Ritmo Tribale: Anarchia you're in me...

26/07/2000



Anarchia, you’re in me..

.. alcuni di noi sono cresciuti ascoltando musica. O meglio, sono cresciuti nel momento in cui hanno smesso di ascoltarla - la musica - e hanno iniziato ad assorbire tutto quello che ci stava dietro. Perché capita che ci siano artisti che offrano una prospettiva talmente forte della realtà che le canzoni finiscono per inspessirsi, fino a diventare una specie di manganello che ti cade sulla cabeza e ti sveglia a mazzate. I Ritmo Tribale rientrano in questa categoria di musicanti pop. Ovvero, di coloro che hanno sulla coscienza una generazione di borghesi (ok, facciamo “una piccola fettina di generazione di borghesi”) strappata alla sua beata felicità e convertita, con manovra kriminale, all’anarchia.

Cento, mille volte sempre, la paura di non essere niente..

.. erano in circolazione da 17 anni, erano già finiti da 3. Edda (il front man, il paroliere, l’anima stessa del gruppo) è scappato in India. Almeno a quanto ne so io. Forse essere un hare krishna free-style – come si definiva lui – non gli bastava più. Rimanevano gli altri cinque, colonne portanti della musica a Milano, esempi di una passione che non può essere vinta dall’età, dalla routine, dalle difficoltà.

Uccideremo e scopriremo che lo Stato il kuore non ce l’ha..

.. quello che rimane è impresso a imperitura memoria, più che su qualche pezzo rotondo di vinile o plastica lucida, nel nostro Dna. Un’irresponsabile attività di manipolazione genetica ci ha privati della gioia di saper godere di quello che si ha, di quello che si è. Prima di prendere a pizze in faccia poliziotte genovesi, gli autonomi avrebbero fatto meglio a devastare il Jungle Sound. Perché la folla dei convertiti ha sempre bisogno dei suoi leader. E se questi a un certo punto spariscono, anche se la testa non ci crede, il kuore urla tradimento.

Ricostruirsi in qualche modo va bene, ma non gettarmi addosso le tue catene..

.. siamo stati una generazione fortunata. Fra un Monclaire e un paio di Ray-ban Olimpya, abbiamo trovato dischi come A Bocca Chiusa, Kriminale, Tutti Vs. Tutti. Il mondo era fatto di tanti mondi, e il solo esplorarli valeva l’offerta libera che si faceva per entrare in un centro sociale. I Ritmo Tribale hanno significato tutto questo per me. Oggi, mi sono accorto che di tutti quei mondi non c’è più traccia. Oggi compriamo i dischi dei Prozac+ e dei Subsonica. Oggi ci chiamano creativi e non più artisti. Oggi paghiamo 15 carte per entrare al Leonkavallo.

Mia madre era sandinista, invece io sono interista..

.. l’ultimo pensiero è chiaramente per lui. Edda, ho paura che non ti rivedrò più in vita mia. Ho avuto diverse occasioni di diventarti amico, ma non l’ho fatto.

Eppure facevamo lo stesso mestiere, in fondo. E’ solo che volevo mantenere la distanza. Nel mio universo ho bisogno della tua icona, non della tua amicizia. Solo così tutte le droghe e tutte le malattie del mondo diventano mito e non assassine. Solo così posso ricordarti unico, sul palco del vecchio Leonka, mentre canti “Il grande Brescia”.

Hugo (Milano)



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