Non c’è sfida più ardua. Sai che, probabilmente, non ti ricapiterà più un’occasione del genere. Eppure devi abbozzare. Perché troppi lo hanno fatto prima di te, non di rado a sproposito. E così, pur colmi di rammarico, non citeremo – mentre lo stiamo facendo – David Foster Wallace e il suo Una cosa divertente che non farò mai più. Per coloro che non lo sapessero – compresi probabilmente alcuni di quelli che negli anni hanno citato questo meraviglioso e un po’ abusato titolo – è una raccolta di saggi del geniale e tormentato autore americano, uscita nel 1997. Contiene al suo interno uno testo uscito inizialmente su Harper’s Magazine, in cui Foster Wallace racconta con il suo stile inconfondibile una settimana di crociera nei Caraibi.
Noi non eravamo a Grenada, di fronte a noi c’era la Riviera dei Fiori. Un posto che comunque ha il suo fascino, soprattutto in questo periodo dell’anno, quel lasso brevissimo di tempo in cui ti pregusti la primavera con il suo friccicore. E fa nulla se poi ricomincia a piovere e appena smette ci sono 82 gradi. Arriviamo a Sanremo venerdì nel primo pomeriggio da Milano. Dopo tutti questi anni ci domandiamo com’è possibile che non abbiano tirato una linea della metropolitana fin qua. Altro che Baggio...
È la serata dei duetti, chiamata a risollevare le sorti di un Festival che sta andando bene ma non benissimo, considerati gli ultimi anni di dominio dello share e di egemonia culturale. Il Festival del rinculo. Prima o poi doveva accadere. In città c’è il solito overbooking. Radio, brand, vip e meno vip, creature e creatori, cantanti in cerca di palcoscenici. Sono tutti qua per la “settimana santa” più profana che ci sia. Facciamo un giro di saluti in città, per dare un senso a quelle centinaia di domande “ci vediamo a Sanremo?” ricevute nell’ultimo mese. Poi è il momento di imbarcarsi per quella “cosa divertente”.
Guarderemo la quarta puntata di Sanremo 2026 a bordo della Costa Toscana, l’enorme nave da crociera attraccata al largo della città. Ci è arrivata in concomitanza con l’inizio del Festival partendo da Savona, dove il colosso delle crociere ha creato nel 2003 il suo hub italiano. È il quinto anno consecutivo che trascorre in queste acque la settimana del Festival, una partnership solida e che quest’anno ha alzato il tiro con un ospite davvero imponente. Ci arriviamo.
Una lancia (non delta: per quanto grande autovettura non è in grado di galleggiare) ci porta a destinazione assieme a un gruppetto di altre persone, sono quelle che nel corso della giornata si spostano dall’imbarcazione a Sanremo, per girare nel borgo cittadino e respirare ancora più da vicino l’atmosfera del Festival. Da Portosole, il molo da cui si parte, alla nave ci vogliono cinque minuti. Saliamo sulla Costa Toscana e capiamo presto che quella presente non è la solita fauna di una crociera, o per lo meno quella ci immaginiamo sia la fauna di una crociera. L’età media è abbastanza bassa. O meglio, ci sono parecchi ragazzi tra i 20 e i 30 anni, alcuni sono a coppie, ma la maggior parte sono in comitiva, gruppi di 5, 6, 8 persone. C’è una fascia mediana di età – di cui ahinoi facciamo parte – e poi qualche senior naturalmente. Loro sì, solitamente sono in coppia.
Ci immaginavamo – forse sbagliando – la crociera come un affare per gente dai 50 anni in su: il viaggio della vita, magari in occasione di un anniversario, per alcuni, un’abitudine vacanziera per altri (anche in questi giorni abbiamo sentito persone confrontarsi su quante crociere avessero fatto fino a quel momento). E poi – a differenza del personale, in buona parte straniero – la maggior parte dei presenti viene dall’Italia. “Ma questa è una crociera particolare, è la Crociera della Musica”, ci spiegano dallo staff di Costa, confermandoci che il target di questa particolare esperienza (una crociera da fermi, di fatto) non sia quello abituale di una crociera. E in effetti, al di là dell’esperienza di dormire al largo – nemmeno troppo, in questo caso – e di abitare, per qualche giorno, gli spazi di un gigante in mezzo al mare, questa settimana è molto diversa da quelle trascorse a zonzo per il Mediterraneo, nei Fiordi o nei Caraibi.

Da martedì, da quando Sanremo è iniziato, la Costa Toscana è ferma qua. E per andare a riva si usa la lancia con cui siamo giunti anche noi. C’è gente che scende e che sale, c’è chi non mette piede a terra per tutto il soggiorno e chi ogni giorno fa la spola con piazza Colombo. Noi ci prepariamo alla cena, che avverrà in uno dei numerosi ristoranti al ponte 7 (di 16) della nave. Siamo seduti a un bancone che corre tutto attorno alla cucina a vista, dove uno chef giapponese (apparentemente) cucina su una grande piastra gamberoni e verdure. Puzzare di fumo non è un grande problema su una nave, parrebbe. È un vero showman, si mette pure a cantare “I Love You Baby” tra uno spiedino di calamari e un riso saltato. Noi testiamo un’omurice, un’omelette giapponese stracolma di salsa barbecue con la dose proteica di un’ultramaratona nel deserto. Molto buona. Dopo è il momento di spostarci alla Poltrona Frau Arena. Sta per cominciare la diretta del Festival, che qui, naturalmente, si vede in tutte le sale e pure nei corridoi.
La notte dei duetti da anni è la più interessante della rassegna e quest’anno pure di più. Nel “piattume” generale delle canzoni in gara lo show delle cover spicca ancora di più. La gente davanti ai megaschermi pare divertirsi, apprezzando in particolar modo la performance di Sal Da Vinci (e te pareva…) e Ditonellapiaga con Tony Pitony. Alle 23.30 circa prendiamo l’ascensore e saliamo all’ultimo “piano”, dove c’è la piscina coperta della nave. Qui si esibirà Max Pezzali, il protagonista assoluto di queste giornate. È il quarto giorno della residency “MAX FOREVER – The Party Boat”, uno dei motivi per cui la gente ha deciso di passare questa settimana al largo di Sanremo.

Ogni sera infatti – in spot diversi della nave – Max ha dato vita a un piccolo show “a tema” per gli ospiti della barca. Una prima parte – un brano – andava in diretta tv su Rai Uno, il resto del set (una ventina di minuti circa) era solo per i presenti. Le prime serate avevano come tema Disco Night, Old West e Jolly Blue. Quella a cui assistiamo noi è dedicata a Happy Days, infatti c’è un sacco di gente con la giacca di pelle e ragazze con i gonnelloni larghi.
Max è accompagnato da batteria e chitarra, più dei synth alla bisogna. E dà subito la miccia al karaoke collettivo con l’inno per eccellenza del suo repertorio, Gli anni. Tutti cantano a bordo piscina (coperta per evitare incidenti) e in galleria. E non smettono nemmeno su “Peugeot”, Grazie mille e gli altri brani dell’esibizione. Una dimensione intima, e decisamente particolare, dove vedere un artista che fa gli stadi. Il pubblico apprezza. È tempo di tornare di sotto, mentre la nave manda messaggi alla terra grazie al suo Mesh LED, ossia gli messaggi luminosi che appaiono sulla fiancata della nave, commentando in tempo reale (e in maniera parecchio più voluminosa e molesta di un meme qualunque) ciò che accade al Festival con battute, reaction e giochi di parole. “SO’ DUETTI, LASCIO?”, il messaggio che appare stasera.
Tony Pitony e Ditonellapiaga trionfano, con merito. La gente apprezza qua come da casa. Finiamo il negroni ed è tempo di dormire (il mare, parecchio sotto di noi, si percepisce appena, solo in certi momenti del moto costante della nave). Domani la serata finale: all’Ariston ci saranno tutti gli artisti in gara. Qua Max Pezzali darà vita all’atto conclusivo della sua residency, questa volta a tema Love Boat. Ci saranno i pezzi d’amore, ci sarà – come potrebbe essere altrimenti? – Come mai. Chissà cosa direbbe Foster Wallace...
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L'articolo Sanremo 2026 visto da una gigantesca nave da crociera di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-03-04 16:30:00
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