Alla Sony Music non piace Rockit?!

14/03/2001 di



Della politica+logica di una major, tanto misteriosa quanto inspiegabile...

Se è vero che il modo migliore per farsi pubblicità, non solo nel campo della discografia, è 'promuovere' il proprio prodotto, alla Sony non sembrano certo convinti di questa fondamentale regola economica, soprattutto se si tratta di artisti italiani (nel caso specifico parlo di Bluvertigo, Monovox e De Gregori) che su Rockit probabilmente non troveranno mai spazio, non perché la redazione del sito non vorrebbe recensirli, bensì perché la major in questione, o chi la rappresenta nelle sue funzioni, non considera che Rockit sia all'altezza di una recensione in merito ai lavori di questi musicisti.

Infatti, dopo aver rincorso per mesi l'ufficio stampa della sezione Columbia (il tutto iniziato con l'uscita del disco "Amore nel pomeriggio" di F. De Gregori), sia via e-mail che per via telefonica, solo un bel giorno il sottoscritto riesce a interloquire via cavo con il referente di turno della multinazionale, sperando così di capire il motivo di questa inutile 'rincorsa' quando la pratica 'richiesta cd - invio materiale promozionale per la recensione' sembra ormai un passaggio scontato, ancor di più se i rapporti con la label sono già stati avviati da tempo.

Ma i famosi 'misteri della fede' non appartengono solo al mondo cattolico e, parafrasando, si potrebbe dire che esistano anche 'misteri discografici' a tutt'oggi irrisolti e di cui non ne supponevamo l'esistenza. Invece, puntualmente, arriva la smentita, che nei fatti si concretizza quando dall'altra parte della cornetta ti senti dire, inspiegabilmente, che "l'etichetta effettua 'politiche di collaborazione' con i vari media tali da selezionarne a priori solo alcuni", sulla base naturalmente di criteri che noi, umani recensori, non potremo mai conoscere (ecco ritornare il discorso sui 'misteri discografici' di cui sopra).

Nella sostanza un sito come Rockit, che, paradosso (!!!), aveva già avviato 'politiche di collaborazione' con la Sony (ospitando non solo recensioni e interviste dei suoi artisti, ma invitandoli anche a progetti paralleli come RadioROCKIT...), non è incluso nella lista (nera?) dei media considerati tali dalla casa discografica in questione. Viene quindi da pensare a improbabili stroncature relativamente al parco artisti della Sony - ma facendo un rapido ripasso ti accorgi che le produzioni di questa label 'passate al setaccio' dal nostro sito hanno sempre ricevuto consensi, magari non entusiastici, ma comunque sempre positivi. Che poi in sè questa motivazione non starebbe in piedi più di tanto, perché altrimenti ci si relazionerebbe con soggetti poco disposti al dialogo e, in generale, non avvezzi ad accettare le critiche e, magari, a farne tesoro.

In tutto questo l'aspetto che più risalta è la logica distorta della major e l'atteggiamento assurdo di coloro che dovrebbero garantirne l'efficienza dal punto di vista promozionale, provocando così dei danni all'immagine dell'azienda e ai relativi artisti che non potranno neanche godere, nel bene e nel male, del famoso detto "l'importante è che se ne parli".

A questo punto non occorre aggiungere ulteriori commenti, in quanto i (misteriosi) fatto parlano da soli. Ci auguriamo, invece, che le politiche sempre più masochiste, a nostro avviso, della/e major cambino velocemente rotta per adeguarsi ai tempi e cogliere i cambiamenti in atto, siccome il fattore 'visibilità' non sembra essere considerato prioritario in un ambito, quello della promozione discografica, che (fino a ieri a questo punto...) supponevamo lo fosse.



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