SIAE VS COPIA PERSONALE?

28/08/2002 di



L’estate porta sempre nuove notizie con sé, ed è molto spesso difficile districarsi fra “Tizia che si fa Tizio” o “Caia che forse limona con Caio”. Ma tant’è, a volte l’estate regala sorprese più spiacevoli di “Sempronia che molla Cucciolo”.

È infatti in questi ultimi tempi che la voce (l’allarme?) lanciata da AfDigitale con una petizione sul proprio sito internet riecheggia con sempre maggiore insistenza in tutto il mondo che scorre fuori e dentro la musica.

Ricapitoliamo, per capirci un po’ meglio. Nella più o meno totale indifferenza mediatica (è aperto, per chi non lo sapesse, il contest “chi ha visto la mia Nutella?”, dedicato ai giornalisti che invece di lavorare rubano le Nutella ai bambini) il Governo rende silenziosamente pubblico nel mese di Luglio un decreto di legge come recepimento di una direttiva del Parlamento Europeo. La direttiva – che sarà approvata appena riapriranno i lavori parlamentari - prevede “l’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione”. Detto in parole povere, questo decreto di recepimento aggiorna e/o sostituisce alcuni vecchi articoli della legge. Fra questi la questione della copia personale, emblema e simbolo di una situazione discografica attuale abbastanza complessa e al contempo non in ferrea salute.

Il decreto ribadisce chiaramente il diritto alla copia personale – “è consentita la riproduzione privata di fonogrammi […] per uso esclusivamente personale” – e, al contempo, prevede un aumento elevato delle percentuali versate alla SIAE , con conseguente innalzamento del prezzo di ogni singolo supporto vergine. Viene infatti ribadito il diritto dell’artista ad un compenso per la riproduzione privata, “costituito […] da una quota sul prezzo al rivenditore o da un importo fisso per apparecchio”: una percentuale che viene stabilita dalla capacità di registrazione resa dai supporti e dalla maggiore incidenza che le copie digitali hanno avuto rispetto a quelle analogiche. Il compenso in questione è dovuto alla SIAE da chi fabbrica o importa apparecchi di registrazione audio video (masterizzatori eccetera) e supporti idonei alla registrazione (cd vergini eccetera), ma certo non saranno le case produttrici a sborsare i soldi. Il ragionamento è: con i cd si copia di più, e quindi si paga anche di più.

Ma a chi vanno questi soldi? Secondo la normativa, come già detto, gli aventi diritto al compenso per la copia personale sono gli autori e i produttori di fonogrammi. I soldi infatti saranno consegnati alla SIAE, la quale provvederà (al netto delle spese, ovvio) a dare un 50% agli autori e un 50% ai produttori di fonogrammi. Questi ultimi, però, avranno l’obbligo di dare un 50% della loro quota agli artisti esecutori.

La situazione, come potete vedere, è complessa. Da un lato c’è la volontà di preservare i diritti degli autori, sempre più minati dalla pirateria, ma dall’altro c’è la assoluta incapacità di creare delle leggi che possano fare ciò senza gravare sulle tasche dei consumatori. È infatti un dato lampante come, seppur di fronte a una inesorabile crisi progressiva del mercato discografico, nata e cresciuta durante gli anni appena trascorsi, non ci sia stata una legge una capace di guardare al problema con una visuale più ampia.

Chi ci ha rimesso, in questi anni, sono stati sempre e soli i fruitori della musica. Così come ci rimetterebbero, in questa occasione, anche le aziende produttrici di masterizzatori e cd vergini, costrette ad alzare il prezzo dei loro prodotti, che vedrebbero così – molto probabilmente – diminuire il loro commercio (ma non il guadagno netto su ogni prodotto venduto: gli extra tributi sono a carico dell’acquirente).

Chi sborsa più soldi è il consumatore. Lo stesso consumatore che – per lavoro, necessità o passione - dovrà comprare un cd vergine per salvare il proprio materiale grafico o testuale o ipertestuale (che con la musica c’entra poco o niente) lasciando, comunque, una quota alla SIAE. E se prima la cifra era di 0,06 €, ora la cifra è di 0,56 €. La differenza c’è.

La sensazione, infatti, è che questo decreto, più che per salvaguardare il diritto d’autore, sia un escamotage creato ad hoc per preservare intatte (se non per rimpinguare) le casse della SIAE, i cui bilanci, comunque, incominciano negli ultimi anni a virare verso il positivo, anche grazie a continue attenzioni governative.

Sta a voi ora decidere se quello che sta per essere approvato sia un decreto giusto o sbagliato. AfDigitale ha lanciato una petizione in difesa della copia personale, e questo articolo aveva lo scopo di cercare di capirne un po’ di più.

Quello che, però, emerge da questo quadro (c’è anche da ricordare che la promessa sull’abbassamento dell’IVA sui cd al 4% non verrà mantenuta) è che il consumatore, sia fruitore di musica o semplice appassionato di informatica o quant’altro, ci perda sempre, comunque e dovunque.

Non servono, comunque, barricate girotondine o crociate ideologiche contro il “Governo ladro e bastardo”: chiunque, infatti, abbia un minimo di buonsenso può perlomeno intuire che questo decreto sia ingiusto perché è una enorme pietra conservatrice che cade sull’elettronica di consumo, ostracizzandone l’evoluzione e lo sviluppo, può capire questo decreto non è una mano data al diritto d’autore, ma è più che altro un spintarella alla SIAE e può capire, infine, come sia ingiusto sparare sul mucchio per colpire qualcuno.



È in questi ultimi tempi che la voce (l’allarme?) lanciata da AfDigitale con una petizione sul proprio sito internet riecheggia con sempre maggiore insistenza in tutto il mondo che scorre fuori e dentro la musica.

Approfondimenti:
> Sito di AfDigitale
> La petizione di AfDigitale
> la tabella degli extra-tributi per la SIAE

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