Cronache da un negozio di dischi: un nuovo inizio, giusto in tempo per il Record Store Day Rubrica

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15/02/2017 di Alessio Cruschelli - Slow Records

Non vorrei farla cadere dal settimo piano, ma tra meno di tre mesi la mia bottega cambia location. Vorrei aprire per il prossimo Record Store Day, il 20 aprile più o meno. Nel mio piccolo mondo è come se dovessi prepararmi all’impatto con un asteroide in 75 giorni: c’è talmente tanto lavoro da fare che in realtà mi sembra di rimanere con le mani in mano mentre l’Armageddon si avvicina. Ma a me piace così, totalizzante e un pelo rischioso. E poi è bello cambiare, soprattutto se la nuova location è un’ex officina da 165mq nella via parallela e successiva a quella attuale: se adesso prendessi a picconate il muro del bagno, entrerei dritto nel cesso nuovo.
C’è da sistemare ma credetemi, ne vale la pena. Finalmente avrò lo spazio necessario per i live act senza stare per metà in strada. Finalmente avrò lo spazio necessario per vivere la bottega in totale relax, con listening station in poltrona, sotto un lucernario enorme che irradia luce naturale, il mio Malick, e magari deliziarsi con Wayne Shorter.

Soprattutto ci sarà lo spazio per non avermi tra i coglioni mentre scegliete i dischi. Mai che disturbi, ma sempre meglio mantenere una distanza che consenta al cliente di rapportarsi autonomamente con l’ambiente che lo circonda. È necessaria per abbattere l’ultimo muro, quello tra una mera attività commerciale ed il sentirsi completamente a casa. No, non potrete scaciolarvi i piedi sul tavolino mentre siete indecisi tra il primo Tony Esposito oppure il secondo Joe Zawinul, e nemmeno palesarvi in mutandoni e flyflot chiedendo se ristamperanno mai "Mer de Noms" degli A perfect Circle, perché vi rincorro con lo scopettone, bastardi. Ma tutto il resto si, sono entusiasta. Anche adesso mentre attendo che la saracinesca con telecomando a distanza (SWAG) si alzi.

Un’altra cosa mi rende particolarmente felice, e di certo non è la morte di David Axelrod, compositore e arrangiatore superbo con una prospettiva unica, multiforme, cinematica e futuristica della musica. Nemmeno il conto del notaio, che con due firme si fa una Fiesta nuova e un Liberty senza neanche passare da casa.
No, sto parlando di condividere questa esperienza con molti dei miei migliori compari. Confrontarsi con gli amici di una vita su alcuni degli aspetti decisivi, coinvolgerli nello studio e nella progettazione del design interno lavorando in team è in pratica come suicidarsi sull’altare dello scazzo e delle prese per il culo reciproche, che adesso non finiscono mai. Questo è lavorare. Dovrebbe essere così gioioso per ogni essere vivente. Chiunque dovrebbe avere il diritto di sapere quanto è importante e soddisfacente sentirsi protetti in momenti così delicati. Approcciarsi con tutta questa positiva dinamicità allenta uno stress che altrimenti sarebbe fisiologico e porterebbe solo a cattive soluzioni. O forse anche no. Un po’ di stress fa bene. Ma al momento giusto.

Adesso fantastichiamo su quanto lungo sarà il bancone, sulla scelta dei lampadari, sulla forma ed il colore degli infissi, su come utilillzare il pozzetto da meccanico, lo spessore della vetrina, il legname. Riparte la giostra ed i piani erano proprio questi: un primo ciclo di 3-4 anni dove imparare il mestiere, spaccarsi il culo (mai in ferie) per poi fermarsi, guardarsi in faccia con sincerità e andare all-in se le condizioni si fossero rivelate quelle giuste. E godersela, altrimenti che si vive a fare. 

Quello di cui mi occupo individualmente, come sempre, sono i dischi. Per loro è tutto ok. Mi guardano sornioni, io ricambio e ci capiamo al volo. Vita ideale la loro: dispensatori di bellezza, rispettati come commendatori, riveriti come cardinali, amati dell’amore di una donna, nessuna proprietà, niente responsabilità. Solo una luce, la mia. È quella che non si spegne mai, come dice Morrissey, il tuo riferimento nel buio. Mi auguro che ognuno di voi riesca a trovarla. 

Tag: negozio dischi storie vinili

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