Amari - Sherwood Open Live - Padova Live report, 09/11/2007

05/12/2007 di

(Gli Amari dal vivo - Foto di Alessia Ragno aka Amaracchia, www.amarantajam.blogspot.com)

Frico e spritz, chi l’avrebbe mai detto? Alle prime battute del tour, gli Amari arrivano a Padova per uno show case dagli studi di Radio Sherwood. Cinque Power Rangers, nove canzoni, cinquanta fans: cronaca di una diretta radio annunciata da un mc che conosciamo bene.



So di essere fra i non molti che lo pensano, ma per me “Scimmie d’amore” è superiore perfino a “Grand Master Mogol”, uno dei migliori dischi italiani di quest’anno, forse del decennio. Così, quando gli Amari fanno la loro prima tappa a Nordest in quel di Padova, allo Sherwood Open Live, spazio showcase dell’omonima radio, mi fiondo in vicolo Pontecorvo. Francamente, credevo che il posto fosse ben più piccolo: invece, sopra alla taverna, che sta di fianco agli studi della radio ed è affollata di disparate genti tra cui si mescolano diversi Amari con generosi boccali di birra, c’è l’Open Live, che non è San Siro, ma contiene – seppure stipati - quella cinquantina di fans che quando la band udinese fa il suo ingresso on stage alle 22 ha già inserito la modalità “play” e canta beata e felice a squarciagola “Le gite fuori porta”.

So che esistono critici delle esibizioni live degli Amari, e non si può certo dire che i cinque Power Rangers furlàns siano sempre degli impeccabili Segovia (del resto, cose che importano solo ai metallari o ex tali), ma nell’esecuzione della opening track dell’ultimo lavoro macinano funky come Dio comanda: perfetti, una macchina da guerra, che scatena da subito. E qualcuno è già là che balla, mentre i testi a memoria segnalano che per una parte di pubblico italiano, perlomeno in quell’angolo d’Italia che va da Bologna alla frontiera slovena, i nuovi pezzi, come quelli vecchi, sono veri e propri inni generazionali, manifesti dell’essere thirty-something in questo spicchio di mappamondo prigioniero di una pesante cappa di piombo che potrete chiamare come volete – Paese più vecchio del mondo, gerontocrazia, partitocrazia, mafia, predominio di passatismo e tradizione – senza cancellare l’esistenza di quella crepa scricchiolante sul ghiaccio che è la sensazione di ordinaria e fragile precarietà che incrina le nostre vite.

Maestro di cerimonie è stasera il nostro Enver (Enrico Veronese, NdR), che dà il benvenuto a tutti – ché si va in onda in diretta - dal “Salone delle feste di vicolo Pontecorvo e non di via Asiago”, fotografandosi in una frase nel suo splendido dandismo commisto di epifanie Rai Seventies e bagliori adrenalinici indie 2007. Dopo aver definito il nuovo Amari “un disco d’amore, ma non solo” e cazzeggiato confidenzialmente col Pasta e con Dariella, dà il via a “Manager nella nebbia”, col suo riff tra Afrika Bambaataa – quello vero – e i Run Dmc, gonfia di malinconici ricordi d’un beato tempo che fu e chissà se fu mai tale, metafora trasparente del vagare a tentoni nel mondo d’oggi con pure un paio di citazioni malandrine dal secondo dei personaggi omaggiati nel titolo del disco precedente (e dai, non ditemi che “Quante luci ho seguito nella notte / Schivando alberi e pali” non vi richiama spontaneamente alla memoria “Emozioni” e “Sì viaggiare”. Rovesciandone la situazione, certo, ma neppure troppo, in fondo). Terminato il pezzo con il pubblico in de-li-rio (ma che ve lo dico a fare?), Enver si lancia in una domanda sull’importanza del frico (piatto tipico della cucina friulana) nella nuova musica italiana , beccandosi in cambio da Dariella un bel “Ma guarda che il Friuli è un trip tutto tuo”, a cui il chioggiotto replica prontamente con “Il Friuli spacca, è hardcore e noi lo supportiamo”. Sottoscrivo. Il Pasta mostra un lumino di Padre Pio e subito parte “Arpegginlove”, degna erede musicale della “Nessun dolore” di qualcheduno che fu, altra icona dello spaesamento esistenziale d’oggidì che si epifanizza in sentimenti confusi, accompagnato da cori che sarebbero da stadio se il posto non contenesse solo 50 supporters.

Quindi si parlotta del video, scorrono veloci e tristemente gioiose “30 anni che non ci vediamo”, “Il raffreddore delle donne”, “Parole vere in un mondo vero”, durante le quali cominciano ad affiorare le quantità industriali di spritz che gli Amari affermano sul loro blog (farraginoso.com) d’avere ingollato nel pomeriggio in quel di Padova, da loro definita “una città dove molti sostengono sia possibile procurarsi degli alcoolici persino da Calzedonia” (e finiscono commentando “E il concerto?! Boh! Chi se lo ricorda”). Ma i nervi restano saldi quando l’Enver tenta di trascinare il gruppo in un attacco ad alcune recensioni (“campane contrarie”) che non hanno apprezzato molto “Scimmie d’amore”: ma il Pasta stringe i denti e disimpegna elegantemente evitando qualsiasi polemica.

Ultimi fuochi: una title track più grezza, senza tastieroni alla Cure, ribattezzata “Scimmie da bar” in omaggio al tasso alcolico che si fa sentire, una “Campo minato” bellissima, delicata e impreziosita di piccole minimali gemme sonore rispetto all’originale, “Conoscere gente sul treno” che come consuetudine trascolora in “Blue Monday” dei New Order (1983, il più bel pezzo dance mai scritto), e “Don’t Stop” degli Outhere Brothers (1995). Finisce così, la favola breve se ne va, discoteca labirinto college party version. Band da stadio costretta nell’ambito indie dalla miopia della Warner (davvero una pessima promozione, o meglio: nessuna. Roba da andare lì a spiegargli il marketing con la mazza da baseball). Dicono che le nostre metropoli paesane, che vogliono porsi come modello di stile, non abbiamo ancora capitolato al fascino Amari, costretti a suonare in piccoli locali. Qui, a parte lo show case di stasera, riempiono il New Age. Che volete che vi dica? Fanculo lo stile, se hai solo quello.



Scaletta:
01. Le gite fuori porta
02. Manager nella nebbia
03. Arpegginlove
04. 30 anni che non ci vediamo
05. Il raffreddore delle donne
06. Parole vere in un mondo vero
07. Scimmie d’amore
08. Campo minato
09. Conoscere gente sul treno

Commenti (14)

Carica commenti più vecchi
  • enver 12/12/2007 ore 22:26 @enver

    soprattutto se prima bevi con la mano destra!
    (te la spiegherò)

  • Renzo Stefanel 12/12/2007 ore 23:57 @re

    beh, non è obbligatorio amare gli amari.. anche perché, hip hop a parte, le cose che a te dispiacciono sono quelle che a me fanno impazzire...
    gli amari sono il pop "as it should be"

  • Renzo Stefanel 18/12/2007 ore 18:14 @re

    se consideri che a me non piace l'hip hop (e prob a tutto il pubblico degli amari) capisci che siamo due mondi che non possono dialogare

  • ammale 23/12/2007 ore 10:52 @ammale

    Ok, giusto per tirarmi addosso un bel po' di ire funeste la butto lì:
    personalmente non riesco a capire (giuro che ci ho provato) come si possano ascoltare tanto gli Amari (personalmente li trovo uno degli esempi peggiori della musica italiana)quanto gli e ex-otago (quando ascolterò musica demenziale rinchiudetemi)...
    ciò nonostante, fra i due,mi schiero pienamente con i genovesi...

  • Nicola Bonardi 23/12/2007 ore 18:20 @nicko

    massimo rispetto per il tuo punto di vista, ma definire quella degli ex-otago "musica demenziale" è piuttosto grossolano, perdonami. demenziali sono i gemboy, gli ex-otago sono eccentrici e folli, ma fanno del grande pop che di demenziale non ha proprio niente. (e qui le ire funeste le aspetto io...)
    Buon Natale...
    :[

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati