Rockit nelle Valli… lo sbarco annunciato

11/06/2002 di Luca 'Retra' Zoccheddu



Ci sono dei festival in Italia che meriterebbero la palma d’oro per l’organizzazione, pur con i loro limiti, con le loro difficoltà ma che, a dispetto della scarsità monetaria con cui vengono organizzati, e ammirando la qualità della proposta musicale, non possono che essere un punto di riferimento. Uno di questi è quello di San Martino Spino di Mirandola, badate bene, non confondete con san Martino SS che si trova nella stessa zona (ma chi ha dato i nomi in quella zona………?), organizzato dall’associazione Fooltribe che porta nel bel mezzo della quiete padana un sussulto di musica indipendente.

Ma veniamo a noi… ….ovviamente Rockit, con amici vari, non poteva mancare e, come buona barzelletta che si rispetti, un sardo (il sottoscritto) due romani, una …(come minchia si chiamano le abitanti di Chieti?) ed un albino si son recati a Modena a incontrare un modenese e due milanesi (quanta gente che non ha niente da fare…) quale punto di lancio per l’avventura Musica nelle Valli 2002.

Appuntamento ore 08.20 presso l’aeroporto di Fiumicino… ma come ogni appuntamento che si rispetti è stato prorogato alle 09.00 abbondanti. Dalla macchina del capo comitiva Stefano Acty Rocco, nel carico valigie (ah…, questi critici musicali che non hanno mai fatto esperienza di carico strumenti nel furgone, quante cose avrebbero da imparare..) saltavano fuori le cose + disparate: palloni da calcio, borse in cui si fantasticava della presenza di inesistenti vini e quadri: ebbene si, le maggiori difficoltà le abbiamo incontrate proprio nel carico quadri del nostro Artista Gigio.

Arrivati dopo un lungo viaggio in quel di Modena e, dopo aver opportunamente derubato la dispensa e le provviste di circa un mese del povero collaboratore Teo Remitti si è presa la direzione del festival.

L’area del concerto era veramente ben attrezzata, palco e zona-palco intelligentemente al coperto così come le aree ristoro e il piccolo stand destinato al Commercio Equo-Solidale e alle etichette con il loro merchandising.

Veniamo alle parti succulente: Zen Circuì … batteria-basso irresistibili con implosioni ritmiche trascinanti: una bella sorpresa! Peccato per i problemi di resa sonora, ma a questo riguardo, visto l’alto numero di musicisti che calcano il palco durante un festival, non si possono pretendere dei miracoli. Salgono sul palco le Motorama: sinceramente lasciano il sottoscritto alquanto perplesso, non trovo particolare originalità e nemmeno particolare gradibilità: l’originalità è che son donne? (mi sembra opinabile…)
Sul palco Bugo: si può dire quel che si vuole su Bugo ma il personaggio dal vivo è una esperienza da vivere, soprattutto dopo che la masnada Rockit ha ravvivato con del sardo mirto la propria permanenza al festival. Dal palco trasmette le stesse sensazioni che giungono dal disco, in maniera amplificata… mi dicono che questa probabilmente non è stata la sua migliore performance ma sinceramente la cosa che più mi è piaciuta è la semplicità con cui riesce a proporsi, sempre e comunque…
E’ arrivato il turno dei Redworm’s Farm: grandiosi, mi ricordano un’altra band sottovalutata del nostro patrimonio sotterraneo: i Three Second Kiss. Il loro è un live senza sbavature, alle incursioni di chitarre taglienti, sincopate, si affianca una batteria dominante. Unica pecca forse l’eccessiva durata del loro live: sono del parere che le belle cose vadano gustate in piccole dosi, ma questa è una mia deformazione, lo riconosco!!

Riponevo grandi aspettative sul live dei Lo-Fi Sucks: il loro disco Temporary burn out è veramente bello, fuori dalla norma, azzeccato. Già dal mini soundcheck prima della loro esibizione si avverte che c’è qualche problema sulla resa sonora della componente elettronica del gruppo: anche il live in definitiva soffre di questi intoppi ed è un peccato che le emozioni che si provano nell’ascolto del disco non riescano completamente ad essere trasportate nell’esibizione dal vivo. Il loro è sicuramente un live di alto livello, ma forse ci si aspettava di più.

I Perturbazione sono una conferma, non molto da aggiungere: ottimo disco, ottimo live. L’esperienza conta e si sente…
Nella giornata di domenica l’allegra masnada decide che forse è il caso stavolta di arrivare in perfetto orario nell’area del festival, visto che, come avrete notato, il giorno prima c’era stato un immane ritardo. Il calendario concerti prevede dei picchi qualitativi notevoli, almeno nelle nostre attese: tra gli altri Sprinzi, Jennifer Gentle, A Short Apnea e Zu
Cominciano la serata sonica i Black Candies: bravi, tutto sommato interessanti ma in definitiva sanza infamia e sanza lode.

I Deep End rispettano in pieno i canoni del gruppo post-rock per le persone a cui piacciono le catalogazioni: la strada è quella giusta, con qualche aggiustatina sentiremo ancora parlare parecchio di loro. Gli Sprinzi confermano in pieno le aspettative… peccato che rimangano un gruppo terribilmente di nicchia (produttori dove siete?). Il sotto palco si riempe, la gente si avvicina sempre più….sul palco devonpo salire i Jennifer Gentle: questo gruppo, come si nota subito, ha già un notevole seguito ed il loro live è di quelli che ti rimangono impressi. La strumentazione vintage disegna trame sonore che ti trascinano anche involontariamente a vivere il mondo Jennifer Gentle; trascinanti, capaci, estremamente coinvolgenti…in definitiva: bravi!

Carino vedere Xabier che mangia seduto su un prato prima di salire sul palco: forse ci eravamo un po’ troppo abituati a vederlo protetto da un muro di “uomini security” per non sorridere nel vederlo tranquillamente disteso per terra in un festival della bassa padana: forse lì c’è stato il punto di rottura con il mondo Afterhours e sentendo gli A Short Apnea dal vivo, con Xabier in full immersion con loro, non possiamo che non rimpiangere questa decisione…A Short Apnea: ostici ma suadenti, irregolari ma stupefacenti…indiscutibili!

Per gli Zu in definitiva vale lo stesso discorso fatto per gli A Short Apnea: non è solito ascoltare un’esibizione di questo calibro, son stati perfetti, tecnicamente dei mostri, in dosi non eccessive sono uno spettacolo irrinunciabile!

Purtroppo esigenze di pernottamento non ci hanno permesso di sentire una sola nota di Thalia Zedek, quindi il mio commento pseudo-critico si interrompe qui.

La conclusione della rece non spetta alla descrizione delle prodi gesta della masnada Rockit (meglio, ve l’assicuro!) ma unicamente ad una considerazione di merito: la qualità dell’”offerta live” è stata indubbiamente alta. Quindi, anche con il rischio di diventare estremanente repititivo, non posso che continuare ad elogiare il “produttivo sbattimento” dei ragazzi della Fooltribe.

Ah… il migliore della Fooltribe è il nostro mito Ugo: il cartoccio di Ugo è una delle irrinunciabili attrattive turistico-gastronomiche di quest’angolo vivo di pianura padana. : )



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