L'errore più grande del Sanremo di Amadeus

Quarta maratona del Festival, una serata alla fine e una certezza: il direttore artistico non ama davvero la musica, altrimenti l'avrebbe trattata con più rispetto, contestualizzando i volti nuovi, dando spazio ai lavoratori dello spettacolo ed evitando di fare esibire gli artisti alle due di notte.

Achille Lauro sul palco dell'Ariston, foto di Andrea Bracaglia/Kikapress
Achille Lauro sul palco dell'Ariston, foto di Andrea Bracaglia/Kikapress

Alla fine della quarta maratona sanremese 2021, sono stato colto da una folgorazione damascata non troppo lontana da quella che convertì Saulo di Tarso in San Paolo. Solo che in questo bel passaggio biblico, il protagonista da persecutore dei cristiani diventa l'apostolo dei gentili dopo essere stato accecato da una luce bianca, mentre io seguo la mia luce nera, giusto per tributare subito quella gran canzone di Extraliscio e Davide Toffolo.

Bene: il direttore artistico del Festival di Sanremo, Amadeus, temo non ami la musica né gli artisti. Ama il varietà, il suo doppleganger Fiorello, sua moglie Giovanna, la RAI, ama essere lì in diretta di fronte a milioni di italiani per più minutaggio giornaliero possibile, ma della musica  potrebbe non importargliene granché. Pensate alla lista dei cantanti tra i Big, tirata su col misurino di precisione tipo laboratorio di Walter White: qualche nome che viene dall'indipendente, qualcuno che fa un sacco di visualizzazioni tra gli under 18, un po' di pop vero e proprio, una vecchia gloria. Una roba di precisione per andare a captare ogni tipo di pubblico, sulla carta.

Un gesto incredibilmente progressista per un uomo della tv di Stato che pensa di sconfiggere il patriarcato mettendosi una parrucca o facendo parlare di sacrifici a Barbara Palombelli (rilevato dall'antisismica un terremoto di bestemmie senza pari, durante quei minuti). Cioè: Ama ascolta La Rappresentante di Lista? Evidentemente no, altrimenti dopo 4 serate avrebbe capito che non è lo pseudonimo di Veronica ma una band. Ama è un italiano medio che ha colto delle opportunità, probabilmente sovrastimando la bolla di quella che su Spotify viene chiamata indie, o la fanbase di Fasma

Ma Ama è un uomo normale, esattamente in linea col pubblico di Sanremo, non c'è da biasimarlo. Non è colpa sua se in quattro giorni di Festival ha preferito intervistare sportivi e modelle prima di dedicare un solo minuto del suo tempo ai lavoratori dello spettacolo: a lui non interessano, così come non interessano all'italiano medio. Cioè, vuoi mettere far cantare Mihajlovic invece di spendere parte della sua serata per parlare con un povero cristo che un anno fa montava i palchi, faceva il fonico, il luciaio, lo stage manager, il tour manager il promoter, suonava e oggi invece fa il rider o il magazziniere, se gli è andata di culo? Che noia, che barba, l'Italia ringrazia. 

Così come non lo sfiora neanche lontanamente che, per un artista, una cosa sia suonare alle 21, altra sia farlo alle 2 di notte, fosse anche solo per la concentrazione e per la rilevanza mediatica. Come può rinunciare a una gag di un quarto d'ora verso l'una, di quelle prese in prestito da Pippo Franco al Bagaglino, fatta dal gigante dell'intrattenimento Fiorello? Come può pensare di non far esibire il maestro della trasgressione Achille Lauro per fare il suo best of travestito dai cattivi di Ken il Guerriero? Non esiste.  

Quando vi chiedete perché i vostri artisti preferiti sono bassi in classifica mentre Ermal Meta è in cima, con Arisa e Annalisa, Irama e Maneskin, domandatevi come siano stati introdotti i nuovi nomi al pubblico. Vi ricordate una minima contestualizzazione, una backstory in grado di facilitare la transizione del grande pubblico dal Sanremo da quello de Il Volo e di Gabbani a quello di Fulminacci o dei Coma Cose? Più prosaicamente: se un qualsiasi spettatore tipo mia madre, sul divano, vede passare in rassegna 5 volti sconosciuti con canzoni diverse da quelle che è abituata ad ascoltare, o cambia canale, o non vede l'ora di aggrapparsi alla sicurezza di un sanremese classico, tipo appunto un Ermal Meta. 

Mattiamo che invece di 26 cantanti tra i Big ne avesse scelti 20-22, ci sarebbe stato tutto il tempo di approfondirne la storia e creare un legame di qualche tipo tra chi si esibisce e chi ascolta. Avremmo potuto evitare gente che evidentemente sul palco non ci sa ancora stare, che non ha la struttura, la tecnica o l'esperienza per cantare dal vivo. E questo parlando dei big, neanche avventurandosi in quella buffonata che è Sanremo Giovani, che scarta belle canzoni come quelle di Sissi e HU, per far arrivare in finale i gemelli specchio e far vincere Gaudiano contro Wrongonyou

Comunque vada stasera, cosa chiediamo al prossimo Sanremo? Più musica, suonata e cantata meglio, equalizzata meglio, spiegata meglio, partecipata e vissuta meglio. Che il prossimo direttore artistico non sia un egomaniaco o non abbia amici intimi egomaniaci, che ami il mondo che rappresenta nel palco più seguito d'Italia. Che sia il circuito pop, indie, hip hop, youtuber, rock, cantautorato, soundcloud, la reunion o il grande ritorno, qualsiasi materia tratti, il prossimo direttore artistico di Sanremo dovrebbe comprenderla e amarla, altrimenti che ce la meniamo a fare con il Festival della Canzone Italiana? Niente pronostici, ma ho visto ben piazzati Colapesce Dimartino e La Rappresentante di Lista. È già un buon segno, seguendo la luce bianca, seguendo la luce nera.

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L'articolo L'errore più grande del Sanremo di Amadeus di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2021-03-06 09:09:00

COMMENTI (1)

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  • solanas 38 g Rispondi

    Affidare il festival a una direttrice artistica invece che a un presentatore (maschio) qualsiasi rimane un'utopia.