Live report: Giorgio Canali al Soundlabs Festival, Roseto degli Abruzzi Live report, 21/09/2011

21/09/2011 di

Dei tanti progetti di Giorgio Canali, non vi abbiamo mai detto del suo tributo ai Joy Division insieme ad Angela Baraldi. Chitarre e voce, senza batteria e basso: troppo facile, dicono. E allora cerano la magia delle canzoni e te la restituiscono cambiata, ti fanno dimenticare una location infelice e un pubblico freddo. Margherita di Fiore racconta.



Era tanto che sentivo parlare del Soundlabs Festival di Roseto (Te), arrivato alla sua quindicesima edizione: nomi prestigiosi che si susseguivano anno dopo anno, il meglio della musica italiana e non solo, e quest'anno dico "vado". Vado a vedere 'Love tore us apart', il tributo ai Joy Division di Canali con la Baraldi, e già s'agitano le dita perché ne ho proprio voglia, e se vogliamo stare a puntualizzare non è che in Abruzzo ci sia una realtà vitale di locali e spazi dove fare musica e quindi mi sembra un po' come un'alba attesa da godere appieno. Troppa poesia? Forse. Ma invecchiando mi piego con morbida facilità alle emozioni e le vivo così.

Il programma della serata prevede, oltre al tributo, due gruppi stranieri, gli Handsome Furs e i Cloud Control, e i nostri Amor Fou. Inizio concerti: 20.20. Mi pare un tantino presto. Ma io attendo la mia alba e non mi lascio distrarre dai dettagli. E vado. Dunque, ovvio che col mio carico di aspettative rosee e trepidanti una punta di delusione, seppur piccola, dovevo metterla in conto, ma mai avrei immaginato di trovarmi di fronte a uno scenario sconfortante da stamparti gli angoli della bocca riversi nel mento per ore: poca gente, fredda, ferma, stanca, in una location che trasmetteva noia, a pelle, così. Io non sarei mai riuscita a esibirmi in una situazione del genere, avrei detto ciao, arrivederci, addio e sarei fuggita via, e invece no, loro no, con meravigliosa attitudine sono saliti sul palco e l'hanno mangiato, hanno inspessito l'aria d'intenso e alleggerita dell'odore di vuoto che volava intorno, con una performance da brividi.

Giorgio Canali e Marco Greco alle chitarre e Angela Baraldi in nero a interpretare la decadente bellezza senza via d'uscita cantata da Ian Curtis, e nient'altro, solo loro come sparsi su quel palco stabile in cemento, perché se una cosa è bella e piena che bisogno c'è di sovrastrutture, l'acqua scorre forte senza necessità di spinte, e così certe canzoni, che in fondo hai già cantato mille volte senza stancarti, anche senza voce, solo con stomaco, denti e cuore. E alla mia domanda, banale quanto spontanea, sul perché della scelta di suonare senza basso e batteria, Canali risponde: "Eh…troppo facile rifare i Joy Division con basso e batteria…il senso dell'operazione è comunque la 'reinterpretazione': catturare l'essenza e la magia di una canzone e cercare di restituirle. Se possibile aggiungendo la nostra vena poetica…è la differenza che c'è tra una cover e un tributo…io penso che ci siamo riusciti". Lo penso anch'io.

Iniziare con "Atmosphere" è una dichiarazione di guerra all'attenzione lucida perché la pelle già si sveglia sottilmente e il respiro si allenta, si blocca nell'istante in cui cominci a ricordare qualcosa, ognuno il suo piccolo fotogramma in bianco e nero, ed è il momento di spalancare il passato senza pensare al nulla sporco e pesante del presente e del poi; e "She's lost control" sussurrata e seducente, dove Angela balla coi pensieri anni ottanta e le scarpe allacciate, balla in tensione e conquista, si muove a scatti, s'apparta, si chiude, stringe gli occhi e mostra la gola incantevole, e Canali si lancia in un assolo di psichedelia new wave, e ancora "Love will tear us apart", "Disorder", "Ceremony" e io piango sempre un po' dentro, inevitabilmente, che ci vuoi fare. "La versione sciolta dei Joy Division" dicono, per il gran caldo, e "New dawn fades", "Heart and soul" e un finale ipnotico con la Baraldi immobile e fissa in un crescendo inesorabile di chitarre montanti a ingoiare l'attimo, e poi tutti immobili, abbandonati. Finito. Non so se la scaletta prevedesse altro ma credo di sì, ed è un peccato: un'esibizione splendida alle nove di sera e con tempi stretti, così si uccide la musica bella.

Mi siedo ad aspettare gli Amor fou che si preparano sul palco e intanto guardo un video appena fatto: quel piglio nervoso sullo strumento inerme quasi a dirgli contro di me non puoi nulla, la voce della Baraldi che è fascino disarmante e cattivo, a graffiare la memoria con il gusto ruvido di una perenne e indelebile nostalgia per i nostri vent'anni e per quelli degli altri, anche e soprattutto, forse, e a quel punto il desiderio insoddisfatto di ascoltare la loro versione di "Shadowplay". Non so se la fanno. Ora vado a cercarla su youtube.



Commenti (1)

  • rockambula 21/09/2011 ore 19:26 @rockambula

    Il concerto è stato bellissimo, emozionante, da brividi.
    Il festival orrendo, nauseante, pessimo.:[

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