Dentro ai tuoi occhi è la rubrica di Rockit che propone uno scatto dei maggiori fotografi della musica italiana, raccontato dalla prospettiva dell'autore. Oggi torniamo a un giorno ben preciso del 1980, a Milano: è qui che, all'esterno del Teatro Nazionale, la fotografa Silvia Lelli sta fotografando il coreografo e performer Merce Cunningham.
Milano, 1980
Questa foto è stata scattata a Milano, davanti al Teatro Nazionale, nel 1980.
Sono sempre stata molto vicina alla danza contemporanea e alle performing arts. Ogni anno, frequentavo il Festival d'Automne a Parigi per vedere e fotografare le proposte che sarebbero potute arrivare in Italia: era proprio in quel contesto che avevo visto una coreografia di Merce Cunningham, in cui lui anche danzava. Nel suo lavoro, musica e danza erano slegate: il dialogo tra le due discipline era libero e autonomo. Ciò che sviluppava insieme a John Cage risultava veramente diverso da tutto il resto, perché il coreografo creava senza musica. Addirittura, e in questo Cunningham era molto provocatorio, capitava che i danzatori ascoltassero per la prima volta la musica su cui si sarebbero esibiti la sera stessa in cui andavano in scena. Inoltre, Cunningham collaborava con artisti come Robert Rauschenberg, integrando il suo lavoro con le arti visive. Gli anni '70 sono stati molto ricchi di esperienze di questo tipo, che mi incuriosivano.
Nel 1980, al Teatro Nazionale di Milano si tenne la seconda edizione di Teatrodanza contemporanea, una rassegna internazionale di danza e arti performative. Nel programma anche la Merce Cunningham Dance Company con musiche di John Cage, a sua volta presente. Un'occasione per me estremamente interessante, così chiesi il permesso di seguire le prove. Il mio scopo era incontrare Cunningham, riconosciuto come il padre della postmodern dance. Per me era già un mito e molte compagnie di danza, anche italiane, si rifacevano al suo modo di coreografare.
All'epoca, ottenere il permesso di accedere alle prove era più semplice di oggi. Quando arrivai, Cunningham e Cage erano in platea. Avevo già avuto occasione di conoscere Cage, il che rese più semplice relazionarmi con loro. Chiesi a Cunningham se fosse disponibile a farsi ritrarre in esterno, con la luce naturale. Acconsentì subito e ci trovammo nel piazzale davanti al Teatro Nazionale: un luogo abbastanza brutto, con un distributore e un piccolo spiazzo d'erba. Cunningham prese subito posto su una panchina, guardò prima intorno e poi direttamente in camera, in modo diretto e semplice, senza sovrastrutture. Entrammo subito in sintonia.
Una delle ragioni per cui ho scelto questa foto è che, mentre la scattavo, ebbi chiara una sensazione, che all'epoca, avendo iniziato da poco il mio percorso come fotografa, avevo provato solo una volta, fotografando Ettore Sottsass. Anche lui guardava direttamente in macchina con grande semplicità e chiarezza interiore: che quella sicurezza derivasse dalla certezza del proprio talento? Negli anni questo mio pensiero troverà spesso conferma, rafforzato dall’incontro fra due esigenze: non eccedere mai in richieste particolari all’artista da ritrarre e attendere che le cose accadano.
Questa attitudine verso la fotografia è proseguita nel tempo e si lega anche al pensiero di Cage, con cui Cunningham ha lavorato moltissimo. L'atteggiamento di Cage era quello di imitare la natura nel suo modo di procedere: significa anche lasciare spazio alla casualità delle cose, senza volerle per forza determinare, senza forzare il soggetto a fare un certo gesto. Retrospettivamente, diventa anche una filosofia, un modo di fotografare: accettare la casualità e gestirla. Ho fotografato tanti nomi della musica contemporanea, classica, pop e rock: mi piace dare loro quel senso di sicurezza che viene dal porsi senza sovrastarli.
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L'articolo Silvia Lelli meets Merce Cunningham di Giulia Callino è apparso su Rockit.it il 2026-03-09 08:00:00

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