River Fest 2.0 - Fordongianus (Or) Live report, 07/08/2010

24/09/2010 di

(Bob Corn, le foto sono di Uncle Jeffe)

Il River Fest nasce sulla sponda del fiume Tirso, e raccoglie nomi formidabili tra musica, arte e letteraura. Tre illustratori importanti hanno dato una nuova faccia a Fordongianus - paesino di mille anime scarse - diversi scrittori hanno letto le loro opere, i cantautori si sono esibiti tra gli alberi e la sera alcune delle band più potenti dello stivale hanno stordito il pubblico a dovere. Sara Loddo racconta.



Nel I secolo d.C. i romani vennero qui, sulla riva sinistra del fiume Tirso, e costruirono le loro terme sul punto in cui l'acqua sgorga bollente dalle viscere della terra e si ricongiunge a quella del fiume. Molti secoli dopo, in una serata di inizio agosto, mi ritrovo in quella stessa riva. Non sono arrivata qui per immergermi nelle vasche sopravvissute alla storia, ma per partecipare a quello che può essere considerato il secondo episodio di una storiella moderna. Una bella storia di musica, letteratura e arte ben miscelate tra loro fino a creare il River Fest 2.0. Lo scorso anno un gruppo di ragazzi di questo paesino della provincia di Oristano, che conta fra i 900 e i mille abitanti, ha realizzato la prima edizione del festival, scegliendo la formula collaudata formata da musica più letteratura. Dopo un anno a quella stessa formula è stata aggiunta l'arte, ottenendo come risultato quello di dilatare nello spazio e nel tempo gli effetti del River fest. Così, già prima della serata del festival, l'intero paese ha potuto respirare il fermento tipico delle collaborazioni culturali in azione e, cosa forse più importante, ha potuto conservarne il ricordo visivo anche dopo.

Il sette agosto le piccole vie di Fordongianus sono state invase dai colori e dai personaggi bizzarri di DEM, dalle visioni oniriche di Tellas e dagli animali antropomorfi di Erailcane. E il meraviglioso delirio di questi pittori di sogni ha coinvolto anche lo scultore Roberto Cireddu (presente a Fordongianus per la manifestazione nazionale dedicata alle sculture su pietra trachite), che ha contribuito all'invasione del paese con le sue opere. Così un asino con occhiali e grembiule ha iniziato a calpestare un mucchio di libri rossi, su una casa sono cresciuti rami e piccoli uccelli neri e colorati, mentre ad un'altra è spuntato un occhio e, contemporaneamente, si è trasformata in gabbia per uno strano cane dallo sguardo doppio. Durante la serata, poi, sull'enorme parete opposta al fiume, si è materializzato l'incontro fra un gatto azzurro dal viso umano e un essere fantastico mezzo pecora e mezzo pesce, frutto della vicinanza fra il pascoli sardi e le acque del fiume.



(Ericaeilcane e Dem)

Nella zona del parco, con l'erba e i giochi per i bimbi, sono iniziati i reading. C'è stata la performance di Flavio Soriga – autore sardo trentacinquenne, nonché vincitore di importanti premi letterari nazionali fin dalle sue prime opere – accompagnato dalla chitarra di Luigi Zoccheddu e dalle tastiere di Giovanni Marceddu. La luce ancora chiara di fine pomeriggio ha poi assunto le tinte fosche del noir con le parole del cagliaritano d'adozione Massimo Carlotto, che, dopo aver dato corpo al suo personaggio più noto, "l'Alligatore", assieme al collettivo Sabot – Auriemma, Pulixi, Troffa e Ledda – ha presentato gli intrighi e le storie di perdizione tratte da una quotidianità ben più oscura della finzione letteraria. C'era inoltre Andrea Alessandro Di Carlo, l'autore de "La rabbia", racconto di qualche anno fa che aveva rappresentato un esperimento di felice commistione fra parola e disegno.

Il pubblico piuttosto vario del parco, composto da ragazzi, famiglie e qualche persona anziana del paese, ha potuto assistere anche a tre bei concerti d'atmosfera suonati in una cornice di alberi e altalene. Dopo il finger picking del bolognese Gone Fishing e il personalissimo folk di Bob Corn, forse troppo delicati per il fermento dei banchetti e della gente che continuava ad arrivare, è stata la volta dei Comaneci, presenti con la nuova formazione a due. La voce incantevole di Francesca, con un timbro davvero vicino a quello di Chan Marshall, è riuscita a catturare l'attenzione dei presenti e, assieme alla chitarra di Glauco Salvo, ha rappresentato uno dei momenti più intensi del River Fest.


(Comaneci)



(Red Worms' Farms)

Dopo il festival si è trasferito nello spazio sopraelevato alle spalle del parco. Lì un pubblico molto più omogeneo, oltre ad accalcarsi davanti al banchetto dell'area ristoro, si preparava ai suoni più forti che a breve avrebbero animato il palco. Purtroppo l'attesa non è stata ripagata nel modo dovuto. Perlomeno all'inizio. Ad esordire sono stati i Mouth, un duo electro dalle velleità danzerecce, che in quel contesto ha riempito in malo modo il proprio spazio. Successivamente è arrivato il turno dei giovanissimi Leggins. Il trio ha sparato bombe alla Arctic Monkeys e ha catalizzato l'attenzione nonostante non fossero così conosciuti da queste parti. Subito dopo è stata la volta dei Red Worms' Farm, il gruppo di maggior richiamo del festival. I tre veneti hanno suonato selvaggiamente i loro strumenti, fregandosene delle pose e delle buone maniere. Hanno riproposto canzoni del vecchio repertorio assieme a qualche pezzo del nuovo Ep, che anticipa l'album di prossima uscita. Con un cane di coccio a fare il quarto verme e un batterista talmente accaldato da emettere una nuvola di vapore – tale da dare l'illusione di avere di fronte un super eroe prossimo all'esplosione – i tre hanno dato una lezione di musica tutta nervi suonata come si deve. Per finire i Flying Sebadas. Fra l'attesa dei presenti i quattro hanno conquistato il palco e, da star locali quali sono, hanno iniziato a suonare. Con l'alternarsi delle voci di Alberto e Mirco fra un brano e l'altro, l'insieme di coretti pop e scanzonati e i rapidi cambiamenti di ritmo, i pezzi si sono succeduti in un crescendo di entusiasmo e divertimento. In mezzo ad un pubblico entusiasta, ben propenso a ballare e a canticchiare, l'impressione era quella di essere presenti a qualcosa di bello e importante. Perché è così: i Flying Sebadas sono un signor gruppo, di quelli da vedere assolutamente dal vivo.





Proprio fra le loro note la mia serata è giunta al termine. E nel viaggio danzante verso le macchine, con in mente tutti i bei momenti appena trascorsi e lo strano essere mezzo pesce-mezzo pecora a vegliare sulle tende sparse sulla riva del fiume, mi ritrovo a sperare che di serate come queste ce ne siano ancora tante qui, a due passi da casa mia.



Pagine: Red Worms' Farm Comaneci Bob Corn Flying Sebadas New Ivory

Commenti (1)

  • Pogo Seduto Records 28/09/2010 ore 16:39 @pogosedutorecords

    Bella recensione!
    E gran bel festival!

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