Siae, risolvere il problema in quattro mosse

13/12/2011 di Di Guido Scorza

Guido Scorza traccia una breve sintesi della cosidetta rivoluzione digitale, dello stato di salute del diritto d'autore e di come risolvere i suoi problemi in quattro punti.

 

Che si preferisca chiamarla Era digitale, come suggerito da Nicholas Negroponte o Era dell'accesso come la definisce Jeremy Rifkin o, meno romanticamente, Società dell'informazione, secondo la nomenclatura dell'Unione Europea è, tuttavia, ormai, a tutti evidente che, quella che stiamo vivendo è un'epoca di fermento e rivoluzione.

Una rivoluzione sociale, politica, antropologica e, naturalmente, economica.

Impossibile, dinanzi ad una tanto radicale trasformazione dei rapporti tra gli uomini, delle dinamiche socio-politiche e delle relazioni di mercato, ipotizzare che il sistema del diritto d'autore possa rimanere graniticamente uguale a se stesso e che l'industria della musica, del cinema e dei libri non debba adeguarsi a simili veloci ed inarrestabili cambiamenti epocali.

E' tuttavia, fuor di dubbio che l'industria dei contenuti ha, sin qui, opposto una forte resistenza ai cambiamenti, provando, dapprima a mostrarsi impermeabile ad essi e pretendendo poi di governarli con pratiche commerciali e regole che, il più delle volte, sono risultate anacronistiche ed inefficaci.

Ma quali sono i tratti caratterizzanti della rivoluzione in atto per quanto riguarda l'industria dei contenuti audiovisivi e, quindi, il sistema del diritto d'autore?

Il punto di partenza è, certamente, rappresentato dalla progressiva scomparsa dei supporti: dopo anni di evoluzione e miglioramenti - dal vinile al nastro magnetico al CD, al DVD, fino al blu ray - oggi, per la prima volta nella storia, musica e film non hanno più bisogno di un contenitore per arrivare sul mercato essendo a ciò sufficienti i bit nei quali vengono rappresentati in digitale e l'accesso alle autostrade dell'informazione.

E' un dato che ha determinato una rivoluzione - peraltro lontana dal potersi definire compiuta - dell'intero sistema della distribuzione dei contenuto audiovisivi.

Digitale, Internet e smaterializzazione dei contenuti audiovisivi hanno prodotto altre due importanti conseguenze che costituiscono oggi altrettanto importanti tratti distintivi della rivoluzione che stiamo vivendo: i confini geografici del mercato si sono sgretolati e si sono creati i presupposti per una radicale disintermediazione nel senso che gli artisti - specie i musicisti - sono tecnicamente in grado di andare sul mercato senza bisogno di una filiera di produzione e distribuzione articolata, complessa e costosa quale quella che ha, sin qui, caratterizzato l'industria musicale e cinematografica.

Scomparsa dei supporti per i contenuti audiovisivi, globalizzazione dei mercati e disintermediazione: sono, questi, alcuni tra i tratti più caratterizzanti della rivoluzione in atto.

Un innegabile aumento delle opportunità di accesso legale e illegale ai contenuti audiovisivi ed un radicale - almeno potenziale - ridisegnarsi della mappa dei protagonisti dell'industria e del mercato musicale e cinematografico sono le principali conseguenze di questa rivoluzione.

Cresce la pirateria audiovisiva, si moltiplicano i consumatori di musica ed i fruitori di contenuti audiovisivi ed i canali distributivi e nuovi soggetti come i c.d. over the top, i providers di servizi di telecomunicazione, i grandi gestori delle piattaforme di user generated content e di social network si affacciano sul mercato.

Cosa fare per governare il cambiamento?

Se lo chiedono, ormai, con insistenza - in Italia ed all'estero - regolatori e legislatori di tutti i Paesi e se lo chiede, soprattutto, l'industria musicale e cinematografica che arranca - oggi la seconda assai più della prima - dinanzi ad un cambiamento tanto radicale.

Difficile proporre ricette e soluzioni di sicuro successo perché occorre riconoscere che il contesto è in costante e rapida evoluzione e straordinariamente magmatico.

Ecco alcuni spunti di riflessione per un ragionamento costruttivo sul tema:

 

(1) I monopoli sono anacronistici e determinano inefficienze: in Italia la SIAE - Società italiana autori ed editori - continua a pretendere, forte di una riserva di legge in tal senso, di operare in regime di monopolio sul mercato della gestione ed intermediazione dei diritti d'autore generando, per questa via, costi di gestione ingiustificati ed insostenibili e, soprattutto, ingessando il mercato dei diritti in schemi rigidi e dotati di troppo poca elasticità rispetto a quella della quale la società liquida ha oggi bisogno.

Eliminare il monopolio della SIAE ed imporle, per questa via, di entrare in competizione con altri soggetti italiani ed europei è una delle priorità se si vuole cogliere le straordinarie opportunità offerte dalla natura ormai globale dei mercati.

(2) Gli artisti sono i padroni della loro musica e delle loro opere: in Italia ed in molti altri Paesi europei, tuttavia, regole burocratiche e legali così come prassi di mercato, impediscono a questi ultimi di scegliere liberamente se ed a chi affidare la gestione dei propri diritti.

In taluni casi affidarsi ad una società di gestione dei diritti può essere la soluzione migliore mentre, in altri, all'artista può convenire andare sul mercato da solo, in maniera disintermediata.

Le licenze creative commons devono essere promosse e per questa via - ed attraverso ogni altra analoga soluzione - gli artisti vanno rimessi al centro del mercato, un mercato che, come detto, deve essere almeno europeo.

Gli artisti devono poter scegliere, caso per caso, in relazione ad ogni forma di utilizzo ed alle peculiarità di ogni opera se far da soli o farsi supportare dalla collecting society che offra loro le maggiori garanzie in termini di promozione e diffusione dell'opera e di trasparenza ed efficienza nella raccolta dei compensi.

(3) Chi usa paga e chi non usa non paga. Gli equi compensi vanno aboliti: nell'era del digitale e dell'accesso la fruizione dei contenuti audiovisivi può essere, ormai, misurata in maniera puntuale.

Artista, produttore, distributore e società di gestione dei diritti sono in condizione di sapere chi sta davvero beneficiando di musica e film e chi, pur essendo nella condizione tecnica di farlo, non lo sta facendo.

In un contesto di mercato di questo tipo non c'è più spazio per equi compensi che risultano sempre meno equi e sempre più prossimi a tasse e balzelli con la conseguenza di venire così percepiti dagli utenti e fruitori di contenuti digitale.

E' un passaggio delicato perché, per questa via, si accresce esponenzialmente la contrapposizione tra artisti, creatori e consumatori con la conseguenza di creare un'autentica avversione ideologica di questi ultimi nei confronti del copyright.

(4) La tecnologia è un'alleata e non una nemica: l'utilizzo della tecnologia - specie quelle digitali e telematiche - rappresenta la più straordinaria delle opportunità per l'intera filiera della produzione creativa e della distribuzione di musica e film.

La tecnologia moltiplica le piattaforme ed i canali distributivi rendendo raggiungibile un pubblico mai, sin qui, raggiunto dai prodotti musicali e cinematografici, consente agli artisti di arrivare sul mercato in maniera autonoma e disintermediata e di sentirsi davvero padroni della propria musica.

La tecnologia, infine, consente il tracciamento puntuale di ogni utilizzo di un'opera, rendendo così possibile disporre di un sistema di intermediazione dei diritti e di ripartizione degli utili trasparente ed efficace.

Promuovere la diffusione di internet e della tecnologia digitale e telematica, più in generale, è, dunque, una delle soluzioni più naturali contro la crisi dell'industria dei contenuti.

Ciascuno ha, probabilmente, la propria ricetta.

L'importante è - come ha riconosciuto lo stesso vice-presidente della Commissione Europea, Nellie Kroes - non lasciarsi ossessionare dal copyright e riconoscere che la politica dell'enforcement ad oltranza dei diritti d'autore sin qui adottata è costanta milioni di euro ed è risultata fallimentare.

Occorre, invece - lo ha detto la stessa Kroes - ritornare indietro e, soprattutto, rimettere l'artista e l'autore al centro del processo creativo e del sistema cultura.
 


 

Guido Scorza è avvocato, Dottore di ricerca in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, è docente presso il Master di diritto delle nuove tecnologie della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, presso il Master in Sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche dell’Università La Sapienza di Roma, presso la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, presso il Corso di Laurea in tecnologie informatiche dell’Università La Sapienza nonché presso la European School of Economics. Ha fondato l’Istituto per le politiche dell’innovazione che presiede. Tra le tante testate, scrive per: L’Espresso, Wired.it, Punto Informatico, ha un blog sul sito de Il Fatto Quotidiano.

Tag: siae pirateria diritto d'autore

Commenti (1)

  • Silvio Bernardi 06/03/2012 ore 09:56 @rudefellows

    proposte validissime, ma in particolare il punto 1 mi sembra problematico allo stato attuale. senza un intervento legislativo come si può sbloccare un monopolio che peraltro è inefficiente e anacronistico? (vedi i casi di "concorrenza" a Trenitalia, per esempio, come sono andati a finire). Cioè, mentre per adesso un musicista "emergente" può decidere se iscriversi alla siae o meno (nel primo caso paga per non ricevere soldi, nel secondo caso non paga per non ricevere soldi), il locale che fa suonare o persino il ristorante che ospita un matrimonio è costretto a pagare la siae. non può rivolgersi a qualcun altro, anche se ci fosse...

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