Sabato+Domenica: applausi e no...

11/06/2002 di



The Zen Circus
In tanti dicono Violent Femmes. Non certo fuori luogo. Ma i toscani, rivisti un anno (e un album) dopo la folgorante apparizione ad Arezzo Wave 2001, non hanno perso per strada nemmeno un briciolo di intensità, e fanno dimenticare qualsiasi genere di riferimento limitativo o troppo preciso: basso spesso acustico, chitarra, mezza batteria e tre voci, in un trionfo di energia sbilenca, urletti, sudore e vitalità. Di nuovo si rischia seriamente (e i dubbi sono legati ai meriti di altri, non certo a limiti o difetti intrinseci...), di indicarli come perla in un festival caratterizzato da un livello medio piuttosto elevato. Indipendentemente da chi sia il destinatario della palma d'oro, lunga vita ai tre folk punk rockers.

Bugo
Sconnesso, confusionario, dispersivo, Bugo.

La performance non è forse particolarmente ispirata, con esiti al di sotto delle (elevatissime) attese di tanti, e qualche eccesso risulta un po' forzato, quasi fastidioso (la 'necessità' di "essere (/fare) Bugo"?), mentre in altri passaggi la resa è indubbiamente buona. Restano da ricordare in particolare gli episodi rappati (acty metti tra le parentesi un pajo di titoli, grazie...), graditi frammenti danzerecci in un finesettimana di dominio delle chitarre, qualche buona, malinconica ideea proposta con il solo accompagnamento della chitarra (de nuevo tu, acty...) e il coro di molti su (dai acty, che questa e' l'ultima volta che ti disturbo). In attesa del tour 2005 negli stadi di tutta Italia (...logica conseguenza del contratto Universal, tanto quanto le polemiche della primavera 2003 sullo sputtanamento major dell'Artista Bugo?), un live con buoni episodi ma ben lontano dalla lode.

Redworm's farm
Bravi. Indubbio.

Tecnica e buone ideee a sostenersi a vicenda, impatto innegabile, energia ben indirizzata, pubblico folto non solo perché le secchiate di acqua fossilizzano le varie componenti della fauna delle Valli nel luogo in cui erano quando il diluvio è iniziato, inchiodando chi stava mangiando al bancone della cucina, chi stava bevendo alla tettoja del bar, chi era andato a prendere qualcosa in tenda o in macchina e chi stazionava sotto il tendone principale ad ascoltare i veneti. Inizio interessante poi, dal quarto pezzo in avanti, il muro di suono dei RWF evidenzia una preoccupante assenza di soluzioni alternative, con il gruppo impegnato ad insistere sulla monolitica reiterazione di schemi che, anche se ben gestiti, non riescono ad evitare una crescente sensazione di noja. Indubbia.

Peccato.

Lo-fi sucks!
I Lo-fi sucks! salgono sul palco dopo una lunga pausa, unico break esteso nella successione - del resto indubbiamente serrata - dei gruppi nella tre giorni. Non piove più, e dopo gli assalti dei Redworm's farm non è facile riprendere le fila della serata; non aiutano suoni a volte impastati ed a tratti un po' disarticolati, che non rendono piena giustizia a quanto inciso sul recente (ed acclamato) "Temporary burn-out": ne esce un concerto irrisolto, che solo in alcuni radi episodi risulta suggestivo. Da rivedere in altra occasione.

Black Candy
Due signorine con chitarra e basso a tracolla e basette sulle guance, una seconda chitarrista altrettanto imbasettata e con la presenza scenica di un manichino, un batterista rotondo che sembra uscito da un fumetto: "le Black Candy" (il riferimento rigorosamente al femminile è una citazione rubata alla vocalist) si collocano (con una certa tranquillità?) sul labile confine tra il naif accattivante e l'inettitudine strumentale, tra l'approccio sinceramente punk e l'inevitabile sterile adagiarsi su luoghi comuni canonizzati. La cover di (/tributo a) le (...) Demolition Dolls Rods vale più di mille parole. Il pubblico, corposo soprattutto in considerazione dell'orario, apprezza senza mezzi termini: nulla da eccepire, tanto quanto nel caso dell'impietosa rece di chi si concede un approccio da spettatore appena disincantato.

A Short Apnea
Granitici.

Fuori da qualsiasi classificazione, inspiegabilmente credibili anche nei passaggi più ostici, i tre macinano suoni con la consueta piena (auto-) convinzione. Meno 'complicati' ed articolati di quanto visto in altre occasioni, con un'esibizione più chitarristica che guadagna in (relativa…) fruibilità ad immediatezza, e freschi di nuove uscite (i due e.p. "An indigo ballad" e "Five greeny stages"), ad irrobustire una discografia ormai corposa, gli A Short Apnea si riconfermano efficaci, interessanti, significativi. Il live di Musica nella Valli, impreziosito da un pubblico attento, ribadisce ancora una volta la validità del progetto. Ammesso che ce ne fosse ancora un qualche vago bisogno.

Zu
Basterebbe essere in grado di trovare le parole per abbozzare un racconto anche approssimato per ritenersi 'cronisti' in pace con la propria coscienza. Invece sono occhi spalancati, in un misto di incredulità, stupore, ammirazione scomposta e non quantificabile, davanti a note tanto nervose quanto insospettabilmente fluide, stacchi precisi, tecnica spaventosa ed affiatamento da antologia. Jacopo, dietro ai tamburi, è semplicemente impressionante, e Massimo e Luca sono degnissimi compagni di viaggio: persa la tromba di Roy Paci l'hardcore jazz del trio risulta estremizzato ma sempre convincente, senza lasciare spazio a rimpianti per la formazione dell'esordio "Bromio". Applausi meritatissimi, inevitabile invidia metabolizzata più o meno positivamente da parte di qualche spettatore musicista, segnalazione particolare per il pezzo eseguito con gli A.S.A., e davvero tanti complimenti.



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