La Sintesi - Sanremo giovani: un'esperienza estrema

02/12/2001 di Lele Battista



Viene descritto, da chi ci è stato, tutto come talmente piccolo rispetto a ciò che si vede in tv, che quando lo vedi ti stupisci di quanto la verità stia nel mezzo, a fare compagnia a quell'atteggiamento poco simpatico che è la carnevalizzazione, la sensazione di essere tre minuti e mezzo di ragazzo al servizio del varietà. Subito mi salta in testa quell'astrazione, quell'azzardo: l'italianità, e quello splendido neologismo: nazionalpopolare, e ho proprio l'impressione che l'esperienza serva a farmi realizzare che la verità sta nel mezzo e che quindi "l'italiano medio" non esiste, almeno non nell'uso comune che facciamo di questa espressione, quello vezzeggiativo, quello che utilizziamo per salvarci, per provare quel senso di estraniazione protettivo per la nostra "integrità". Io credo che l'esperienza rappresenti un problema per l'uomo, che è portato a perdere la propria integrità facendo esperienza, ma vedo l'integrità come una specie di blocco che si instaura dentro di noi come conseguenza di una determinata esperienza. Dato ciò mi sento di affermare che “l’italiano medio", quello che non è contaminabile, che rimane “l’italiano medio", come se non fosse toccato, cambiato dall'esperienza, non esiste.

Probabilmente esistono persone la cui superficialità non viene scalfita dall'esperienza, probabilmente ne esistono altre che ancora attribuiscono una certa sacralità ai media, che prendono per buono, per bello, per vero quello che gli arriva dai media, soprattutto se è quella pennellonica icona di Pippo Baudo che gliela porge(c'è qualcosa di strano nel non riuscire a dare del lei ad un signore di sessantacinque anni perché ti sembra di averlo in casa da sempre), ci saranno persone che si fidano delle sue "nuove proposte" per Sanremo ma sono persone che stanno ad un estremo, che non possono rappresentare l'italiano medio. La scorsa notte quel figo di Niccolò mi ha detto una cosa illuminante: nel “Nome della rosa” è bandito tra gli altri un libro che avrebbe potuto suscitare nei monaci una specie di divertimento dissacratorio, e mi fa: "capisci, il riso è bandito per il suo prendersi gioco di tutto, se tutto diventa deridibile nessuno potrà più credere in niente". Ecco io credo che "l'italianità", la mediocrità italiana stia agli estremi del dogma e della critica, vale a dire: ci sono persone che credono fermamente, ciecamente in qualcosa, e l'esperienza non le cambia, e persone che non credono in niente, che sfruttano la propria intelligenza per trovare quello che non va in tutto, che per il piacere di criticare, arrivano a demolire, ridendoci sopra.

Ma se ridi di tutto diventa sempre più difficile credere in qualcosa, e io sono portato a pensare che, in fondo, la maggior parte delle persone abbiano una piccolissima e personalissima fede. Certo ce ne saranno molti che non credono in niente, la cui intelligenza e capacità analitica infinita costituiscono una barriera nei confronti del falso, ma non si può affermare forse che queste persone siano considerabili estremisti rispetto alla condizione della media? L'italiano medio, quello a cui dovrebbe essere rivolto tutto ciò che è nazionalpopolare, è quello che si trova lì nel mezzo e crede di essere di lato. Io sono l'italiano medio, quello a cui è rivolto il varietà. Eppure non mi sembra di riconoscermi appieno nello spettatore tipo di Pippo, forse perché a lui piace rivolgersi agli estremi: far spalancare gli occhi ai dogmatici e ai critici: i primi accontentandoli o addirittura meravigliandoli, i secondi provocandoli, facendoli arrabbiare e quindi regalandogli qualcosa di cui discutere, per cui infiammarsi, poveri criticoni annoiati da tutto e tutti, forse perché di musica non riescono a parlare o a scrivere, come alcuni di questo non-luogo di presunte sovrastrutture dell'arte, che musica non riescono ad ascoltare, perché aggrovigliati nelle loro emozioni già provate, nei loro suoni già sentiti, piccoli trottolini amorosi che girano attorno al centro delle canzoni senza mai toccarlo, autoscansandosi con la loro stessa forza centrifuga, sempre attenti a trottolare per non cadere nella mediocrità, poveri trottolini che delle canzoni gli resta solo il dudududadada, e non certo il fuoco che le ha generate. Non vi preoccupate, rimarrete sempre agli estremi, e per me leggere quello che scrivete rimarrà sempre un'esperienza estrema, proprio come Sanremo.



Lele Battista dei La Sintesi ci racconta l'esperienza estrema della partecipazione a SanRemo Giovani... perchè estrema? perchè ha a che fare con il concetto di italiano medio...

buona lettura.

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