Mr. Ziggy and the GlassSpiders - Repetition Bowie Night - Roma Live report, 08/01/2007

23/01/2007 di

(Thomas, leader dei Mr. Ziggy, con una sua amica - Foto da internet)

La Midfinger Records festeggia il compleanno di David Bowie - classe 1947 - con una compilation a cui hanno partecipato molte indie band italiane, e due serate (in contemporanea a Milano e a Roma) dedicate interamente al Duca Bianco. Videoclip rari, dj set e una tribute band pronta a rispolverare i più grandi successi di sempre. Andrea Borraccino era a Roma e ci racconta come è stato.



8 gennaio 2007. Roma allontana il ritorno alla normalità post-natalizia con una serata tributo a David Bowie, i cui 60 anni vengono celebrati da una compilation ad opera della Midfinger ed ufficialmente presentata in contemporanea anche a Milano: inoltre, il cd in omaggio ai primi 500 è un pretesto più che buono per giustificare il prezzo un po’ alto del biglietto (10€ per ascoltare una cover band). Premesse che suscitano curiosità per quella che sarà, prima di tutto, una festa.

Al mio arrivo, le poche persone all’interno del locale sono prese dai filmati che ritraggono l’artista come Ziggy Stardust, Sottile Duca Bianco e nelle copertine dei suoi album. Non dissimulo la mia delusione nel vedere solo pochissimi adepti vestiti a suo modo: poche parrucche, qualche brillantino sul vestito, un ragazzo dal taglio e dal colore dei capelli quantomeno vistosi con gli stivali rialzati di 20 cm tipicamente seventies. Ma niente di più.

Alle 23, finalmente, salgono sul palco gli Ziggy and The Glass Spiders, tribute band di sei elementi. Alla voce, Thomas conquista la scena con il suo aspetto: un fisico androgino, una tutina attillata rossa sul quale si posa un corpetto nero, i capelli cotonati e arancioni, esattamente uguali a quelli di Ziggy Stardust; una voce alta, acuta e sicura di sè. La partecipazione e il pathos trasmesso dalla band soddisfa un pubblico di un’età media alta. Certo, non si può parlare di “tutto esaurito”, ma c’è chi balla, chi canta con gli occhi colmi di lacrime, e c’è una ragazza che corre, salta, si lascia andare a cadute libere sul pavimento, per poi ridere, tornare in piedi e ricadere su gente che non conosce. Intanto la scaletta è illuminata dal meglio della decade dei ’70: da “Starman” a “Rebel, rebel”, da “Space Oddity” a “All the young dudes”, passando per “The man who sold the world” che conobbi solo dopo la versione unplugged dei Nirvana, concludendo poi con il capolavoro “Heroes” in un tripudio di luci e colori, di suoni e paillettes, di cambi d’abito del leader: termina l’esibizione con solo un paio di slip neri dopo aver indossato, per un paio di brani, una bandiera inglese.

Quando esco dal locale mi piacerebbe salutare David Bowie come si fa con i festeggiati: un ringraziamento, un “arrivederci” pronunciato sulla porta di casa. Ma so che adesso starà alla finestra della sua grande abitazione, lo sguardo rivolto verso le stelle. Non una parola. Per quell’uomo venuto dallo spazio, forse, sente una mancanza inimmaginabile.



Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati