"Vive Le Roi", quando gli Scisma sconfissero la monotonia dell'estate

Nell'agosto del 1999, tra tormentoni insostenibili e un'afa irrespirabile, vede la luce l'ep della band lombarda di Paolo Benvegnù. Quattro brani pubblicati in vinile, insolito per l'epoca, ma coerente con il bisogno di distinguersi e di essere fieramente fuori moda
10/08/2020 14:46

Ufficialmente gli Scisma si formano nel 1993, sulla sponda ovest del Lago di Garda. Dopo un CD autoprodotto – Bombardano Cortina – e una prima raffica di concerti, nel 1996 la band si fa largo in due accreditati festival come Arezzo Wave e Rock Targato Italia. Quindi, nel 1997, Manuel Agnelli li affianca in studio per la realizzazione di Rosemary Plexiglas, disco che vince il Premio Ciampi per il Miglior Esordio. Seguono una collaborazione con Antonella Ruggiero per una rivisitazione del classico dei Matia Bazar Cavallo bianco, e un'altra con gli Estra per Nordest Cowboys, nel quale compaiono Paolo Benvegnù e Michela Manfroi, rispettivamente voce e tastierista degli Scisma.

Questo il background con cui, nel 1999, Vive le Roi si affaccia a un mercato estivo dormiente e pieno di aspettative verso gli Scisma. I quali, per non farsi mancare nulla, firmano un contratto con la Parlophone, storica etichetta legata alla EMI ma, soprattutto, ai Radiohead del colosso contemporaneo OK Computer.

Come dicevamo, è l'estate del 1999. Il mese è quello di agosto. I più sono già in vacanza e molti, come me, sono già stufi di far lo slalom tra vari tormentoni. Dal chiosco dei gelati arriva a un volume improponibile Mi piaci, di Alex Britti, ma non si fa in tempo a borbottare qualcosa che da una macchina Mambo N.5 di Lou Bega scalcia neanche fosse I Feel Good di James Brown. Non se ne esce. Buona parte dei ragazzi, bianchi come il latte dopo la maturità, seduti sulle sdraio, sfogliano appassionati le riviste di musica. Ancora vanno le riviste di musica, nel 1999. Il trend è fermo alla voce nu metal, quindi sulle copertine aperte sotto i nasi è tutto un pullulare di Limp Bizkit e Coal Chamber; fa eccezione Rockerilla, coi Chemical Brothers.

È strana forte, l'estate del 1999. Tolto l'ep Valvonauta dei Verdena uscito a giugno, si fa fatica a capire che pesci prendere. Almeno in superficie, le profondità fanno da sempre storia a sé – un nome per tutti: l'auto-prodotto Iceberg dei Giardini di Mirò. Giuliano Palma piazza il debutto dei Blue Beaters sul sito della band, scelta così avanti da restare indietro – lo stesso buco nell'acqua lo fecero pure i Public Enemy – fino alla seconda edizione del 2000. I Litfiba se ne vanno in giro con Pelù conciato come uno dei Lunapop a blaterare di vivere il suo tempo. Sarà, ma non arrivano all'anno nuovo. I Ritmo Tribale ritornano senza Edda, con un disco, Bahamas, fuori fuoco già in copertina. Sarà il loro canto del cigno.

La copertina di La copertina di

I CD te li tirano letteralmente dietro, nell'estate del 1999. Mille compilation, allegate alle riviste, pensate male e realizzate peggio: con diecimila lire puoi mettere insieme tutti i sottobicchieri che vuoi e, forse, trovare due dritte buone su dieci, dodici, quindici canzoni. L'arrivo di Microchip Emozionale dei Subsonica, sul finire del mese, per qualcuno, sarà rigenerante come la prima pioggia estiva. Per questo mi piace pensare che l'ep Vive le Roi degli Scisma, anticipazione di Armstrong a settembre, sia saltato fuori solo in vinile per distinguersi dal suo tempo.

Il tutto nasce durante le registrazioni con gli Estra assieme al produttore Jim Wilson – già alla corte, tra i molti, di Bob Mould e Butthole Surfers. "È stato bellissimo!", l'esclamazione di un entusiasta Paolo dell'epoca. "Lo studio lo abbiamo praticamente costruito noi, pezzo per pezzo, trasportando in quella casa il mixer, gli strumenti, i microfoni e insonorizzando le stanze". Mentre Michela si occupa delle tastiere in tre brani del gruppo di Giulio Casale, Benvegnù dà il suo contributo al brano Surriscaldando mia madre e soprattutto trova casa nell'abitazione di Toscolano Maderno, usata come studio di registrazione.

Leggenda chitarristica d'allora parlava di un raro amplificatore del 1958 al quale Paolo infila il jack e inizia a suonare quella che sarà Jetsons High Speed. "Il suono mi è sembrato ottimo al primo ascolto e ho subito inviato una cassetta ai ragazzi". Già, perché nel 1999 girano ancora le cassette, che passano di mano in mano e vengono registrate laddove non si ha grana o sbatta di comprare un cd. Così, quando "in studio ci siamo trovati una quantità impressionante di pezzi", come spiegava Paolo negli studi della EMI, "ma poi abbiamo tenuto quelli più lo-fi fuori dal disco", l'idea originale sembra essere stata di raccoglierli proprio in quel formato. "Come Sonic Death dei Sonic Youth!" diranno divertiti a Red Ronnie. Fu poi l'hype o le possibilità date dalla Parlophone a far virare la scelta sul classico formato vinilico. Mentre, sui banchetti a fine concerto, fu Armstrong a comparire sia in CD che in musicassetta.

Così è nato Vive le Roi, prequel del lodatissimo ultimo disco degli Scisma, e i suoi quattro pezzi. La Jetson di cui parlavamo sopra, psichedelica e orientaleggiante, con l'uso equilibrato degli archi che sovrasta l'eco delle due voci, maschile di Paolo e femminile di Sara Mazo. L'universo, carica di tristezza e facile al parallelismo con i Radiohead con cui ora condividono l'etichetta. Entrambe contenute sul disco di lunga durata. Ma soprattutto i due inediti: In dissolvenza e Oblò sono il trattino d'unione tra l'impronta rumoristica del debutto e quel pop sghembo e ipertrofico che gli valse l’appellativo di “magniloquenti" su certa stampa specializzata. Incise tutte con l'aggiunta di acido e segni abrasivi a scalfirne una rinnovata linfa stilistica.

"Ciò che mi piace molto di questo disco è che è fuori moda", si compiaceva Paolo durante una delle prime interviste estive. "Sono pezzi maggiormente strumentali che hanno un'estetica non estetica". Ecco, per quanto ne disse il collega Arturo Compagnoni dalle pagine di Rumore, con Rosemary Plexiglas il finalizzatore dei pezzi era stato comunque Mr. Agnelli, creando un mood affine allo spirito dei tempi – Il vile, Hai paura del buio? e via dicendo – ma che segava le gambe a un gruppo che non si prestava a facili definizioni, né avanzava poche pretese. Con Vive le Roi e poi Armstrong, gli Scisma sono liberi di essere solo loro stessi. Cambiato il lavoro alla radice, c'è molta personalità sia nel EP che nell'album. Come disse la bassista Giorgia Poli: "C'è molta nudità, basta vedere la differenza tra le copertine".

Ora emerge l'atmosfera che si respira sul Garda, dove c'è maggior tranquillità e il ritmo della vita risente meno delle tensioni e dello stress cittadino dato da Milano. La psichedelica prende il posto della new wave. Non a caso Vive le Roi esce in candido vinile 10” bianco in un'estate in cui sembrare alieni all'andazzo generale è di sicuro motivo di vanto. "Prima avevamo giochi di parole, citazioni letterarie e cinematografiche. Ora abbiamo racchiuso delle sensazioni e mi piace che in alcuni episodi siano molto dirette, così che sia l'ascoltatore, se vuole, a collegare le piste cifrate". Queste le parole di Paolo che ben rappresentano il respiro complessivo delle due uscite.

In un contesto come quello dell'agosto del 1999, dove tutto è esplicito, palese, fino al ridicolo senza vergogna, i quindici minuti di spessore e di ricerca di Vive Le Roi, furono come una boccata d'ossigeno in un ambiente asfittico e vacuo di speranze. Ebbi modo di scoprirlo in una presentazione a Montefiascone, in una pausa dal campeggio con gli amici all'Argentario, tutti in vacanza dall'università. Ancora me ne ricordo come fosse ieri.

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L'articolo "Vive Le Roi", quando gli Scisma sconfissero la monotonia dell'estate di giorgiomoltisanti è apparso su Rockit.it il 10/08/2020 14:46

Tag: ep

Pagine: Scisma

Commenti (1)
  • gagia 36 giorni fa

    Molto bello...ma gli "inediti" In dissolvenza e Oblò sono introvabili...non è che li mettete in streaming per completare l'immersione nelle atmosfere di fine secolo?? Grazie

    > rispondi a @gagia
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