Le luci della centrale elettrica - E' sempre settembre

06/05/2008

(Le Luci Della Centrale Elettrica - Foto da internet)

L'8 maggio uscirà "Canzoni da spiaggia deturpata" il suo primo e tanto atteso album. E' stato registrato al Natural HeadQuarter di Ferrara e prodotto da Giorgio Canali (che ha lavorato gratis, così come hanno fatto Sambo e Manu, i due tecnici dello studio). E' a tutti gli effetti uno delle più belle scoperte di questo 2008. Vasco Brondi - in arte Le Luci Della Centrale Elettrica - ci racconta questa sua prima esperienza in sala di incisione.



STRUMENTALE
in realtà era settembre ed è stato tutto più facile di com'era dentro di me. In regia, seduto davanti al mixer, c'era Sambo. Ero andato a prenderlo sotto casa alle undici meno un quarto di mattina, un orario che di solito non vediamo mai. Nel parcheggio davanti al Natural HeadQuarter c'era una specie di sole. Giorgio era arrivato col furgone contemporaneamente a noi. Mi posizionava i microfoni attorno, l'importante era che fossi comodo che potessi muovermi come volevo. Non preoccuparti. Vai, suona le tue canzoni come vuoi. Poi ci penseremo. La mia testa era un salvadanaio di preoccupazioni monetarie, avevo seicento euro di affitti arretrati da pagare e comunque entro due settimane era meglio se cambiavo casa. Ero abbastanza obbligato, a dirla tutta. E tutte attorno le mie perplessità nel trasferirmi da te. Ci abbiamo messo qualche giorno, qualche traccia di voce solo per non sbagliare e per capire dove farle appoggiare quelle parole martellate dentro. Martellate dentro. Giorgio ci stupiva con la sua dieta mediterranea che demolirebbe edifici interi ed intere generazioni. E poi i giorni da incastrare per avere lo studio libero, che non smettevo di ringraziarli, che tutti lavoravano gratis. Fare volontariato in una centrale elettrica. Giorgio Sambo Manu e lo studio di registrazione. Anche perché di soldi c'erano solo quelli immaginari da dare alla padrona di casa, tra l'altro titolare di uno prestigioso studio di avvocati che mi avrebbe fatto estradare. Vedere che Giorgio le cantava sbracciandosi fuori dalle grate della finestra, verso chi entrava nel piazzale dello studio, chiunque fosse. E ho percorso chilometri sul pavimento della regia B che è tre metri per tre, camminando in tutte le direzioni, ascoltando Giorgio e riascoltando le cose che registravamo. Passando in rassegna tutti gli stati d'animo e dei merli che mi volavano dentro, che a volte prendevano contro alle pareti dello stomaco.

VOCALE
Poi Sambo aveva altra gente da registrare. Eravamo solo io e Giorgio, nello studio per le voci che si è costruito in casa di fianco al letto. Ovviamente era arrivato un discreto raffreddore, a raffreddarmi prima di incidere le voci. Sul tavolo della cucina trecento bicchieri e dei libri attorno, alcuni li avevo letti. E lui che diceva Sono le due di pomeriggio si può aprire il vino. Ci mettevamo le cuffie ascoltavamo le parti strumentali e poi ci sussurravo ci parlavo ci cantavo ci gridavo sopra. Poi diceva sono le sei di pomeriggio il vino è un po' peso passiamo alla birra. Poi abbiamo aspettato il fine settimana per finire perché ovviamente erano cominciati dei lavori in corso nella casa dei vicini. e di martellate ce n'erano già abbastanza nel disco. Mi stupiva il suo entusiasmo contagioso, gioia e inveiva con le braccia alzate per ogni rara apertura in maggiore delle canzoni. E la sera tornavo nella casa che stavo per lasciare e c'erano le lettere elettroniche che mi avevi scritto e che leggevo prima di addormentarmi col ventilatore puntato addosso. Ho venduto il basso su e-bay con l'aiuto di Nicola. L'ha comprato per ottocento euro un tipo in Grecia, che diciamo che non si è preso una sonora inculata ma quasi. Ancora dei merli che mi svolazzavano dentro prendendo contro alle pareti del cuore e cose così.

MISCHIARE E INSCATOLARE
Anche questa volta non c'era neanche una foto, neanche una di quelle che si viene male, con gli occhi chiusi, meglio. I mixaggi poi li ho fatti con Manu in studio, sempre al Natural. Avevamo deciso di dividere così i ruoli. Ed ero andato a pagare gli affitti arretrati e a duplicare le chiavi per consegnargliene un paio e l'altro tenermelo e continuare ad abitare là finché potevo. C'era il sole tutti i giorni ma da dentro si vedeva poco. E le canzoni cominciavano già a camminare da sole e a prendere contro ai passanti. Poi avrei preso al bar una scatola di cartone avrei portato via quasi tutto e sarei venuto a stare da te. Abbiamo alzato ed abbassato il volume delle chitarre, abbiamo fumato, avvicinato e allontanato le voci, fumato, lasciato così com'era molta roba e stravolto qualcos'altro. E alcune canzoni si lasciavano crescere i capelli, altre decidevano di tenerli corti, arte volevano l'orecchino, altre volevano già il motorino. Poi non ho avuto più niente da fare per un mese. // Vasco



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