Ufomammut - Sabato 22 aprile: Roadburn

23/05/2006

(Ciccio in stoner-posa)



La prima cosa di cui ci accorgiamo appena svegli è la situazione da Ospedale in cui ci troviamo: Poia è stato assalito nella notte da una secchiata di virus del tanto temuto raffreddore e non riesce nemmeno a respirare, mentre Vita è praticamente paralizzato nel letto con un mal di schiena folgorante... prima tappa della giornata la Farmacia, non così esaltante come ci si aspettava, per l'acquisto di cerottoni antidolorifici da applicare in enormi quantità sulla schiena di Vita che, nel frattempo, è ridotto a “Totem” al centro del soggiorno di Benny e Sara.

Il Ducatone ha avuto i suoi primi effetti. Urlo accusa una “frattura velata” alle chiappe, Lu è in stato catatonico aggrappata al cuscino e non c'è verso di riuscire a svegliare Simo che è ad un passo dalla morte per allergia da peluria del gatto (Mono e Melvin, i due felini di casa Benny e Sara hanno trascorso la nottata nel suo letto...).

Dopo le prime cure e tentativi di riabilitazione di Vita, dopo una colazione-pranzo interminabile, si parte, finalmente, per il Roadburn.

La meta è lo 013 di Tilburg, enorme locale sviluppato su più piani con tre sale concerto.

Siamo lì per le 13 e montiamo la mostra di Malleus, scarichiamo la nostra strumentazione e il nostro stand merchandise in attesa che si facciano le 21, siamo uno degli ultimi gruppi a suonare, una delle attrazioni e la cosa, oltre ad onorarci, ci devasta anche fisicamente e aumenta il senso di oppressione ai visceri, stile esame di maturità imminente...

Lu deve vedersela con un collettivo di pazzoidi tedeschi, odiosi ed impertinenti che hanno montato decine di proiettori per diapositive collegate ad un mixer video attaccato ad un impressionante macchina spara calore, totalmente ignari dell'avvento dei computer, proprio sul palco da dove lei dovrebbe lavorare alle proiezioni per la band. Riuscire a comunicare con questi simpatici sbruffoni è come depilare un gorilla con una pinzetta, non capiscono nulla, non si spostano e osservano il laptop di Lu come se fossero alieni. Alla fine si trova lo spazio per tutti, anche se i due crucchi meriterebbero la distruzione totale dei loro macchinari per la loro simpatia.

Le porte aprono e la gente comincia ad affluire, ci accorgiamo subito che l'ossigeno sarà presto terminato e non esiste nessun Sirchia in Olanda che possa far qualcosa... il fumo ed il caldo raggiungono subito livelli elevatissimi, la gente si accalca e il Roadburn ha ufficialmente inizio.

Tre sale, una enorme in cui aprono gli Spacehead (gruppo capitanato da un abominevole essere in bermuda e pettinatura agghiacciante con pelata e pigne rasta appese dietro la testa, fisico da gallina e musica tipo Ozric, insomma, mai sentiti, fortunatamente, in vita nostra). Nella stanza di mezzo (non la Terra...) cominciano i Witchcraft, ovvero la morte della fantasia, una sequenza di riff triti e ritriti che Tony Iommi scriveva nei momenti peggiori della sua vita. Nella Bat Cave (così chiamata perchè abbastanza piccola) comincia un gruppo svedese, AbramisBrama.

Da lì in avanti, con poche eccezioni, sarà un continuo rigirarsi dello stesso riff e degli stessi pezzi, tutti eseguiti con lo stesso suono e l'attesa fino alle 21 diverrà interminabile.

Nel pomeriggio, le uniche cose in grado di distoglierci dal fumo e dal caldo saranno una rissa all'esterno del locale vista da Simo mentre andava a prendere dei cd nel furgone, in cui due rapper massacravano un ragazzino (Mondo Marcio dov'eri?), i Leaf Hound, i Solace e gli Heads.

Si incontrano un sacco di persone, da Chris della Rocket Recordings (etichetta con cui abbiamo diviso l'uscita del nuovo disco e con cui cominciamo da subito a ridere e scherzare, ci siamo subito simpatici ed è una gran cosa), a Walter (organizzatore del festival che con gli occhi pallati vaga disperato per i locali controllando che tutto sia ok e lamentandosi di continuo come un boy scout a cui è rimasta in pugno la mano della vecchietta a cui stava facendo attraversare la strada prima che venisse investita da un rullo compressore impazzito...), da Rocksanne (titolare di una radio web, che si innamora a prima vista di Urlo e cerca subito di rivelarglielo con una sequela di complimenti infondati che culminano con “sei un bellissimo ragazzo, italiano” ed il tentativo di fuga attraverso i condotti di aereazione da parte del nostro eroe...), a bands e addetti ai lavori, fino a incontrare, pure qui, il mitico Cerati.

Vita inizia a sentirsi meglio, (il cerottone funziona), Poia respira (probabilmente il miscuglio di umidità, calore e fumo è tale che ha ucciso tutti i virus presenti nel suo organismo), Urlo è assalito dagli individui più strani, dal finlandese che gli mostra il tatuaggio sulla spalla della copertina dell'ultimo disco all'ubriacone tedesco che non spiaccica una parola in inglese e continua a discorrere senza fine...

Arriva la cena, precisa come in Ospedale, alle 17,30.

Si mangia a turni, la gente si accalca davanti al nostro banchetto, moltissimi dicono di essere lì solo per noi e la tensione cresce sempre più, il feeling con il wc si fa sempre più forte e il tempo scorre veloce fino all'esibizione degli Heads che anticipa il nostro show.

Mentre ci scaldiamo nel backstage, ripassiamo la scaletta e ci diamo le ultime dritte, cerchiamo di rilassarci il più possibile e di non pensare che l'occasione del Roadburn è notevole, soprattutto per una band italiana che deve suonare con mostri stranieri quali Hawkwind, Solace, Brant Bjork, the Heads e tanti altri che, solo per il fatto di essere stranieri, a volte sono sopravvalutati. Ma in Olanda siamo anche noi stranieri e quindi, a differenza che in Italia, partiamo col piede giusto...

Arriva il nostro momento.

Si corre verso la BatCave, l'equipe del Roadburn ci porta la strumentazione, buttiamo i Green e l'effettistica sul palco e sistemiamo tutto. Il tempo per il soundcheck è poco, poi un'ora di concerto. La gente si accalca e rumoreggia, il calore è pazzesco, l'emozione trasuda da ogni poro.

Batteria, basso, synth e voce, quindi chitarra ed effetti, il soundcheck è quasi finito, ci sono rientri nelle spie, sul palco si capisce poco ma è meglio cominciare, il pubblico scalpita, Urlo comunica con Simo chiamandolo CICCIO, parola italiana incomprensibile che evidentemente suscita ilarità: da lì a poco tutti osanneranno Ciccio...

Apre il fuoco dietro il palco, le proiezioni di Malleus danno il via al concerto. Sale il suono del Moog ad aprire “Stardog”, uno dei 2 nuovi pezzi che la band suonerà nella serata. Il pubblico impazzisce, mani sollevate, Ufomammut ha iniziato e tutto vibra, trema sotto la potenza delle prime note. Sul palco è l'inferno, dopo i primi tre pezzi non si capisce più nulla e i feedback nelle spie sono sempre più esagerati ed incontrollabili. Urlo chiede a Simo-Ciccio di chiudere i monitors. Il volume all'esterno è pazzesco, tutto è avvolto dal magma visivo-sonoro di Ufomammut, dopo “Hopscotch” e “Lips” arriva “Nero”, un altro pezzo inedito. Ed è veramente lì che la gente diventa parte della band, la trasmissione di emozioni è reciproca, tutto è immensamente una sola cosa, un solo suono, tutto è un vortice che si muove a spirale all'interno della Bat-cave.

Ancora “Blind”, “God” e “Lucifer Song” e il concerto finisce. La band ed il pubblico sono stremati, come se avessero fatto l'amore per un'ora, si guardano e si carezzano sulle vibrazioni finali del Moog Taurus che spegne il tutto, applausi ed urla, ufomammut ufomammut, la sala si svuota e la gente cerca di trovare ossigeno, la band smonta il palco e torna nel backstage con il cuore colmo di emozione. Il silenzio che avvolge ora l'ambiente è strano, l'esperienza è stata decisamente devastante, sia per noi che per loro, l'adrenalina è un fiume che scorre nelle nostre vene e ci metterà parecchio a calmarsi.

Mentre cominciano i Colour Haze, ci riposiamo e comincia ad affluire gente al merchandise per stringerci e riempirci di complimenti. La cosa è splendida. Fino a quando non torna, più ubriaco che mai, il finlandese tatuato con la copertina del nostro “Lucifer Songs”. Attacca bottone con Vita e, a rallentatore, lo bombarda di cazzate. Il nostro batterista preferito sorride generoso nella speranza che un terremoto possa interrompere fortuitamente la discussione che diventa sempre più dilatata e lontana da ogni umana possibilità di concezione... quindi è la volta di Urlo che, arrivato per salvare Vita, viene letteralmente rapito dal fan che, forse un po' troppo sinceramente, dimostra di non aver apprezzato l'eccessivo volume del Live e di volersi strappare via il braccio. I tentativi di eclissare la discussione e fuggire in Svizzera divengono sempre più numerosi fino a quando il giovane vichingo non decide di andarsene.

Il banchetto della band è circondato da giganti infoiati che come mitragliatori sparano ovazioni una dopo l'altra. Passa anche Andrea Mammasantissima, l'unico italiano che si fa sotto dopo il concerto per dichiararsi fiero di noi. Piacerone, lacrimone e, mentre gli Hawkwind chiudono la serata, la band si prepara a tornare a casa.

La schiena di Vita, miracolosamente o forse grazie al potere dei cerottoni, sembra essere a posto, così Poia e i problemi di tutti.

Il nervosismo a volte gioca brutti scherzi :-)
Caricato il furgone si riparte verso Lovanio, la strada è abbastanza breve, si dormicchia mentre Poia e Urlo se la ridono a ripensare ai vari personaggi assurdi capitati durante la serata, sui sedili anteriori.

Il Roadburn è finito, domani ci aspettano i Boris, poi le tappe in Inghilterra, le più dure certamente.

Abbiamo incontrato un tipo di Londra, aveva una maglietta con Topolino con la sigaretta ed era esaltato per Ufomammut. Ci ha detto che l'Inghilterra è la prova della verità. Solo chi suona a Londra può capire quale sarà il suo futuro.

Speriamo...

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