Sogno di una notte di fine estate - Parco dell’Oglio di Costa Volpino (BG) Live report, 27/09/2003

02/10/2003 di Federica Gozio



Sabato 27 settembre il Parco dell’Oglio di Costa Volpino ha ospitato “Sogno di una notte di fine estate”, manifestazione a scopo benefico nel corso della quale si sono esibiti sei gruppi emergenti - tre dei quali prodotti dall’etichetta bergamasca MooRec, stasera anche in qualità di organizzatrice dell’evento - con lo scopo di registrare e produrre una compilation il ricavato della cui vendita sarà devoluto alla costruzione di pozzi d’acqua in Etiopia.

Non è la prima volta che nella bella valle camuna ho l’occasione di assistere ad un interessante evento sonoro, a dimostrazione del fatto che l’area musicale tra il bresciano ed il bergamasco è in costante fermento. Lo spettacolo ha inizio nel pomeriggio con i Santa Susanna, nome curioso che identifica una (a me nuova) formazione composta da un eterogeneo e stravagante trio che propone uno strepitoso spettacolo a base di musica elettronica. In elegante abito gessato Niccolò, con la chitarra, accompagna Daniele impegnato al portatile, mentre il Dottor Franco cura la gestione dei suoni.

Il mio tradizionalismo musicale osteggia l’approccio con l’elettronica, specialmente nel caso di un live dove l’assenza di una formazione con strumenti canonici mi lascia abbastanza spaesata; tuttavia conscia dell’ineluttabile evoluzione strumentale sono aperta a nuove proposte, soprattutto quando si concretizzano in uno show suggestivo ed inaspettato come quello realizzato dal trio in questione.

Le ottime premesse vengono però sminuite dall’esibizione degli Space Cowboy, che eseguono un ballabile ma macinato rock’n’roll di stampo R.E.M; la loro esibizione non mi colpisce particolarmente, anche le canzoni sono orecchiabili, piacevoli e le lascio volentieri come sfondo ad una chiacchierata.

La mia attenzione viene richiamata sul palco dalla voce prodotta da una radio che comunica l’ora esatta: è il momento dei Cerveza! L’atmosfera viene dirottata su toni derisori e scanzonati, conciliati con un energico rock. Cantante e chitarrista giocano ironicamente tra loro, in particolare il secondo saltella in maniera bizzarra, si contorce, usa la chitarra in modi consoni e non. Mi piace il loro approccio ‘semiserio’ che associa simpatia a talento, quest’ultimo espresso in particolare con un’ottima ed esaltante esecuzione di “Lust for life”. Sembrano non voler più terminare la loro esibizione, e continuerei ad ascoltarli volentieri ma la giornata è ancora lunga ed è necessario procedere al soundcheck degli altri gruppi.

Adoro assistere alla preparazione dei suoni perché permette la comprensione di molti aspetti collaterali dei musicisti: esasperante la preparazione dei PuntoGBlu (con in prestito il batterista dei Blank Dirt), che si abbandonano ad un inutile e poco divertente sarcasmo insistendo col precisare l’ora; molto più celeri e pratici, con circoscrizione allo stretto necessario, Blank Dirt e Bogartz, i quali, infatti, apriranno il programma serale.

I quattro, trascinati dal carismatico cantante-bassista sono incitati e sostenuti in prima linea da due dei Santa Susanna che sotto il palco movimentano la platea lanciandosi in allegre danze. Ancora una volta ho l’opportunità di assistere ad una esaltante esibizione in cui doti tecniche, interpretazione e qualità dei pezzi coesistono generando una perfetta alchimia, benché nel back-stage lamentino una non entusiasmante performance. Personalmente trovo che il loro stile sia irresistibile.

Seguono i Blank Dirt, che hanno appena terminato la registrazione di un nuovo ep (sempre in collaborazione con MooRec) a poca distanza dal primo. Molto schivi, raramente interagiscono col pubblico tra un pezzo e l’altro, e preferiscono comunicare attraverso la loro musica in cui riversano con estremo trasporto la propria personalità. Attualmente, assieme ai Bogartz, credo siano una delle migliori rock band in circolazione.

Concludono l’evento i PuntoGBlu, nei confronti dei quali non ho una viva predisposizione ad ascoltarli: sono indisposta dalla folkloristica figura del frontman che esaspera un atteggiamento da rock-star capricciosa che poco si concilia con i miei gusti. Penso quasi di aggregarmi ad un’allegra compagnia di ‘santi bevitori’, ma la ‘fama’ che li precede mi incuriosisce e mi soffermo. All’inizio ho anche avuto un po’ di difficoltà a decifrare in che lingua fossero cantati i pezzi, e subito ricordo di averli già visti perché ho incontrato in passato un simil problema.

Superato quini anche il secondo ostacolo, cerco di lasciarmi trasportare dalla musica suonata con indubbio talento e passione, perché certamente non hanno nulla di che invidiare a gruppi italiani ben più noti; anzi, l’immediatezza e la scorrevolezza con cui fluiscono i pezzi li rende facilmente assimilabili e di piacevole ascolto, ma alla fine non lasciano in me un segno indelebile, considerato che momento di massima commozione è stato raggiunto con l’esecuzione di “High and dry” dei Radiohead, per altro ben fatta.

Non resta che rimanere in attesa della compilation di cui, ovviamente, se ne consiglia l’acquisto, non solo per il nobile scopo per cui verrà realizzata, ma anche per il valore aggiunto della qualità dei pezzi frutto dell’impegno di interessanti realtà musicali.



Pagine: PuntoG(Blu) Cerveza Bogartz Blank Dirt

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