Sixdaysonicmadness - Guardia Sanframondi (BN) Live report, 29/07/2001

30/08/2001 di Fabiola Mancinelli



Venerdì 27 luglio. La valle sannita suda già d’estate e di fiumi di birra rigurgitati in nottate alcoliche e insonni. La luna spunta rossa da dietro le colline, mentre sul castello di Guardia Sanframondi comincia il sound check per la prima serata del Sixdaysonicmadness 2001. La prima di tre grandi serate di musica, che faranno vibrare le pietre di memoria antica del castello come non gli capitava da troppo. Eccitante, mi dico respirando l’aria pregna di energia e osservando le strane sfumature arancioni che colorano la pietra sotto le luci; simbolica, l’idea di proporre questa rassegna nella magica cornice di un castello: le porte polverose di un passato medioevale aperte per accogliere schegge sincopate di ritmi urbani, suoni che scandiscono la nostra vita. Riappropriazione di uno spazio fisico, appartenenza ingiustamente espropriata dalla tradizione. Risoluzione di un conflitto del tempo. In fondo la musica è sempre una questione di tempi.

Sorteggiati dal caso bendato, tocca ai Milaus, da Sondrio, cominciare: due bassi e un violino, stridori sonici, echi lontani e vicini di Motorpsycho e Blonde Redhead. Difficile compito, davanti ad un pubblico ancora un po’ spaesato ma ben disposto. Ci liberiamo piano dal torpore e cominciamo a seguire la scia degli archi e delle distorsioni. Seguono i Pulp-Ito, da Lecco. Con il loro rock sperimentale regalano alla serata una manciata di citazioni, dando vita sul palco ad ambientazioni idilliache, modulazioni su “La Divina Commedia” e trame vaporose. Vestiti da ricordare, con il frontman in tuta cyborg argentata e occhialoni spaziali, trend da terzo millennio. Chiudono la serata i Cadabra, apprezzabile band barese, dal vario e sfaccettato new wave-pop. Il sonno cade sugli occhi stanchi.

Sabato 28: i suoni melodici del rock lasciano spazio alle eccitate e irrefrenabili chitarre di Soundkiller, Hangin On A Thread, H-Strychnine. È il metal, filtrato attraverso un prisma, trasformato in tre sfaccettature diverse, il protagonista indiscusso della serata. Il rito di iniziazione tocca ai Soundkiller da Ancona, che movimentano la serata con il loro metaljungle. Batteria elettronica, chitarre potenti e ritmate, voce aggressiva. Subito dopo in scena i già consacrati Hangin On A Thread, giunti da Modena con il loro emocore, un perfetto equilibrio disarmonico tra asprezza e melodismo, con improvvise accelerazioni e inaspettate armonie. Chiudono quei pazzi degli H-Strychnine e sul palco si scatenano ‘pure nevrosi’, un’ondata di vera potenza e tumulto. Pogo sfrenato e scoordinato, il pubblico si agita in un eccitato stage-diving, intanto che Luciano e la ciurma sbeffeggiano dal palco, con il loro, per noi tanto esotico, accento emiliano. Intanto il vino scorre nelle gole riarse, eccita i pensieri e le emozioni. Perché il SDSM è anche un grande baccanale, etiliche ebbrezze, suoni e umori. La gente si diverte.

Stasera siamo in tanti. Così, sotto gli occhi di tutti, il SDSM si trasforma in un evento musicale. Lo vediamo ingrossarsi di sera in sera, come un’onda gonfiata dal vento. Finendo per infrangersi, fragorosa e spumeggiante, sulla terza serata. È di nuovo metal, con i 3-rd, salernitani, e i Linea 77. La prima formazione riesce a mescolare sapientemente la violenza sonora del post-trash con un crossover di sapore tecnologico, che arricchisce la musica di impronte melodiche inedite. Ma è con la band proveniente da Torino che l’aria si fa incandescente. I cinque spingono al massimo l’impianto di amplificazione, scatenando piedi e corpi in libera espressione, sensazioni che non cessano di girare, urla e sudore. Il mulinello di gente che si scatena sotto il palco trasforma il castello in spazio okkupato, tutti si divertono alla grande, agitandosi forsennatamente. I Linea non si risparmiano, nemmeno gli insulti, ma è scontato, fa parte del genere, gioco al personaggio. Ma lo spettacolo sanno farlo veramente bene. “Walk like an Egypthian”, cover anni 80 delle Bangles, è dinamite pura. La frenesia è tale da far pensare ad un grande ‘ketchup suicide’ di massa.

Successone, che bello, siamo contenti, ci guardiamo intorno e stentiamo a credere a tutta questa gente, venuta in ordine sparso, anche da lontano, fino al nostro villaggio. Libera tribù della musica. Beviamoci un bicchiere di vino, dai!

E poi, uno dopo l’altro, ci avviamo verso la fine. I ragazzi smontano il palco e il castello chiude i cancelli, tornando ad essere un luogo un po’ dimenticato, senza battiti, senza respiro. Ma come, è già finito? Esaltanti tre giorni, solo troppo pochi, speriamo di tornare alle sei serate degli anni passati, e a palco smontato già girano nella testa nuove idee per l’appuntamento dell’anno prossimo. Già ci assale la nostalgia di tutte le simpatiche facce che hanno colorato Guardia in questi giorni, delle scorribande notturne dopo i concerti, della frenesia che non ci lasciava dormire. Skizzi di vitalità.

Perché il SDSM è musica, ma non solo. L’appuntamento sonico è il risultato di una strana e curiosa miscela di giovani collaborazioni che in cinque mesi di duro, ma sereno lavoro hanno portato a compimento un progetto nato quasi per caso, e che il caso ha fatto diventare, dopo quattro anni di sperimentazioni, un vero e proprio evento musicale. Dietro le quinte, a realizzare ciò che le ‘menti’ dei ‘managers’ avevano escogitato, si muovevano i Gremlins, l’anima più giovane di un gruppo meticcio di ragazze/i che amano la musica, che vivono lontani ma non si perdono di vista, e si ritrovano ogni estate, per riprendersi tempo e spazio di un luogo che qualcuno vorrebbe non restituirgli mai.

Per questi tre giorni non isolati acusticamente (risonanza di cui avevamo bisogno), ringraziamo tutti, a cominciare dalle ‘menti’, che non si emozioneranno se le chiamo così: Angelo, Achille e Pino (alias Porno Stella, alter ego di un ben noto Giorgio Vomito), gli agitatori del backstage, Elvio e le donne della pasticceria, i trasversali collaboratori che hanno prestato un orecchio per la selezione e che ora lo ridrizzeranno per intendere questo ‘Thanx’, l’associazione culturale Kheru, con il volto sorridente di Guido, che ci sostiene in spirito e corpo, e infine la magnifica libera tribù della musica, a cui è dedicato ogni sforzo per rendere il SDSM ancora più emozionante. Ho la sensazione che l’anno prossimo ne vedremo delle belle… continuate ad incuriosirvi!!!



Per info sul festival:
we: http://www.spotting.it/sdsm
mail: sdsm@spotting.it

Pagine: Cadabra Hangin' On A Thread (HOAT) Linea 77 H-Strychnine

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