Live Report: Moltheni al Rolling Stone - Milano Live report, 18/10/2008

28/10/2008 di

(Foto di Veronica Mariani)

Per la prima data del suo tour Moltheni ha aperto il concerto dei Calexico. Gli è toccato iniziare prestissimo e condensare in poco tempo molte canzoni: qualche estratto dall'ultimo "I Segreti Del Corallo" e altri brani vecchi. E' stato un breve momento acustico. Dolce, poetico e a tratti psichedelico. Claudia Selmi racconta.



Si dà il caso che l'ultima volta che ho visto Moltheni in concerto fosse proprio qui al Rolling Stone, praticamente un anno fa, era la Notte della Tempesta. Quest'anno è il 18 ottobre, a Milano sembra il primo giorno d'inverno, e il contesto è completamente diverso: Moltheni presenzia per aprire l'unica data in Italia dei Calexico - che per l'occasione si esibiscono durante il bis con Vinicio Capossela, che canta la bellissima "Polpo d'Amor". Per questioni di dialettica concerto-discoteca propria del locale, Moltheni è costretto a iniziare alle 20.30, un orario inconsulto e da cena in gola. Ma non importa, il pubblico è già folto, e Moltheni riempe da subito di vibrazioni lo spazio da arena-show del Rolling Stone, crea uno stato di tensione emotiva dai toni fondi, come scosse prolungate e vibrazioni che finiscono dentro la testa ad incrociarsi dietro le orecchie. L'attenzione è molta. Ad ottenebrare la performance vi è innanzitutto la scelta dei pezzi, ovvero i più cupi e densi possibili, tanti dall'ep dell'anno scorso "Io non sono come te", ancora poco del nuovo album "I segreti del corallo". Inoltre il set è acustico, e contribuisce ulteriormente all'intensificazione del concerto: Pietro Canali sulla sinistra al Wurlitzer, Alessandro Fioroni (dei Colore Perfetto) all'elettrica e Moltheni in piedi con acustica e microfono. Tra i lunghi capelli un fiore. La voce che frena e si apre, vibra con calma tesa e arresta nuovamente le parole, origina come degli enjambement, frasi non concluse, che mi tengono col fiato sospeso fino alla fine dei versi, respiro quando respira lui, trattengo l'angoscia finché non ho il permesso di liberarla. Canzoni lente, dilatate, desertiche, tra le quali spicca "Tu". Rarefazione. Moltheni trasporta con la sua voce e le sue parole verso ricordi lontani, polaroid di minimalismo bucolico e donne romantiche di anni trascorsi. Uno splendore lirico che non delude mai. Se l'avessi incontrato gli avrei chiesto se è cambiato qualcosa dall'anno scorso, se il freddo alimenta il fuoco o lo spegne, se a Milano gli mancano le orchidee, se le pareti delle strade sembrano anche a lui neutre come pareti di montagna, se il corallo gli ricorda, come a Capossela, uno di quei locali anni 60 dai nomi esotici e l'insegna verde acqua, e altre cose sulla natura sulla polvere e sui cambiamenti. Credo che potrebbe anche rispondermi, d'altra parte una certa dose di psichedelia - seppur come forma poetica - non gli è estranea. Umberto Giardini, in arte Moltheni forse ancora per poco, ringrazia il pubblico per gli applausi e alza l'acustica in cielo, sorridendo, poi lascia il palco ai Calexico. A presto, a far "viaggiare la memoria in prima classe".



Commenti (1)

  • iggy 27/11/2008 ore 22:15 @iggy

    per fortuna che poi c'eran i calexico..

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