Max Gazzè - Sala A (Via Asiago) - Roma - Radio 1 - Roma Live report, 20/05/2004

07/06/2004 di



Dicevamo: è un semplice. Attributo che molti sarebbero portati - erroneamente - ad applicare anche alla sua musica. Che è invece frutto di un disegno piuttosto trasversale e distorto, ma in fondo spontaneo (che è altra cosa dalla semplicità). Prove generali del nuovo tour, per il capellone accompagnato dai Peng, il suo gruppo, in cui figurano musicisti di tutto rispetto quali Emanuele Brignola (basso) e Piero Monterisi (batteria). Anteprima da gustarsi, dunque. Piena zeppa di roba tratta dal suo ultimo lavoro, “Un giorno”, che tutti si ostinano a definire più ‘elettrico’ del solito ma che a noi, per la verità, pare il proseguio di un felice discorso che l’artista romano porta avanti ormai da qualche anno, col suo electro-pop vintage dai testi sempre sul filo del paradosso grazie all’ampio ricorso a calembour vari ed artifici linguistico-retorici di un certo rilievo (opera del fratello Francesco, come ormai tutti ben sanno). Buona musica, in sostanza, capace di tirar fuori ballate che più classiche e soffici non si può ed incisi - dovutamente confezionati - degni del miglior Battiato.

Da Rino Gaetano (sentitevi “Cara Valentina” poi mi riferite) allo stesso Battiato, la musica dell’artista romano è precisa sintesi di morbidezza e ricerca, scioltezza e dovizia. Non sono chiacchiere: purtroppo per i più rimane comunque e sempre quello del “Timido ubriaco” (ve la ricordate a Sanremo?), o di “Vento d’estate” (una canzone, un’etichetta: che sventura!). Ma c’è dell’altro, cioè tutto il resto, che è poi ciò che preserva il valore aggiunto della produzione di un artista. “I forzati dell’immagine”, “Pallida”, “La nostra vita nuova” e così via, tutti pezzi dell’ultimo lavoro, uno meglio dell’altro - perché sempre sul filo del ‘suo’ genere, che Gazzè s’è cucito addosso dopo aver preso dovutamente le misure - qualcuno, qui si che si può dire, segnato da sporadiche ma marcate derive elettriche, potenti, ‘innovative’ se viste nel suo contesto, nella sua ottica. Per il resto non si riprende molto dal passato, soprattutto i pezzi ‘etichetta’ di cui sopra.

Poco da dire: un artista ‘garanzia’, uno che non delude (chi lo apprezza, ovviamente), che è bassista - e quindi viva i due bassi on-stage -, che cerca di arrivare diretto e deciso al suo pubblico, ma senza usare scorciatoie (che il suo pubblico, d’altronde, boccerebbe nettamente). Vogliono il Gazzè menestrello, ironico, istrione, qualche volta rocchettaro, il più delle volte dedito al suo pop raffinato. Così può andare avanti all’infinito. Ma per ora va bene così.



Gazzè è un tipo semplice. Te ne convinci seguendo un radioshow, dove (quasi) tutti i trucchi scompaiono. Ci è capitato qualche giorno fa, in occasione della chiusura del lodevole ciclo di concerti trasmessi in diretta su RadioRaiUno.

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