Smartphone ai concerti: sì o no?

23/03/2016 di

Tentazione, abitudine, vizio, smania compulsiva. Chiamatelo come meglio credete, quel che è certo è che si tratta di una vexata quaestio infinita: lo smartphone ai concerti. È capitato a tutti almeno una volta nella vita di alzare il cellulare sopra le teste degli altri per riprendere un artista durante un concerto. A guardarle in video sono anche belle, quelle suggestive lucine che illuminano locali e palazzetti italiani, ma dalla calca del parterre in cui a malapena si riesce a far rimanere la birra nel bicchiere sono solo schermi che oscurano la vista e distraggono dalla musica.

Andiamo per gradi: 21 febbraio 2016. Pierpaolo Capovilla pubblica su Facebook il video di un fan che lo riprende mentre “rimprovera” il pubblico concentrato nel registrare la sua performance. Il post si intitola “Simpatica spontanea scenetta”: ora, al di là dei giri di condanne dei commentatori immersi a segnare con pennarello indelebile il presunto circolo vizioso che ha portato Capovilla a scrivere il post (“sei contro la tecnologia ma la usi per denunciarla?”) la riflessione andrebbe spostata, portata oltre: cos’è un concerto? E soprattutto, cos'è un concerto rock?



(La soluzione del problema secondo Marky Ramone)

Per Pierpaolo Capovilla è un momento di vita vera, un rituale di resurrezione, reincarnazione in noi stessi. Un po' come diceva Artaud riferendosi al teatro, “è la vita stessa in ciò che ha di irrapresentabile”. Irrapresentabile, quindi irriproducibile. Un concetto che passa dalle parole del frontman de Il Teatro degli Orrori per unirsi ad una riflessione sulla tecnologia, causa ed effetto di sviluppo ma non di progresso, che a sua volta viene da Pasolini, costante riferimento filosofico di Capovilla: progredisce una civiltà che osserva la realtà attraverso minuscoli schermi che la riproducono in qualità nettamente più bassa rispetto alle capacità dei sensi umani?

Ma prima di sfociare in una sorta di luddismo 2.0, fermiamoci e apriamoci a un respiro più ampio: per esempio Matteo Bordone su Internazionale ha stilato una lista di istruzioni per l'uso del telefonino durante i concerti, per evitare riprese sfocate e non intasare la memoria del telefono con inutili immagini poco nitide e audio scarsi. Detto ciò, spesso è inutile cercare di spiegare a un amante delle foto del fastidio arrecato a chi sta dietro, pagante quanto lui/lei: obietterebbe che siamo in un Paese libero e non ci sono regole che vietino di fare foto durante un concerto. Logica inappuntabile, ma se proprio dovete, almeno alzate il vostro cellulare verso la quarta o quinta canzone, per due motivi: non vi perderete l’adrenalina dell’ingresso in scena della band ed eviterete di sgomitare con tutti gli altri per riprendere qualche nuca o una porzione di palco in un video mosso. Per finire, diciamolo una volta per tutte: utilizzare il flash se si è a più di un metro e mezzo dall'artista è completamente inutile. Quella congerie di bruttissime foto e video con cui riempite la memoria non verrà meglio se illuminate a giorno la folla, ma anzi contribuirà a peggiorare la qualità dell’immagine oscurando l'artista, solitamente ingoiato nei vari giochi di luce del palco.

Sembra molto lontano il tempo in cui il dibattito diventerà inconsistente, o giungerà a un compromesso, anche perché internet è pieno di gruppi Facebook o petizioni online come "Bandiamo lo smartphone e i tablet ai concerti". Sono passati quattro anni, ma l'invettiva di Jack White è ancora attualissima, così come quella di Bjork che prima del suo ultimo live all'Auditorium Parco della Musica di Roma ha chiesto ai presenti di non videoregistrare per evitare di distrarsi: “godetevi il concerto e basta”. C'è addirittura chi ha provato ad aggirare il problema con un gadget obbligatorio che ingabbia il marchingegno in un sacchetto per tutta la durata del concerto, ma è difficile immaginare una larga diffusione di una pratica così restrittiva.

Ormai gli smartphone e i tablet sono prolungamenti dei nostri corpi, e ci viene naturale documentare qualsiasi cosa per condividerla con gli altri, si tratti di un concerto o di una tromba d’aria sul mare. Ma nel 2016 è anche naturale aspettarsi che sia l'artista stesso a fornire foto e video bellissimi (e soprattutto ad alta risoluzione) ai fan, gli stessi che cercano spasmodicamente di riprendere tutto facendo a gara a chi ce l'ha più in alto. Più che una questione di qualità, è una questione di utilità se non, in casi più estremi, di educazione.

 

Tag: opinioni

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