Per Grazia Ricevuta (PGR) - Roccko's Fest - Asti Live report, 04/09/2005

06/11/2005 di



Si respira un'atmosfera particolare al Parco del Lungotanaro, fin dal check sound: una mezz'ora tiratissima e 50 sigarette in tre. Polvere e ghiaia, forse lo scenario migliore per loro, distanti anni luce dalle atmosfere pseudo-ambient dello scorso tour. Carichi come i cannoni tirano fuori bordate di puro rock in grande stile per due ore filate con, alle ali del palco, le loro immagini prese e manipolate sapientemente su tre schermi attraverso la maestria ed i plug-in dei Vj della cricca dell'Associazione Concentrica, promotrice di questo Roccko's Fest che sta prendendo sempre più piede come una fra le poche manifestazioni che creano un intelligente e stabile ponte fra rock ed elettronica.

Marok disegna linee armoniche e trita le corde del suo assurdo e vecchio basso, tanto da svalvolare i 4 pick-up montati e da riempire di mazzate Cristiano dalla Monica, facendogli tremare i suoi ammenniccoli; il batterista Pinuccio Gulli sembra un indiano scappato dalla tribù apache, e ci mette una verve manco fosse inseguito da Buffalo Bill. Giorgio Canali sembra colto da una seconda giovinezza: ruvido come non mai, agile e partecipante, svisante e mai melodico. E poi lui, Giovanni Lindo Ferretti, coi suoi pollici infilati nella cintura, le braccia conserte o dimenate (ad accompagnare le danze di Chiara Bagni), emblema del punk-intellettuale: mezzo secolo di montagna, di azioni, di pensiero. Una faccia da succhiamele dalla quale esce una voce profonda, narrante, lamentosa. Una boccata d’aria per calmare l’affanno e la stanchezza che trascina questo momento, perché onestamente ci si sente colmi di rabbia e senza naturale ottimismo. Respirare a polmoni pieni l’atmosfera del concerto fa bene: è salute vera, ossigeno per fiamme ardenti, bisognose e più che mai calorose. Loro di fuoco che brucia ne hanno da vendere; e meno male ci viene da pensare. D'altronde “D’anime e d’animali” è una dimostrazione di forza antica come l’umanità o forse ancor di più.

L’esibizione è colma di genuinità: ci fa ricordare costantemente di essere radicati al terreno, ma con lo sguardo rivolto al Cielo, di lasciar perdere il progresso se fine a se stesso, di onorare i nostri vecchi e che, per far nascer qualcuno, da sempre e in ogni angolo di universo bisogna scopare. “Il passato è passato…” ricordarlo è piacevole come insegnano “Narkos” e “Tu menti”; il passato è storia, memoria, rituali preghiere e danze, ed è evocato con un linguaggio attuale, oseremo dire moderno. L'amore però vien fuori poco, tranne in "Io e te s'ostina"e in "Cavalli e cavalle". Viene anche evocato lo spettro occidentale vittima del fondamentalismo laico e cattolico che porterà Cesare a morire vittima del terrorismo eroico. “La montagna sacra” di Jodorowsky ci ricorda che le cose sono sempre le stesse, ma la forza per mantenere un equilibrio bisogna tirarla fuori ad ogni costo, del resto, perdonate l’ovvietà e la rima ma c’è bisogno di qualità in quantità.

Ho avuto ciò che mi spetta, e chi non c'era non c'era.



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