La storia della prima drum machine mai costruita

immagine via rcatheremin.com - Rhythmiconimmagine via rcatheremin.com - Rhythmicon
21/07/2015 di

Oltre ad inventare quel meraviglioso strumento che porta il suo nome (ne abbiamo parlato qui), durante la sua vita Léon Theremin si ingegnò a costruirne molti altri, alcuni dei quali erano macchinari estremamente spettacolari e avanzati in quanto a ideazione, progettazione e tecnica.
Uno di questi è il Rhythmicon, realizzato nel 1932 su commissione di Charles E. Ives per Nicolas Solnimsky e per il compositore americano Henry Cowell: si trattava di una strana e sbilenca drum machine con una tastiera capace di produrre ritmi complessi in loop. Furono scritti due pezzi per questo nuovo strumento, la "Rhythmicana" (poi rinominata "Concerto for Rhythmicon and Orchestra") e la partitura "Music for Violin and Rhythmicon" (ora persa) ma lo strumento nella sua forma originale non ebbe molto successo. Non fu mai prodotto su larga scala (bisognerà aspettare altri 30 anni per una vera drum machine) e gli unici esemplari esistenti sono tre: uno è ormai andato perso, un altro è conservato nella Smithsonian Institution (l'originale del '32) e un terzo (sempre ad opera di Theremin, ma costruito negli anni '60) è ospitato nel Theremin Center del Conservatorio di Mosca, restaurato nel 2004 da Andrey Smirnov, un artista, curatore e collezionista di strumenti musicali. 

Nonostante lo scarso successo che riscosse all'epoca, il Rhythmicon è a tutti gli effetti uno degli strumenti fondamentali per la nascita della musica elettronica, anche se a livello tecnico non è esattamente uguale ad una drum machine: il Rhythmicon produce una serie di impulsi ritmici complessi, ognuno con un tono differente corrispondente agli intervalli degli armonici naturali. Si può far suonare una qualsiasi combinazione di armonici tramite una tastiera a 17 tasti, con la possibilità di cambiare il tempo e il tono della fondamentale (e quindi di tutti gli altri armonici) attraverso un reostato e delle leve (nel secondo modello sostituite con dei pedali). In più, il Rhytmicon funzionava con una tecnologia fotoelettrica: alla pressione di ogni tasto si accendeva una luce. Le varie luci poi filtravano attraverso una serie di fori su due dischi che rotavano tramite un motore. Dalla parte opposta c'era un sensore fotoelettrico che, una volta attivato da questi pattern di luce, inviava i segnali del Rhythmicon ad un amplificatore e successivamente ad una cassa.  

Secondo Margaret Schedel, professoressa di composizione e computer music che ha dedicato nel 2002 uno studio allo strumento e alle composizioni di Cowel, il Rhythmicon ha portato uno sviluppo senza precedenti nella musica moderna, perché fino a quel momento negli strumenti musicali c'era una connessione diretta tra il gesto, il movimento e il risultato sonoro (per suonare il sax bisogna soffiare, per suonare il violino bisogna strofinare l'archetto sulle corde, etc), mentre il Rhythmicon ha introdotto un livello di "interattività" mai visto: bastava premere un tasto per attivare un'intera sequenza.

(immagini via)

I motivi della sua mancata diffusione sono diversi: tanto per cominciare, non aveva un suono esattamente bello o piacevole (qui potete ascoltare dei sample), aveva una scelta limitata di note e l'impossibilità di conferire una qualsiasi sfumatura ai fraseggi, in più nel trasporto perdeva quasi instantaneamente la sua particolare "accordatura". Nonostante ciò, la storia incredibile di questo strumento è arrivata fino ai giorni nostri, anche attraverso una serie di leggende metropolitane niente male: nel 1933 Fred Astaire fece tip tap sul set di un film al ritmo generato da un rhythmicon; nel 1983 i Kraftwerk vollero a tutti i costi utilizzarlo per registrare il disco al tempo in lavorazione, non ci riuscirono e quindi decisero di mettere da parte l'intero lavoro; nel 1993 uno dei suoni provenienti dal Rhythmicon provocò un'invasione di grilli, perché identico al richiamo di accoppiamento degli insetti. Infine, pare sia stato utilizzato dai Pink Floyd in "Atom Heart Mother" nel 1970, da Arthur Brown, dai Tornadoes e dai Tangerine Dream.
Se volete approfondire la questione visitate questo sito, se invece volete provare a suonarlo (online, ovviamente) potete farlo sul sito della serie radio American Mavericks. 

Tag: strumenti

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    L'ottobasso, uno degli strumenti musicali più rari del mondo