Space is one solution

19/04/2010 di

(Stazione FS di Bosco Reale, Napoli)



Avevo scritto alcune righe l'altra sera, poi boh, devo averle perse, ho guardato qui e là ma nulla, dove saranno finite? Non so, probabilmente erano bugie quindi ricomincio da capo, d'altronde non è facile raccogliere pensieri sulla primavera, la musica italiana, quella alternativa, su questi giovani che scatarrarci sù è cliché, soprattutto se lo si fa così, ci vogliono cose da dire, ma non che io ne abbia, quindi torniamo al punto di partenza, non è facile. Parto dalla prima cosa che mi viene in mente: la scena alternativa, indie o come vi pare, non ho mai capito cosa sia, da dove venga e dove vada, né tanto meno perché se ne parli senza sapere cosa sia. Prendiamo i tedeschi, giusto per allargare le prospettive, c'è un documentario della BBC che si chiama "Krautrock: the rebirth of germany", guardatelo si trova anche su youtube, ad un certo punto uno degli Amon Düül dice -We wanted to be international, we tried very hard to be not anglophonic, not german, so, space is one solution.- Ecco se per gioco dovessi fare le mie proposte per il nuovo millennio, come fece Calvino, beh, la prima parola chiave sarebbe ovviamente internazionalità, poi se vogliamo esser meno freakkettoni del nostro amico degli Amon Düül, scegliamo altri posti dove rivolgere il nostro sguardo, basta che non sia la punta delle scarpe, nè il cortiletto: lì si va poco lontano. Vorrei piuttosto che ogni tanto s'avverasse il Gran Miracolo. Avete presente "Autobahn" in "Altri Libertini"? Si parla, tra le tante cose, dell'autostrada del Brennero, quella che si prende a Carpi e porta verso il Nord, lì, scrive Tondelli, di tanto in tanto accade il Gran Miracolo, il profumo del mare del Nord scende lungo l'asfalto dell'autostrada e porta con sè tutto l'immaginario del vagabondaggio, della fuga, dell'altrove. Ecco un'altra parola da annotare: vagabondaggio. La musica mi ha insegnato il desiderio di fuga, mi spinge a sognare, a muovere il culo, a voler sempre partire, ripartire, scoprire luoghi e persone.



(Spazio 211 di Torino)

Quindi, internazionalità, vagabondaggio, ma non solo, si diceva anche primavera, prendiamola nell'accezione più scontata, come rinascita, libero circolo ai feromoni sessuali, alle passeggiate, ai baci, benissimo, ma anche libero circolo delle idee. Segnamoci due date 25 aprile e 1 maggio, due giorni che nella mia testa fanno primavera, nonostante da quando governa Berlusconi piova sempre. Ci sarà un motivo? Ho letto che vogliono togliere la resistenza dai programmi scolastici, beh? Bene! La resistenza non s'impara a scuola, la scuole sono bare, luoghi per friggerti il cervello, quindi il ministro ha ragione, via la resistenza dai programmi, mettiamola sui palchi, nei dischi e suoniamogliela per bene, perchè poche cose come la musica sanno pungolare, urtare, dar fastidio. Così quando mi prende lo sconforto, quando penso che sto vivendo un epoca in cui tutti i pensieri migliori sono stati fatti, le canzoni più belle scritte, i concerti più emozionanti terminati, i politici migliori morti, le donne più belle sposate, penso a queste parole: battersi, muoversi, non arrendersi. Potrà suonarvi scontato e retorico, però alla fine è così, comunque ho quasi finito, lo so, tendo a scrivere come fosse l'ultima volta che qualcuno mi legge, perdonatemi. Prima di salutarvi giusto qualche pensiero sulla nostra maledetta primavera che è "sbocciata" a Pisa, al Caracol ed è stata una bella serata, insieme ai Vessel, il mio gruppo, ma non solo, è "sbocciata" insieme ad amici vecchi e nuovi, come è giusto che sia. Tra le tante cose "dito sù" per gli stupendi lungarno della città, per Manu ubriaco, a fine serata, con in tasca un cd masterizzato degli Ottavo Padiglione regalato dal pizzaiolo del posto di fronte, per le storie di Valentina sul Palio Senese e quelle ambulanze che partono alla fine di ogni edizione. Infine un bacio alla gentile signora che gestisce il b&b che approfittando del mio precoce risveglio mi ha raccontato vita-opere e miracoli di tutti quelli passati per quel posto, così m'ha fatto tornare in mente quel refrein da cui siamo partiti e quella levataccia mattutina. Che fretta c'era? Maledetta primavera...

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