Sila in Festa - Lorica (CS) Live report, 09/08/2002

29/08/2002



Si inizia, con spirito barricadiero con la freschezza dei Torpedo. Il giovanissimo sestetto romano non brilla certo per originalità, ma sa come coinvolgere il pubblico con una frizzante miscela di ska, reggae e punk - che cita i caraibi in alcuni passaggi (la cover di “I will survive”) e mostra buone potenzialità in alcuni hit del loro”Radio Torpedo indipendente”, disco d’esordio pubblicato di recente. Subito dopo sul palco la Banda Bassotti e bastano poche note per capire che il pubblico è tutto per loro. Come sempre partono le denunce politiche con le dediche a Pinelli e Valpreda, le vittime senza colpe(vole) di Marghera, quelle delle stragi di Stato. Combat-rock senza fronzoli che raccoglie strati di punk barricadiero, filtrato a tratti con la leggerezza dello ska, irrobustito con misurate dosi di hard-rock. Sfilano tutti gli ‘inni’ del gruppo per rinsaldare le fila di un popolo che sente ancora vivo il bisogno di lottare.

La seconda serata della manifestazione ha avuto come tema portante le musiche del salento. Due i gruppi in cartellone che hanno riproposto la tradizione popolare di ‘pizziche’ e ‘tarante’ secondo linguaggi differenti. Ad aprire le danze, davanti ad una platea desolantemente vuota, sono stati i Mascarimirì. Ma come riferito loro dagli organizzatori di Altrosud, sono bastate due note per fare scendere il popolo del festival in riva al lago; presentatisi in trio con la prevalenza di strumenti acustici, Claudio “Cavallo” Gigliotti e compagni hanno subito stregato il pubblico con i loro brani ed una verve comunicativa che si è rivelata uno spettacolo nello spettacolo. Forte del lavoro al basso di Sandro Dell’Anna, e soprattutto della mandola di Vito Giannone, il trio ha sopperito ai problemi tecnici sofferti a causa della rigida temperatura, che ha giocato brutti scherzi ai tamburelli e alle ciaramelle, parte integrante del suono della band. Delle modernità e variazioni stilistiche che si sono ascoltate sui dischi del gruppo salentino, non c’è stata traccia, visto che tutto ha ruotato attorno a degli stilemi molto tradizionali, ma il concerto è stato comunque un successo. Per assistere a qualcosa dal taglio più moderno, è bastato il tempo del cambio palco che ha portato in scena i Nidi d’Arac. Pur partendo anch’essi dal recupero della tradizione popolare salentina, il gruppo di Alessandro Coppola si spinge molto più avanti, modernizzando la ricerca ritmica. Nella nuova formazione il gruppo è apparso molto ben amalgamato, con delle buone individualità ed una scrittura compositiva di alto livello. I brani del nuovo album “Tarantolae” hanno mostrato un’ottima resa live che ha influenzato negli arrangiamenti; vecchi hit come “Iou e Ssignuria”, “Sule de ‘Iernu” e “Figli di Annibale”, brano degli Almamegretta da sempre nel repertorio della formazione pugliese, vengono riproposti senza soluzione di continuità. Nonostante l’ora tarda, gli spettatori accorsi numerosi sono rimasti ad assistere al concerto, complice un positivo clima di festa e lo scorrere di vino ed altre bevande capaci di mitigare la temperatura notturna silana - riguardo a ciò sarebbe forse opportuno ripensare l’orario d’inizio dei concerti, operando una scelta che è sì coraggiosa, ma che può risultare vincente, visto che gran parte del pubblico è stanziale.

Le atmosfere siciliane sono state invece protagoniste della terza serata, grazie ai Nuclearte, per primi salire sul palco. Guidati dalla cantante Rossana Filippone, propongono la loro personale visione di musica siciliana, virata in chiave world e contaminata dalle musiche della vicina Africa. Dei concerti visti in questa edizione del festival silano, c’è da dire che questo è stato quello che ha riscosso meno i favori del pubblico, poiché nonostante la bella voce della Filippone, la proposta mostra limiti vistosi in appeal a causa di un impianto sonoro dove i suoni campionati prevalgono su quelli suonati. C’è quindi qualcosa che risuona come ‘già sentito’ e, pur essendo la proposta qualitativamente apprezzabile, ci sembra manchi ancora di capacità di interazione con il pubblico. In pochi quindi si sono fatti coinvolgere, al punto tale che alcuni hanno anche infastidito i musicisti mostrando poco rispetto per il loro lavoro. Belli comunque i testi delle canzoni e le molteplici lingue usate con padronanza dalla cantante. A fine concerto la vocalist, raccogliendo con leggerezza alcune voci provenienti dal pubblico, ha rilanciato la notizia di uno scontro tra Forze dell’Ordine e partecipanti al festival, non tenendo conto delle reazioni che un annuncio del genere poteva scatenare. La fortuna però ha voluto che il set successivo dei Tinturia ha riportato serenità con un concentrato di ironia, nei testi delle canzoni, e leggerezza, con il loro pop rock semplice. Nessun legame con la tradizione siciliana, se non nell’uso del dialetto, visto che le musiche spaziano in quello che è l’interesse giovanile: uso parsimonioso di funk, un po’ più di reggae e ska quando occorre. Piacevoli ma niente più, anche se sono riusciti a coinvolgere meglio il pubblico, facendolo aumentare considerevolmente di numero.

Si giunge quindi alla serata conclusiva, ha registrato il maggior successo di “Sila In Festa”. Il freddo pungente della notte silana è stato mitigato da due concerti di notevole spessore, che hanno sancito l’ennesimo successo della manifestazione. Per primi sono saliti Têtes de Bois che hanno offerto un’ora e mezzo di grande musica. Il gruppo romano ha ammaliato il numerosissimo pubblico presente (valutabile in circa 7-8000 unità) con canzone d’autore spinta ai massimi livelli. Gran parte del concerto è stato incentrato sul recente tributo allo chansonnier francese Leo Ferré, che ben si amalgamo con i brani originali proposti. Musica raffinata di ampio respiro che possiamo collocare sull’asse Paolo Conte/Vinicio Capossela solo per dare dei riferimenti, visto che la proposta vive di una sua propria originalità; grande, quindi, il successo raccolto.

A seguire la prima volta di un gruppo calabrese sul palco di “Sila In Festa”. Un po’ tardiva in realtà la chiamata de Il Parto delle Nuvole Pesanti, attesissimo su questo palcoscenico. Nonostante una resa sonora che non è stata delle migliori, il gruppo si è presentato con una ennesima nuova formazione, visto l’ingresso al sax di Raul Colosimo e la presenza, in veste di ospite, del cantautore comasco Davide Van De Sfroos. Concerto vigoroso come sempre, pigiato sull’acceleratore, con il pubblico protagonista a cantare e ballare per tutta la durata del concerto. Rispetto ad altre recenti occasioni, il gruppo è sembrato più quadrato, meno prolisso in alcune dilatazioni dei brani, tipiche del gruppo, anche se bisogna affinare ancora qualcosa, e decisamente più convincente in alcuni nuovi arrangiamenti. A metà concerto l’arrivo sul palco di Van De Sfroos che ha proposto la sua visione della storia di Adamo ed Eva, con il brano “La poma”, una giga di grande impatto che ha scatenato le danze.

Danze che sono diventate sfrenate con i classici “Riturnella”, “Sule”, “Raggia” e una lunghissima “Lupu”, che ha concluso degnamente questa edizione della manifestazione silana.

Eliseno Sposato (sposato@rlb.it)

Prima di tutto “Sila in Festa” è, come la denominazione suggerisce, una festa, un’occasione nella quale la musica, il cui valore aggregante non si vuole certo sottacere, è sottofondo di una situazione che ha vita autonoma. Sono sei anni che la manifestazione ha luogo e ormai gli obiettivi sono facilmente individuabili, ovvero restringere il campo visivo su melodie che, conservando le fattezze del luogo che le ha originate, si mescolano armonicamente. Una sorta di teorema ogni anno viene dimostrato sulle sponde del lago Arvo: non ci può essere unione se non sentendo vive le diversità.

Il calendario quest’anno prevede otto gruppi, dove ogni sera due formazioni accomunate dalla medesima provenienza si alternano su un palco la cui dignitosa ampiezza nulla toglie al senso di intimità che ne costituisce la forza. L’onore di inaugurare la prima serata, la ‘serata romana’, spetta ai Torpedo; quello che i ragazzi offrono non brilla per originalità, siccome privano il punk dell’aggressività che lo ha sempre caratterizzato, e lo mescolano allo ska. Lo spettacolo è comunque divertente - anche perchè loro sembrano scappati da un cartone animato… - e tanto basta.

Quando invece arriva la Banda Bassotti viene istintivo pensare che siano loro i protagonisti di questo primo capitolo: la gente si avvicina al palco e la partecipazione è maggiore. Gli appassionati del gruppo, che da queste parti sono tanti, si aspettano che l’esibizione abbia anche una connotazione politica e gli otto non deludono. Si comincia con le dediche alle vittime della strage di Piazza Fontana, a Valpreda e a Pinelli, si passa per la nota rivisitazione di “Bella ciao” e si arriva, attraverso i sentiti ringraziamenti al Cavaliere, a una conclusione che condanna la resa: “Continuiamo la lotta”, le ultime parole. Forse in questa circostanza ci si aspettava che lo sguardo si mantenesse fermo sul passato, ma la decisione di unire i brani che ne hanno scritto la storia con quelli che ne anticipano il futuro, ha confermato che, nonostante i cinque anni di silenzio, la band romana ha ancora tanto da dire.

Per il secondo giorno si sosta nel Salento e, almeno all’inizio, l’atmosfera sembra essere più fredda rispetto alla giornata d’apertura. Sul palco in ordine i Mascarimirì e i Nidi d’Arac, entrambi costruttori di un edificio vario di elementi: la tradizione popolare salentina si sposa con sonorità di culture lontane - forte la componente africana - e con una modernità che sorprendentemente ne costituisce il giusto completamento. Le due formazioni portano avanti un unico discorso che, nonostante l’iniziale diffidenza del pubblico, riesce a coinvolgere e che giunge all’epilogo con un pezzo degli Almamegretta, “Figli di Annibale”, di cui i Nidi d’Arac si sono splendidamente appropriati.

Nella terza serata si scende geograficamente più giù, fino in Sicilia. A rappresentare una delle regioni più musicali d’Italia sono i Nuclearte e i Tinturia. I primi faticano un pò a creare uno scambio con l’uditorio, anche se il prodotto è qualitativamente valido ma manca una presenza carismatica, necessaria sempre ma indispensabile in una scena nella quale chi passeggia fra gli stand ha bisogno di un valido incentivo per rinunciare ai bacchici piaceri che il festival offre. L’impresa probabilmente sarebbe riuscita ai Tinturia se non si fossero trovati a dover risollevare una situazione che, a causa di uno scontro fra le forze dell’ordine e alcuni partecipanti (per la cronaca tre colpi di pistola sparati in aria... drammatici ricordi!), rischiava di precipitare. Il gruppo, dopo il disagio iniziale dovuto agli accadimenti, riesce a ricomporre i pezzi grazie al modo divertente ed ironico con cui lo confeziona - più che a ciò che propone, un rock leggero senza grandi spunti.

Si giunge infine al quarto giorno, con Têtes de Bois e Il Parto delle Nuvole Pesanti, gli unici protagonisti con origini differenti. Allo spettacolo dei primi, provenienti dalla capitale, purtroppo non riesco ad assistere per intero, arrivando in tempo solo per le ultime due canzoni; in compenso sono sotto il palco quando i secondi in scaletta iniziano lo spettacolo. Non so a quanti loro concerti abbia assistito finora, ma mentre li guardo penso a uno in particolare: più o meno cinque anni fa, all’interno di un negozio di dischi (“Orfeo”, per quelli a cui dovesse interessare)con una quarantina di persone circa ad assistere allo show. Da quella sera ad oggi non c’è solo il tempo trascorso, ma anche l’esperienza accumulata; questa è la loro prima partecipazione a “Sila in Festa”, a questo punto doverosa, e per l’evento scelgono di immergere il passato, remoto e prossimo, nella recente esperienza teatrale. Musica e farsa si intersecano l’una con l’altra, mettendo a fuoco un’immagine che, sbiadita, era sempre stata presente. Le canzoni che ne hanno consacrato il successo, riarrangiate e dilatate, vengono spezzettate, smontate e arricchite di nuovi elementi sonori che ne cambiano le sembianze rendendole ancora più smaglianti. La crescita che li ha cambiati, definendo meglio i contorni di ciò che creano, ha ovviamente delle conseguenze che, se si ascoltassero i commenti di chi vede calare il sipario, non varrebbero le conquiste fatte. Sicuramente l’impatto emozionale è minore, ma sono tanti i fattori che entrano in gioco e, fra questi, il fatto che noi, indigeni della loro terra, fossimo abituati (…e affezionati!!) a un suono più semplice e viscerale.

Una volta finito il concerto, si inizia a smontare il palco, la gente vittima di ‘alcolica stanchezza’ e sconfitta dal clima invernale (“Agosto è il mese più freddo dell’anno” cantano i Perturbazione) si allontana; rimane solo un cielo pieno di bagliori e la tacita promessa di un ritorno.

Carolina Capria (capriacarolina@hotmail.com)



Nello splendido scenario di Lorica e del lago Arvo, si è rinnovato anche quest’anno il tradizionale appuntamento con “Sila in Festa”. Quattro serate di concerti, ma soprattutto un clima di festa che coinvolge moltissimi giovani che arrivano da ogni parte d’Italia (tremila stanziali dislocati nei campeggi, hotel ed agriturismo, punte di 8000 presenze ai concerti della prima ed ultima serata).

La musica in questa occasione è un pretesto che spinge il pubblico in questo lembo bellissimo di Calabria, lo spirito di fratellanza e condivisione è una regola alla quale nessuno ha voglia di sottrarsi. Gruppi per estrazione e proposta musicale si avvicendano sul palco, riuniti per affinità e distribuiti in due per serata.

Questi i due resoconti sull'evento...

Pagine: Banda Bassotti Il Parto delle Nuvole Pesanti Nidi d'Arac Torpedo Tetes de Bois

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