Pochi anni nell’industria musicale frenetica ed obsolescente cambiano le carte in regola velocemente: tra chissà quali solitudini, tra chissà quali dualismi, tra chissà quali desideri si aggrappa la personale esperienza di Maximilian, che sarà tra i protagonisti di MI AMI venerdì 22 maggio. Impossibile non citare il pregresso coi Tauro Boys, gruppo di culto della scena trap romana fermo ormai da svariati anni, in cui ogni membro ha preso una strada da solista: agli esperimenti glitchati di Prince, Maximilian ha intrapreso una strada più indie pop, iniziando già da un paio d’anni a pubblicare progetti in solo. Il tutto è lontano da quel senso collettivo di romanità che respirava col gruppo. Sceglie piuttosto di essere profondamente radicato in sé stesso, per quanto insidioso possa essere questo percorso.
Sono perso in me stesso/ Ragione e sentimento/ Cosa voglio e cosa penso
Dentro c'è il vuoto, fuori c'è il niente/ Voglio esistere, equilibrio/ Sentimento e ragione
Parte così il suo nuovo ep Ragione e sentimento, con l’incisiva Apocalisse. Nel personale dualismo che si sviluppa all'interno del disco, la Bilancia in copertina tiene in equilibrio un mondo, che nel retro diventa un corpo, equamente diviso tra bianco e nero, come uno Yin e Yang zodiacale. Non mi spingerei troppo in là a cercare le precise connessioni con l'omonimo romanzo di Jane Austen, ma sembra più una di quelle prime domande che si rivolgono a una ragazza alla prima uscita: "Qual è il tuo libro preferito?". Non di rado si risponde con la Austen, magari dopo aver parlato e riso sui rispettivi segni zodiacali, altro leitmotiv citato in varie salse nel disco. “Aspiro, come chiunque altro, a essere felice; e come chiunque altro, voglio esserlo a modo mio” è una bella citazione del romanzo inglese, che narra la storia delle sorelle Elinor e Marianne, a rappresentare rispettivamente la ragione e il sentimento del titolo. In un certo senso ricorda anche la felicità decadente del disco.
Un decennio in terapia, cinque anni in psichiatria (...) sono dettagli dal peso specifico di chi forse si è sentito solo troppo a lungo: sono tutti pazzi o sono io che ho perso il senno. La consapevolezza finale lo porta però a essere onesto con sé stesso. I 20 minuti dell’ep scorrono bene. Sembra di entrare in una session in sala prove: colpa nostra il rompere l’intimità e l’atmosfera che si va creando. Meglio uscire dalla stanza e sentirne il riverbero da fuori?
Roma centro, notte. O forse Milano centro, notte. Ormai mancano i precisi connotati metropolitani, separati da relazioni tossiche vissute in prima persona. Che alienano, dividono. La prima relazione tossica che denuncia Maximilian è forse proprio quella con sé stesso, che solo in un secondo momento riversa sul corpo e sull’anima di qualcun’altra. Musicalmente parlando troviamo echi di sonorità sintetizzate, tra DnB, electro, house a bassi bpm ed in generale synth-pop. La voce di Maximilian è spesso distorta, stridula, ma non abbandona quella sua dolcezza di fondo, una melanconia da emo-trap da scene tristi e romanzate, specie in Dentro di me o Tu mi ami mai, che ha qualcosa persino di grunge o dreamcore.

Dai germanismi di 1234 alle presentazioni di Apocalisse, il disco è volutamente freddo tra il “Sogno della California, la guerra in Bosnia”: come in California Dreamin' il sogno è sfumato, onirico nel senso più profondo. Proprio in 1234 troviamo l’unico featuring con il collettivo Lamakkina, ragazzi romani belli sperimentali che meriteranno un secondo approfondimento. In realtà il pezzo era già uscito come singolo lo scorso settembre e in copertina compilava con le mani un segno di croce, in un unisci i puntini piuttosto intuitivo. Il tema spirituale/meditativo presente anche nel videoclip di Tu mi ami mai, con reference al mondo dei tarocchi e alla chiromanzia, sono un’altra delle chiavi di lettura del progetto, tendendo in questo caso più dalla parte del sentimento, di chi vede già i suoi sogni annebbiarsi e da ritrovare nelle righe di una mano. La voce spesso fredda e il distacco da sé sembrano le componenti con cui Maximilian spinge di più sulla ragione.
Pur essendo lontani, mi duole ammetterlo, dai livelli di sperimentalismo e freschezza musicale prodotti dai Tauro Boys, di cui forse Lamakkina è forse un epigono anarchico più diretto, è un prodotto piacevole che sicuramente live renderà al meglio. La scintilla scatta e le atmosfere sognanti fanno il resto. È forse involuta la vittoria nel disco della ragione. Però vi dico occhio, che un certo tipo di intimità che appassiona c’è: è forse una scelta che i suoi confini siano di proposito indefiniti, sfiniti. Curioso di recuperarlo live al MI AMI.
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L'articolo Se Jane Austen fosse cresciuta con la trap di Luca Mediterraneo è apparso su Rockit.it il 2026-05-13 11:08:00


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