Gang - Sila In festa - Lorica (Cs) Live report, 06/08/2001

27/08/2001 di Eliseno Sposato



Un ponte tra passato e futuro è quanto ha proposto la prima serata di “Sila In Festa”. Il passato è stato rappresentato da una convincente performance dei Dounia che si sono bene inseriti nel classico canovaccio proposto dal festival silano, attento a proporre il meglio di quanto la scena italiana legata al filone etno-world ha saputo proporre negli ultimi anni. Il nome dei Gang ha invece rappresentato un sicuro punto di partenza per quello che potrà essere lo sviluppo futuro di questa rassegna, che deve necessariamente aprirsi ai nuovi fermenti del rock italiano. Ma procediamo con ordine. Le rive del lago Arvo si sono animate sin dal primo pomeriggio con il variegato popolo di campeggiatori chiamato a raccolta dal programma messo in piedi dall’associazione Altrosud, quando le stelle hanno ricoperto il cielo, se ne contavano già molte centinaia, in continuo aumento, incuranti del freddo pungente che caratterizza queste serate. Il ritorno dei siciliani Dounia è stato apprezzato dal pubblico che si è lasciato coinvolgere dalle atmosfere acustiche cariche di fascino proposte, sulle quali si innestano le storie, in bilico fra sacro e profano, che il cantante palestinese Faisal sciorina con estrema eleganza, a dispetto dell’umidità che ha messo a dura prova le sue qualità vocali. A dispetto dell’impianto acustico proposto, la selezione dei Dounia ha saputo coinvolgere il pubblico trascinandolo in festosi balli che hanno caratterizzato gran parte del loro set. Subito dopo è toccato ai Gang. Il gruppo marchigiano dei fratelli Severini, hanno proposto un energico concentrato della loro storia quasi ventennale, saccheggiando soprattutto album come “Le Radici e le ali” , “Storie d’Italia” e “Fuori dal controllo”, a scapito del recente “Controverso”. La prima cosa che ha colpito sono stati gli arrangiamenti che hanno ridisegnato brani storici come “Socialdemocrazia”, trasformato in un furioso punk’n’roll, o “Johnny lo zingaro” riletta in chiave reggae. Ma il rock è solo un pretesto per i Gang, che hanno sempre caratterizzato la loro proposta sul filo della memoria, una lezione degli ultimi sessant’anni di storia italiana, con i suoi misteri, con i suoi personaggi cardine (i fratelli Cervi ricordati come un mito), con le miserie e le illusioni spezzate anche dalla cronaca recente. Tutto proposto senza proclami ma con il sorriso sulle labbra, quello che caratterizza la generazione del “movimento”. Il clima di festa ha coinvolto tutti i presenti, la musica dei Gang ha mostrato quelle che sono “le radici e le ali” del rock italiano, quello vero che non apparirà mai in televisione, che sa parlare al cuore e farsi carico, quando serve, di dare voce a chi non ha voce. Un pezzo di storia della canzone italiana che per fortuna continua a materializzarsi sulle piazze italiane.



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