S.Giuseppe Rock Festival - Rendano, Cosenza Live report, 05/04/2000

05/04/2000 di Eliseno Sposato



Che S. Giuseppe Rock fosse una manifestazione di successo lo si sapeva sin dalla sua prima edizione. Lo sapeva l'assessore Dionesalvi che ha appoggiato senza remore le proposte del "suo" gruppo di collaboratori, e lo sapevano naturalmente i componenti del "Gruppo Musica" che hanno puntato con decisione sulla scena musicale italiana di estrazione alternativa, sviluppandoci intorno un efficace progetto culturale che oramai fa parte del patrimonio della nostra città. Ora dopo la conclusione della tre giorni di concerti, inseriti nel tradi-zionale appuntamento della "Fiera di S. Giuseppe", lo sanno anche tutti i cosentini che sono accorsi in mas-sa, riempiendo la piazza Arenella fino all'inverosimile, con cifre che hanno superato abbondantemente la decina di presenze agli spettacoli di Virginiana Miller, Massimo Volume, The Third Planet e Subsonica. Ma il successo numerico è destinato a farsi ancora più eclatante se si considerano le cifre che sono emerse dalla novità di questa edizione, immessa nella grande rete di Internet attraverso il sito www.musica.cosenza.org curato da Interact, che è stato visitato da circa trentamila persone durante le tre serate. Ma il vero successo va ricercato nelle scelte operate dal Gruppo Musica che hanno pagato soprattutto in termini di qualità. I quattro concerti hanno messo in mostra, attraverso espressioni diverse di stili e contenuti, come la musica italiana "alternativa" offra un ventaglio di proposte dove ciascuno può trovare il suono adatto alle proprie esi-genze. L'apertura era appannaggio dei Virginiana Miller che avevano il gravoso compito di pre-sentarsi al pubblico cosentino che probabilmente non conosceva per niente, o quasi, la proposta musicale del gruppo toscano, in concomitanza con l'incontro di calcio Cosenza - Vicenza che si disputava al S. Vito. Tutto ciò non ha impedito ai Virginiana Miller di sciorinare gran parte del proprio repertorio, frutto di sonorità molto ricercate che, partendo dagli idiomi colti del pop inglese, confluiscono nella migliore tradizione del rock d'autore italiano. Simone Lenzi e compagni hanno faticato un po' ad entrare in sintonia con il pubblico co-sentino, riuscendoci solo attraverso le canzoni più note come "Tutti Al Mare" e "Italiamobile". Ai Massimo Volume è andata sicuramente meglio, sia perché il suono del gruppo bolognese è più vi-goroso che quello toscano, sia perché il gruppo d'Emidio Clementi gode di maggiore notorietà. I Massimo Volume hanno proposto un set di grande intensità sviluppato su di un poderoso suono di chitarre, a volte fragorose e a volte minimali, prodotto da Egle Sommacal, Marcella Riccardi e Dario Parisini (ex Discipli-natha), sorretto dalla solida ritmica di Clementi e Vittoria Burattini. Aperto da "Atto definitivo" il con-certo si è sviluppato soprattutto attraverso i brani di "Lungo i Bordi" e "Da Qui", proponendo pochissime cose da "Club Privè". Un solo brano "cantato" e tutto il resto sviluppato secondo la formula vin-cente dei testi recitati di Clementi, che sono una parte essenziale della proposta dei Massimo Volume. Una proposta musicale forse un po' troppo d'avanguardia per il pubblico presente, il quale ha retto con difficoltà alle reiterazioni circolari dei fraseggi musicali del gruppo bolognese. Pur essendo di grande attualità, il suono dei Massimo Volume è sembrato venire da un altro pianeta rispetto a quello che producono i gruppi locali, e la considerazione finale da fare è quella di costatare che purtroppo esiste un abisso tra quello che circola oggigiorno in Italia e quanto è proposto da Cosenza e provincia. Il progetto The Third Planet che ha trasformato per una sera il centro storico cosentino, in una città medio orientale dove riecheggiavano le at-mosfere della musica Raï algerina, accanto alla poetica qwalii. Suoni lontani dalla nostra cultura, ma che so-no stati posti con estrema semplicità e gran passione dai musicisti, in una formula che si è rivelata molto go-dibile nel suo impianto live dove loop elettronici s'integravano alla perfezione con gli strumenti acustici. Mau-rizio Dami e compagni sono stati richiamati tre volte sul palco dal pubblico per dei bis tutt'altro che rituali. Un solo rammarico per non avere potuto vedere all'opera i KlezRoym, il cui concerto è stato annullato all'ultimo momento. In ogni modo il pubblico presente ha potuto ballare fino a notte fonda con i ritmi reggae del sound system di Radio Epiro. Poi domenica l'appuntamento più atteso con i Subsonica. Il ritorno del gruppo torinese a Cosenza, dopo la partecipazione al festival di Sanremo, era stato concepito sia come riconoscimento, sia come verifica dell'effetto che una manifestazione d grande portata avrebbe avuto sul concerto di Cosenza. La massiccia presenza di giovanissimi, che hanno scoperto i Subsonica da poco tem-po spiega tutto. Soprattutto la partecipazione del gruppo torinese al festival, si comprende nella sua giusta misura: rendere visibile un gruppo ed un movimento musicale che da anni fatica per raggiungere la notorie-tà. Davanti ai sei-settemila giovani presenti al concerto, Max Casacci e compagni non si sono risparmiati, of-frendo tutto il loro repertorio in un crescendo adrenalinico che ha coinvolto tutti i presenti. Tra "Sonde" e "Preso Blu", non è mancato proprio nulla di quello che ci si attendeva. Le canzoni di facile presa come "Colpo di Pistola", "Il Mio DJ", "Cose Che Non ho", quelle di spessore come "Aurora Sogna" e "Preso Blu". Un boato ha accolto, dopo una presentazione in stile festivalie-ro, "Tutti i miei sbagli", com'è giusto che fosse, ne sono mancate le citazioni che non ti aspetti come la cover di "Bla Bla Bla" di Gigi D'Agostino e i coretti à la "Song 2" dei Blur. Rispetto alla prima esibizione co-sentina del 1997, coraggiosamente messa in piedi da un lungimirante Dino Grazioso, tutto è cresciuto in proporzione: il pubblico, allora poche decine d'appassionati; il gruppo, ora più completo sotto tutti i punti di vista. Tutto perfetto, una vera e propria festa così com'è stata pensata dagli organizzatori. Ora è tempo di bilanci. Il successo deve servire da sprone a proseguire su questa strada, che è quella della ricerca della qualità. L'unica cosa che ancora deve crescere è il pubblico: pronto a correre verso il nome noto, ma poco curioso verso le novità. Segno di uno schema mentale "provinciale" limitato da correggere se non si vuole restare chiusi nel proprio orticello.



Gruppi partecipanti:

Virginiana Miller
Massimo Volume
The Third Planet
Subsonica

Pagine: Massimo Volume Subsonica The Third Planet Virginiana Miller

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