Nuccini! (Corrado) - Return in case of lost - Giappone tour report #3 Live report,

09/01/2007

(Corrado e il suo fan-sosia giapponese)



So This Is Goodbye (5:18) - Junior Boys >> In treno tra Kobe e Tokyo, Monte Fuji, Tokyo

Il concerto della sera prima è finito tardissimo. Io esausto ho preso un taxi per rientrare prima. Zucchini Drive e la cricca belga sono rimasti al club a fare intrattenimento notturno. Io ho superato i trenta ed il letto resta un dolce pensiero. Durante il ritorno, quasi godo all'idea di mettermi il kimono per lavarmi i denti. Perversioni asiatiche.

Oggi cerco di essere puntale. Appuntamento alle 10.00 che c'aspetta il treno per Tokyo. Un viaggio lungo, tre ore almeno. Cazzo, sono le 10 e uno sputo di secondi. Il tempo di far le scale. Quando scendo e scopro di essere nuovamente l'ultimo. Un incubo.

Prendiamo il treno. Un bel veicolo comodo e confortevole. Il prezzo non eccessivo. Però non vola, non decolla, non è magnetico, non pratica il teletrasporto. Ma va sui binari come un comune treno europeo. Direi quasi, con pudore. Italiano.

Dai finestrini vedo il giappone di provincia. Il lato country. Ci sono case tradizionali. Quelle che m'immagino avere le pareti di carta. Poi verso metà viaggio fa capolino il monte Fuji. Con la punta bianca. Una cartolina. Mi alzo, lo fotografo. Lo filmo. Ci si può innamorare di un monte? No, dai. Troppo fallico. Poi la punta bianca...

Arriviamo a Tokyo e qui le cose cambiano. Essere a Tokyo è come vivere in una metropoli occidentale, costruita secondo il gusto estetico asiatico. Una strana contraddizione, uno scontro di elementi opposti che come un ossimoro sprigiona poesia in ogni dove.

Luci, tantissime luci in tutte le forme. Insegne lumimose, display. Megaschermi con animazioni. Fari, Faretti, lucernari. Monitor, schermi. Lanterne, candele. Pure qualche addobbo natalizio. Dannata globalizzazione.

Tokyo è altro. Lontanissima dai templi silenziosi dove si medita sui pensieri antichi come la somma degli abitanti del Giappone. E' capitale fiera ed orgogliosa di un paese però assorbito dalla cultura americana. Idea contradditoria. Ci sono segni ovunque di questa antinomia. Rappers in strada al fianco di venditori ambulanti di cibo tradizionale. Ideogrammi antichissimi al fianco di insegne fluorescenti gigantesche. Slogan occidentali per qualsiasi brand europeo o americano. Dai vestiti, allo champagne, alla tecnologia. Considerando la loro storia recente viene da chiedersi come sia possibile. La risposta è che anche loro hanno poca memoria storica. Probabilmente. O forse è il mondo che va in quella direzione. E non ci si può far molto.

Suono due volte a Tokyo. In posti molto differenti ma entrambi molto peculiari. Il primo ("Bullet's") è un luogo intimo dove per entrare (come nella tradizione giapponese) ci si toglie le scarpe. Una bolla di cristallo. Si ha l'impressione di romprere tutto sin dal primo pensiero corrotto. In realtà con il tempo si rivela un posto molto caldo ed accogliente. Mi sbilancio. Sì. Forse la miglior serata del tour. Con tante persone desiderose di parlare e di scambiare opinioni e battute. Cosa rara in giappone. Non perchè siano scortesi ma perchè ci sono diverse barriere da abbatere prima di arrivare ad un tono colloquiale. A fine concerto mi si presenta il sosia giapponese, più o meno vestito come nella copertina del mio disco. Ovviamente giura di averlo fatto per me. Un mio grande fan. Dopo qualche scambio di complimenti, finisce che gli insegno delle parolacce in italiano. Ride. E nel frattempo dice cose blasfeme. Incosapevolmente.

L'altro posto ("Shibuya O-Nest") è un bellissimo club, collocato al sesto piano di un grattacielo. Per arrivarci si prende l'ascensore che porta giusto davanti alla biglietteria. In questo posto si esibiscono tanti artisti europei come Arab strap, per dire un nome noto. Questa sera suono insieme ad altri tre gruppi, non solo Zucchini Drive, ma anche Miaou dal giappone e Tracer ACM dall'Irlanda. Una bella serata. Piena di gente. Duecento persone, forse. Un bel ricordo da riportare in Europa.

Il pubblico di Tokyo è sicuramente più preparato e meno bizzarro. Sembra conoscer bene chi si esibisce. Non c'è gente lì per caso. A fine concerto mi vengono incontro un paio di arditi giapponesi che si presentano con una copia di "Punk... Not diet!" (il secondo disco dei Giardini di Mirò, NdR) da firmare e mi chiedono quando tornerò con tutta la ciurma al seguito. Sorrido e dico "Molto presto". Chissà se ho mentito o ho detto la verità. Mi sto già giapponesizzando?

Finisce la serata. Piano piano. E' domenica sera. La gente torna a casa. Rimaniamo in pochi. Qui, al sesto piano di un grattacelo di Tokyo. Spiovviggina. Tanto da appannare i vetri del locale. Una strana insegna di un hotel, "Hotel Festa ", prende contorni languidi e mi ricorda, attraverso strani pensieri malinconici, da dove vengo.

A fine serata, l'ultima del tour apriamo una bottiglia di vino francese.

Sembra che la vita sia troppo generosa nei miei confronti. Attendo ritorsioni.

Vai all'ultima giornata



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