai a chi lo tocca...": il testo di “Re Cocomero” non fa proprio così, ma nè i Virginiani nè Mauro Pagani dovrebbero dispiacersene.

Tre macchine e un sopravvissuto, cronistoria bianca
di Enrico Rigolin

Da tempo non tornavo al Renfe. Che sopravvive, coi suoi alti e bassi, ancora lì, uguale: lo stesso dove comprai il cd di “Lungo i Bordi” dei Massimo Volume, i primissimi Subsonica e molti altri, passando per le serate del concorso “Musicattiva”. E’ di un’avventura invero positiva, che si narrerà stavolta, fatto salvo per il bianchissimo e denso muro di nebbia che ci si è parato davanti appena usciti da Ferrara, in direzione Nord. Grazie ad una serie di gradite coincidenze e dopo un giro di sms, raduno persino una spedizione in terra estense di ben tre auto, dirette al concerto dei Virginiana Miller, che ovviamente nessuno conosceva, per una delle loro prime date in un locale dopo l’uscita del loro nuovo “Fuochi fatui d’artificio”, edito per RadioFandango.

A precederli, il duo ferrarese “Gli scherzi di Susy”, spettacolo semiserio di musica d’autore, tra cantautorato e reading, impavido progetto di teatro canzone destinato a brutta fine dal disilluso amor... oppure, per dirla come Mirko: “ma che do bae, sti qua!? Ma xei questi i virginia muller che te me gà portà a vedare?”. Una Becks, e si preparano già i livornesi.

L’inizio lieve, è l’arpeggio di “Onda” che permette di sistemare i volumi e sfuma poi in “Uri Geller”. Dedicata a Ferrara ed ai suoi giardini, anzi, introdotta bassanianamente come “il giardino dei finti pompini”, è “Formiche”: la voce tiene anche forse più del disco, la compattezza d’insieme funziona, il look… più che sobrio.

Che faccia da sbirro, il solitario dietro di noi seduto sullo sgabello. Ma no, sarà un indierocker over 40 impenitente ma solitario, poi però… vedo l’aggeggio. Il tipo si aggiusta un registratorino digitale, appoggiato dentro un berretto sistemato sul tavolo. Lo sbircia di soppiatto, si guarda attorno con fare circospetto. Che sia un Ispettore Siae? E’ questa la faccia che hanno? O è un Ispettore, o è un abusivo. Ma allora forse dovrei avvisare, è un pirata che condivide mp3, o è un malintenzionato ragazzi non uscite a fumare, questa canzone è bellissima oh, nooo. Dai non è nessuno. Dillo, avvisa il fonico, le ragazze che vendono i cd. Lui mi seguirebbe, per sgozzarmi. Assaggio la Caipiroska o diavoleria simile. Basta col (trip del) ceffo col registratorino!

Il Renfe si va riempiendo, senza però mai giungere al pienone di certe feste universitarie, a conferma della nomea di gruppo di culto. Mi vengono in mente gli Estra, ma ve ne sono certo parecchi altri, che nel corso degli anni sono anche gravitati nel giro major, pur tuttavia rimanendo faccenda per pochi, affezionatissimi intimi. Eppure ci sono i brani, il tocco, e – soprattutto - dei testi ironici, intelligenti, profondi. Non sono certo un gruppo da primo ascolto, i Virginiana, i loro album crescono col tempo, vanno lasciati decantare, ma poi son soddisfazioni… “Per la libertà” rimanda ai Baustelle, mentre raggiungo il personale apice emozionale col “Re Cocomero” (miracoli del Promo digitale di Rockit); “Dopo la festa” è “Peppino Di Capri in LSD”, e rubo la frase – che mai avrei pensato - all’introduzione di Simone Lenzi. “Scatta una foto a questo randagio”! Bex bir.

Giorgio Canali si aggira irrequieto tra il pubblico, dispensa saluti. “Dormi, dormi, dormi, l’estate è finita”, ed anche il concerto, anche se nel bis “si va tutti al mare”. I Virginiana Miller… Saldo un debito con questa splendida sorpresa, cui da anni mi avvicinavo senza mai approfondire a dovere, acquistando il precedente, bellissimo album “La verità sul tennis”. “Cantastorie della quotidianità”, scriveva nel secolo scorso qualcuno su queste stesse pagine. Azzeccato.



SCALETTA:

Onda
Uri Geller
C64
La verità sul tennis
Per la libertà
Formiche
Placenta
Altrove
La vita illusa
Dispetto
L'anno dello scambio culturale Italia - DDR
Re Cocomero
Dopo la festa
Venere Nettuno Belvedere
L'estate è finita

BIS:

Malvivente
Tutti al mare
Insonnia
L'uomo di paglia

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