Jennifer Gentle - report tour U.S.A.

17/07/2003



Martedì 3 giugno 2003
La partenza è fissata martedì 3/6 alle quattro di mattina. Marco Damiani di SillyBoy Entertainment, l’artefice di questa spedizione negli USA, ci accompagna all’aeroporto… è più agitato di noi. Il volo è alle 6.25, dobbiamo fare il check-in, pesare i bagagli (il record spetta ad Alessio: 35 kg tra rullante, pedale, piatti, percussioni e aste!), denunciare gli strumenti alla dogana e dunque imbarcarci. Tappa ad Amsterdam e poi volo a New York.

Per la prima notte abbiamo un ostello e il fatto che sia il YMCA non può che farci divertire pensando ai Village People. Ognuno di noi sceglie il suo travestimento: poliziotto, indiano, vigile del fuoco e marinaio, che simpatico quadretto! Il pomeriggio ne approfittiamo per visitare Time Square e dintorni; crolliamo a letto dopo più di 30 ore dal risveglio.

Mercoledì 4 giugno 2003
Il giorno dopo abbiamo il primo concerto al LUXX, ma prima decidiamo di chiamare Kid Millions degli Oneida che ci ha offerto la sua ospitalità. Gli Oneida sono una band grandiosa, una versione punk dei Neu! e dei Kraftwerk, suonata con potenza e molta retorica (hard) rock. Li abbiamo conosciuti personalmente avendo aperto un loro concerto in Italia poco tempo fa e Kid si dimostra subito una persona splendida dandoci le chiavi di casa sua, che si trova a Brooklyn. Gli spostamenti in metropolitana con tutti i bagagli ci prendono ore ma alla fine arriviamo. Pranziamo ed iniziamo ad avviarci al LUXX. Inizia a piovere così arriviamo bagnatissimi.

Il LUXX si trova a Brooklyn ed è il centro musicale degli ultimi anni: un rock-club un po’ kitsch e con un barista da manuale - sembra uno dei Ramones un po’ balestrato e ci racconta di essere stato in Italia con una sua vecchia punk band e di aver aperto per i Green Day ad Assago e che presto diventerà il batterista dei Monster Magnet.

Siamo accolti dagli altri gruppi con calore e curiosità, siccome la scaletta prevede 4 concerti: gli MX-2 alle 8, i Dirty On Purpose alle 9, i Kilowatthours alle 10 ed infine alle 11 noi. L’atmosfera è da subito molto piacevole: abbiamo circa 5 minuti per fare il sound-check e, nonostante qualche perplessità iniziale, sono stati anche troppi, perché il suono è eccellente e ci evitiamo la solita noia delle prove strumento per strumento.

I Kilowatthours ci invitano a mangiare messicano, ci andiamo, mangiamo un burritos che non sembra niente di eccezionale e torniamo al locale dove i concerti sono già iniziati. Gli MX-2, per quello che abbiamo colto, sembrano un gruppo punk-noise - un po’ alla Nirvana periodo “Beach” -, ma francamente abbiamo sentito troppo poco per farci un’idea chiara. La serata continua con i Dirty On Purpose, un po’ stile Grandaddy… certi momenti non sono male ma le voci sono abbastanza indecise. La gente comunque sembra gradire ed il pubblico continua ad aumentare. I Kilowatthours sono un gruppo che dimostra di avere un discreto seguito e, venendo da Louisville, la musica non può che risentire del post-rock. Suonano bene, tengono bene il palco nonostante qualche tempo morto di troppo… un buon successo!

Finalmente tocca a noi, anche se risentiamo ancora un po’ del fuso orario ma il palco ci scuote a dovere. La gente non è timida, anzi sembra incuriosita da questi italiani di cui hanno sentito parlare bene alla radio (sempre WFMU). Partiamo con “Loco weed”, probabilmente il nostro pezzo più pop in assoluto; il pubblico risponde subito con entusiasmo e qualcuno si lancia in un improbabile “Bellissimi”. Snoccioliamo una serie di pezzi pop suonati con molta energia, ed è bello poterlo fare senza nessuno che rompa le scatole per i volumi. Addirittura ad un certo punto sentiamo odore di bruciato sul palco: temiamo per gli amplificatori, ma è solo la maglia di Marco appoggiata sulle valvole! A metà concerto è il momento di cambiare qualcosa: è l’ora di “Bring them”, uno dei pezzi centrali dei nostri concerti, molto lungo, libero ed ipnotico. La gente apprezza anche questo lato dei Jennifer Gentle così, alla fine, quando arriviamo all’ultima canzone - “Couple in bed by a green flashing light”, altro pezzo mantrico -, dove il volume è veramente impossibile. Ci lasciamo andare in un incubo sonoro che ci vede alla fine stremati a martoriare i nostri strumenti…. ci giriamo e la gente è arretrata…probabilmente ha preso paura, ma alla fine esplode un applauso grandioso e i complimenti si sprecano, anche da parte degli altri gruppi. Tra il pubblico c’è Scott Williams, il dj di WFMU che ci elegge sua nuova band preferita e dice di essere molto eccitato per il nostro show di sabato: lo siamo anche noi. Conclude dicendoci che gli abbiamo fottuto il cervello…è un bel complimento.

All’una tutti fuori dal LUXX, dove aspettiamo l’arrivo di un taxi che ci porti a casa; arriva una Lincoln galattica, nera, interni in pelle, vetri oscurati. Inutile negarlo: ci sentiamo molto cool…una prima serata indimenticabile.

Giovedì 5 giugno 2003
Il giorno seguente è completamente libero, sicché ci diamo al turismo con ancora le orecchie che fischiano in un modo tremendo. Unica nota riguardante il gruppo sono gli articoli apparsi su ‘Time Out’ e ‘The Village Voice’: che bello!!!!

Venerdì 6 giugno 2003
Presa sempre più confidenza con la metropolitana, venerdì ci permettiamo di girare ognuno per i fatti propri per poi ritrovarci nel mezzo pomeriggio per raggiungere il CBGB’S. Avvicinandoci abbiamo la sensazione di entrare in un tempio… ed infatti è proprio così. Arriviamo alle 18.20, e molto ‘gentilmente’ il fonico ci dice che l’appuntamento era alle 17.00 e che il prossimo soundcheck è alle 19.00 ma non è per noi. Va beh…abbiamo così modo di visitare con attenzione il locale, vero tempio del punk newyorchese. E’ tutto fermo agli anni ‘70 (soprattutto la pulizia dei bagni…), ed è tutto bellissimo…la mente corre subito ai Television, ai Suicide, ai Ramones, a Patti Smith, ai Talking Heads, ai Blondie… tutti gruppi che si sono formati qui. Ma cerchiamo di non pensarci, di andare a mangiare e a recuperare i pedalini che Isacco ha dimenticato a casa. Lì incontriamo Kid, che, finalmente, può venire via con noi a spassarsela un po’. Dice che ci terrà il banchetto, ci farà le foto e filmerà…ma che soprattutto vuole get ubriaco.

Ci avviciniamo nuovamente al fonico per chiedergli di registrare il concerto; abbiamo il registratore DAT, il microfono, la cassetta, deve solo tenerlo lì e premere REC. Ovviamente rifiuta, offrendoci di registrare dal banco mixer per soli 35 dollari sulla nostra cassetta. Accettiamo, pur sentendoci un pò presi per il culo. Ma evidentemente il CBGB’S vive sul suo blasone, e la cosa è chiara quando ci avviciniamo al merchandise… prezzi folli! Iniziano i concerti, Kid inizia la sua maratona di birre, ma noi cerchiamo di rilassarci. Anche questa sera sono in programma 4 gruppi: prima di noi suoneranno i Qatsi, Stinking Lizaveta ed Electric Turn To Me.

I Qatsi sono un power-trio molto preparato, rock godibile e ultra classico, ben suonato e un bel suono… e qui iniziamo a capire l’arroganza del fonico! Altro trio gli Stinking Lizaveta, una donna alla batteria che suona come una furia, due fratelli al contrabbasso elettrico e alla chitarra. La musica è una miscela di hard-rock, blues, free-rock - il tutto molto hendrixiano, compreso qualche assolo con i denti! Poi è il turno degli Electric Turn To Me, veri protagonisti della serata: presentano il loro primo EP e l’attesa sembra molta, visto che 2 di loro facevano parte di quella splendida meteora noise/kraut-rock che sono stati i Laddio Bolocko. Sostanzialmente sono un gruppo gothic-dark, capelli tinti in nero sparati in aria, eye-liner nero, camicioni neri, pantaloni attillati. La formazione vede Blake (ex Laddio Bolocko) alla batteria, Marcus (sax nei Laddio) all’organo (un Vox Jaguar uguale al nostro che abbiamo lasciato a casa), James alla chitarra e Silke, una ragazza di origine tedesca, alla voce e chitarra. Quando iniziano il ricordo ci porta subito ai Christian Death, a Siouxsie e a tutto l’immaginario gotico anni ’80. Il pubblico ormai numeroso apprezza e il concerto si chiude con una ninna nanna gotica dopo una formidabile cover di “Alone again or” dei Love. Il suono continua ad essere strepitoso e quando saliamo sul palco capiamo che non c’era bisogno del sound-check perché si sente tutto benissimo. E siccome scaletta vincente non si cambia, anche stasera la risposta è molto positiva. Tra il pubblico spunta nuovamente Scott di WFMU, che scopriamo essere grande amico di Kid.

Lo show si chiude nuovamente con un delirio sonico e poi passiamo la serata al CBGB’S, fuori a fumare, dentro a bere (le leggi americane impongono questo) e a chiacchierare con Kid e Scott che veramente non smette un attimo di farci i complimenti, al punto che siamo quasi imbarazzati. Alle tre Kid ci dice se vogliamo andare ad un party con lui dove un suo amico fa il dj.

Sabato 7 giugno 2003
Il terzo appuntamento è quello radiofonico. Diluvia e noi dobbiamo andare ad Hoboken, nel New Jersey, ma praticamente di fronte a New York. Arriviamo in anticipo così abbiamo il tempo di visitare la radio. Al di là degli studi e della stanza di ripresa con soffitto altissimo in cui possiamo registrare senza preoccuparci di rientri microfonici, la cosa più impressionante è l’archivio: uno stanzone con le pareti ricoperte di cd e vinili, con tanto di doppie pareti mobili. Incredibile!

Veniamo omaggiati dei cd compilati dalla radio con il meglio delle performance live registrate negli studi: Stereolab, Guided By Voices, Howe Gelb, Oneida, Clinic, Kinski, Steve Wynn, Loren Mazzacane, Mark Eitzel, Silver Apples, Lisa Germano, Wake Ooloo e veramente tanti altri. Decidiamo la scaletta: prima tutti i brani pop e poi “Bring them”, “Couple in bed by a green flashing light” e per ultima “Rubber&South”.

Marco è un po’ giù di voce così i pezzi vengono ancora più strani del solito, ma il feeling è comunque molto buono e le versioni registrate eccellenti. Siamo molto rilassati e l’idea che quello che stiamo facendo verrà ascoltato da qualche milione di ascoltatori (questi sono i numeri di questa radio!) sembra non spaventarci. Si ferma un po’ di gente della radio e il clima è eccellente. Dopo il nostro set classico ci fermiamo un po’, ascoltiamo la registrazione e decidiamo di non fare alcuna intervista. Poi Scott ha un’idea geniale: lui tradurrà le sue domande in italiano con un traduttore on-line e proverà a leggerle, noi faremo lo stesso dall’italiano all’inglese… é un delirio totale, 2 minuti di follia allo stato puro, 5 persone che parlano in due linguaggi inesistenti!!!

Rientriamo in studio per “Rubber&South”, l’ultima canzone che suoneremo a New York: il risultato è un’esecuzione molto violenta con tanto di urlo finale “I’ve got blisters on my finger!!!!” Ci perdiamo in mille chiacchiere alla radio, scopriamo che la settimana prossima passerà Makoto Kawabata, artista giapponese leader degli Acid Mothers Temple con cui siamo in contatto (abbiamo pubblicato insieme un disco dal vivo, “The wrong cage”). Peccato non esserci incontrati, e quindi decidiamo di lasciargli un saluto scritto. Scott continua a ringraziarci, noi continuiamo a ringraziare Scott, ci avviamo verso il treno e ci abbracciamo.

Ci mettiamo tantissimo a tornare a casa, ormai è l’una di notte e dobbiamo ancora cenare. Optiamo per un bacon-cheeseburger e patatine fritte - d’altronde è l’ultima sera e bisogna celebrarla con una cena tipica. È veramente troppo tardi per raggiungere Kid al LUXX, dove suona con un suo bizzarro progetto, i Jug Division; batteria, basso, tastiere ed elettronica e soprattutto un repertorio di sole cover strumentali - in versione dub - dei Joy Division. Torna really ubriaco e ci mettiamo in soggiorno ad ascoltare le nostre registrazioni alla radio e la nostra intervista delirante… Kid non smette di ridere e ci chiede dei nostri testi… riprende a ridere e dice che vuole che i prossimi testi degli Oneida siano scritti da noi. Spuntano un po’ di vinili (Pere Ubu, Feelies…) ma poi il sonno ha il sopravvento.

Finalmente dormiamo a lungo, poi prepariamo i bagagli alla volta dell’aeroporto. Non sappiamo come ringraziare Kid. Marco rimane altri tre giorni a New York, gli altri tre tornano.

Vinciamo la malinconia del momento pensando a quanto di grande siamo riusciti a fare…insomma noi ci registriamo i dischi in casa, li stampiamo, li promuoviamo, contattiamo i distributori, organizziamo tour, senza nessun’altro esterno a SillyBoy Entertainment ma siamo arrivati a suonare a New York, e non in un posto qualsiasi ma nei due migliori club e presso la free-radio più importante d’America (visitate l’archivio in rete, troverete anche il nostro concerto, la radio è ascoltabile via internet presso www.wfmu.org).

Siamo molto orgogliosi!

Insomma quando saliamo in aereo questi sono i pensieri. E quando ci mettiamo le cuffiette per ascoltare una delle trasmissioni proposte dalla compagnia aerea becchiamo un classico tamarro come “I love rock ‘n’ roll” nella versione di Joan Jett.

Non è mai stato così bello sentirsi tamarri!



Raccontare il nostro viaggio a New York non è una così semplice per i molti significati personali che la cosa ha rappresentato per ciascuno di noi… o per il rischio che il tutto si trasformi in nella noiosa e interminabile visione delle diapositive dell’ultimo safari in Kenia di uno zio antipatico!

Il programma prevede due concerti (mercoledì 4/6 al LUXX e venerdì 6/6 al CBGB’S), una session radiofonica (sabato 7/6 presso WFMU), nessun cachet garantito, no vitto, no alloggio, no back-line.

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