E se sembrasse tutto vero?

19/04/2010 di

(Wah Wah Club di Venezia)



COME IL MONDO ADESSO E'
Si può imbrogliare la gente qualche volta, ma non si può ingannare tutto il mondo per tutto il tempo. Premesso ciò, piaccia o no fuori c'è la primavera. E pure dentro la redazione, le stanze, i locali, i mobili, dentro il naso, gli occhi, i vestiti, i cibi, nelle birre fresche, i cocktail, le passeggiate, i baci. Per questa seconda edizione di Maledetta Primavera dribliamo la potenza numerica e le parolacce geografiche (la cartina sul sito l'avete vista, è ancora lì, 127 feste in contemporanea, un casino ancora più abbondante dello scorso anno e ancora più Ovunque) e andiamo oltre il punto. Oltre quanto fatto (per due anni, da due anni esiste questa Festa nazionale, chissà quanto ci metteranno i vecchi ad accorgersene). Oltre la forza dell'uniti vinciamo e divisi cadiamo. Oltre i nuovi muri e i nuovi blocchi. Oltre l'Italia (forse è sempre meno l'Italia la cosa che ci serve). Oltre il pensiero dominante. Oltre l'essere poveri, gay, comunisti, immigrati, femministi, maschilisti, non convenzionali musicisti, settoriali giornalisti, non famosi artisti, studenti fuori sede, disoccupati, militanti, attivisti, nullatenenti e via così. Oltre lo stesso fatto di vivere in Italia. Di sentirsi loser, perdenti, impossibilitati al vincere. Oltre ogni rapporto problematico con qualsiasi verità. Le diversità sono altre (o meglio cominciano ad essere individuate come altre). Certo il paradiso può aspettare, stiamo soltanto guardando il cielo. Ci stiamo disegnando, colorando e rimaneggiando, il ritratto di quando 'eravamo forti, giovani e potevamo tutto'.



(Magnolia di Milano)

La violenza viene, verrà e saranno nubi di cenere sulle teste. Qualcuno dirà: c'è solo una cosa che cresce in mano agli altri. Ci faremo una risata un secondo dopo, perché non la capisci subito. Uno pensa che son qui a scrivere cose serie. Concrete. Dirette. Ufficiali. Istituzionali. Invece penso alle frane e ai terremoti, e al fatto che finalmente torna a muoversi qualcosa. Voglio essere il più facile possibile. Qualunquista. Pressappochista. Pop. Aspettare un'emozione sempre più indefinibile è una canzone fondamentale, ma passata/dimenticata/ignorata. Abbiamo fatto una cosa che ci mettesse tutti lì a muovere, agitare, frullare. A fare. Abbiamo messo un'idea a disposizione di tutti, abbiamo fondato un partito impossibile nell'immaginario collettivo (il Partito MIO, Musica Italiana Ovunque), abbiamo candidato Dente, Federico dei Ministri, Linea 77, Brunori SAS, Perturbazione, MAM, Denise, Comaneci, Zen Circus (vivere male, vivere tutti!) e moltissima altra gente (icone, promoter, band, persone forse sprecate in questo momento per la cultura di questo paese), avete organizzato feste nei giardini, sui binari, nei sottoscala, nei boschi, nelle camerette, nei super club e nei piccoli bar. Senza la tensione dei mangiapane a tradimento o i nervosismi dei mantienimi che ti mantengo. E alla fine: se c'eri e non hai nulla da dire allora evidentemente eri distratto.



WE DON'T HAVE THE POWER BUT WE NEVER SAY NEVER



(Spazio 211 di Torino)

Come farà questa nostra inutile&inutilizzabile generazione del sogno come unica via praticabile a lasciare un segno del proprio passaggio in questo mondo di sabbia che respinge le impronte e annienta le tracce? (Nella risposta a questa domanda inserisci la parola 'contagio' e decidine tu il senso). Se siamo al punto che uno preferisce fare il busker o il dj o il musicista per guadagnare gli stessi quattro soldi che degli sconosciuti gli darebbero per fare uno stage di cui non gliene frega nulla, forse qualcosa sta cambiando. Non ci sediamo alle scrivanie con la testa bassa come hanno fatto quelli prima di noi. Possiamo non aver paura se i nuovi teenager sembrano tutti figli di Maria de Filippi, che sembra abbia scopato con tutti i telespettatori? (Nella risposta a questa domanda inserisci la cara vecchia frase "non ci avrete mai come volete voi"). La sensazione è che non è finita l'età del LORO, ma andiamo verso questa direzione. Il mondo non lo cambia la musica e infatti non è solo Musica Italiana Ovunque questa Maledetta Primavera. E' Entusiasmo/Urgenza/Voglia Ovunque. Quando il prete indottrinava/diceva/leggeva che un giorno i deboli avranno il potere, noi eravamo a fare a botte con i sassi, nascosti dietro i cassonetti. A fare la guerra. A fare i talebani. A fare i terroristi. Era tra noi il vincitore e il massacrato. Il forte e il debole. Siamo noi le carte in tavola. Ok, ora però metto da parte questa filosofia spicciola, che Norberto Bobbio e Max Weber non erano del mio giro famigliare.



(Veronika Club di Parma)

Un mese fa abbiamo nuovamente avuto la prova di quanto ha senso continuare a credere in quello che siamo capaci di fare-noi-stessi, ci avete chiesto gli accrediti, ci avete intervistati, avete supportato l'evento, avete dato visibilità alle feste, qualcuno ha provato ad emulare il progetto fallendo nuovamente, son stati creati oltre cinquanta gruppi su facebook, avete chiamato perché eravate in ritardo, siete saliti sul palco avete suonato, avete bevuto, abbiamo fatto festa con i dj, abbiamo pensato che in moltissimi altri posti da Trieste ad Agrigento, da Torino ad Eboli qualcuno stava provando orientativamente la stessa sensazione di forza che rappresentiamo tutti quanti quando siamo assieme nonostante la geografia e le distanze. Ancora di più se nello stesso momento. La stessa sera. Lo stesso giorno. La stessa festa. Con i messaggi in tempo reale tipo "qui al Casetta Loufai stiamo facendo il soundcheck e sorseggiamo Tassoni sul prato" (da Verona) oppure "la gente mi ferma e mi dice 'sono 10 anni che non si vedeva così tanta gente al Ju Bamboo, è una specie di rivincita collettiva" (da Savona). Con i presupposti solidi: "La cosa bella è che uscivi la sera al bar e le persone dicevano "ma chissà che sarà questa maledetta primavera", poi l' hanno capito, tutti" (da Firenze) oppure "Per tutti quelli che sono cresciuti a vinili rovinati e film in bianco e nero, rintanati in qualche polveroso garage con un vecchio divano da una parte e un amplificatore valvolare dall'altra" (da Roncade) o ancora "perchè fino a un paio di mesi fa la serata era un normale live di un gruppo locale" (da Ferrara). Con le radio, da Feggiz o Bonaccorti al super hero Nikki, i grossi giornali, i media con i fatturati veri, la gente che torna casa senza problemi, senza affanni, pure loro ci hanno messo un dito in questa nostra cosa. Nostra di tutti. Di Rockit, di Viale Zara, dei panini fascisti o della pizza delle suore, di Nat Geo Music, di Current TV, di Bonsai Tv, di Raduni, di Poliradio, Music Italy Show, di Laura a Taurianova, di Locusta, di CYC, di Attilio, di Italia Wave, di Keepon, di Arci Live, di Federico, Marco 77, Daniele, Edoardo, Isabella, Anita, Nicola, Stefano, Paola, Le 3Tits, Tommy, e migliaia di altre persone (che han fatto o che si son presi la bellezza di quanto fatto).



Gente che è gente sul serio, si spera. Gente appassionata, entusiasta, contenta. Che mi scriveva: "volti di curiosità, di bellezza, di spontaneità, di maturità, di risa e d'intelletto. Volti celebri, Caterina Guzzanti e lo stagista di "Boris" animano la comitiva dei romani in gita fuori porta. Accenti umbri, fedelissimi livornesi, maremmani sbalorditi e le immancabili brigate montanare che scendono giù dall'Amiata. La geografia musicale è tanto fisica, quanto politica" (da Montepulciano) o "Se la serata mi piacerà mi farò vivo alla fine" (da Pistoia), "La festa è finita e gli amici se ne vanno ma in studio resta una scia di primavera, maledetta" (da Contatto Radio di Massa). Non riuscirei a trascrivere tutte le parole che sono arrivate via mail/sms/chat, ne prendo ancora tre a caso per chiudere:

1) "sempre più spazi" (da San Giorgio di Piano)
2)"La notte prima non ho dormito. Emozione? No, attacco virale violento" (da Savona)
3)"poter contare anche in futuro su una giornata di musica di questo tipo ci mette di buon umore" (da Parma).

Non abbiamo il potere, ma riusciremmo a fare tutto. Da organizzare centinaia di concerti/feste la stessa sera in contemporanea ovunque, ma anche togliere lo spazzolino dal bicchiere, riempirlo fino all'orlo, fare un respiro e tirare giù. Tutto d'un colpo. Come il 20 Marzo scorso.

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