Hot Gossip - Spaziale festival - day 4 - Torino Live report, 02/07/2006

19/07/2006 di

(Hot Gossip, foto di BobMoz - http://www.bobmoz.com)

È un vero peccato non esser riusciti a partecipare a tutte le quattro giornate che hanno composto l’edizione 2006 dello “Spaziale festival”. Lo confessiamo, perché l’affascinante eterogeneità del cast (tanto per dire: dalla house dei Gnarls Barkley al rock nasale di Adam Green, passando per Mogwai, The Whitest Boy Alive e tanti altri nomi) testimonia lo sforzo tanto lucido quanto consapevole di un’organizzazione eccellente sotto ogni punto di vista.



Gli impegni ci hanno costretto ad una trasferta solo nella giornata conclusiva, un day four che prevedeva in scaletta (in rigoroso ordine di apparizione) gli italiani Hot Gossip, gli statunitensi Ok Go e gli inglesi Editors. Si arriva quindi in Via Cigna poco dopo le 20, giusto per ambientarsi, mangiare un boccone e assistere all’esibizione degli Hot Gossip, nuova creatura di Giulio Calvino dopo l’avventura Candies, per un totale di 30’ circa durante il tramonto, dove il terzetto non convince affatto, anzi. Canzoni deboli, coinvolgimento poco e suoni tutt’altro che convincenti ci mostrano una band sottotono, giustificata forse dall’assenza (causa malattia) del bassista titolare, stasera sostituito dalla collega che altrimenti milita(va?) negli Eva Kant.

Cambio palco ed ecco sbucare dalle retrovie gli Ok Go, quartetto che negli ultimi mesi ha conquistato cuore e occhi dei rockettari grazie a quel geniale video girato sulle note di “A million ways”. Per fortuna l’ensemble dal vivo non si rivela quella truffa che l’ascolto esclusivo del singolo potrebbe far pensare, ma dimostra un’invidiabile verve una volta on-stage. D’altronde il pretesto è di presentare quasi per interno quella chicca che è “Oh no”, l’album che, una volta ascoltato, già scaccia tutti i dubbi sulle qualità compositive dei ragazzi. Che stasera non perdono l’occasione di mettersi in mostra, grazie ad un leader che salta, si dimena, corre, fa cantare il pubblico senza alcun cenno di disagio. E nell’ora scarsa dello spettacolo trova pure il tempo di specificare che siamo fortunati ad essere italiani perché non abbiamo Bush come presidente, piuttosto che indire un referendum su quale cover volessimo tra un pezzo dei Pixies o uno dei Violent Femmes. A furor di popolo, la scelta cade su “Wave of mutilation”, reinterpretata con un pizzico di personalità ma comunque nel rispetto della versione originale. Dopodiché, c’è giusto il tempo di rappresentare sul palco proprio il balletto di “A million ways”, scatenando urla e gridolini vari fra le file del pubblico, prima di cedere lo stage agli Editors, il pezzo forte di una serata già riuscita.

Sicché gli autori di “The back room” devono dimostrare - nei 75’ a disposizione - che ci sarà pure un motivo sul perché siano gli headliner della serata. E non faticheranno certo nell’impresa, probabilmente andando oltre, in quanto ci lasciano letteralmente a bocca aperta per tutta la durata dello show.

Trascinati da Tom Smith (ho sempre pensato che un nome e cognome così non puoi fare altro che suonare in una rock-band!) i quattro macinano senza tregua le canzoni dell’esordio che, come alcuni sapranno, ha raggiunto persino la vetta della hit inglese dopo diversi mesi dall’uscita. Un riconoscimento meritatissimo, in quanto l’esibizione di stasera mostra una formazione solidissima che possiede - fra echi di U2 e Joy Division - il talento dei grandi. Tanto che persino i detrattori più incalliti avrebbero riformulato il loro giudizio di fronte a cotanta eccellenza. Come se non bastasse, la cover di “Road to nowhere” dei Talking Heads, al momento dei bis, chiude un evento che ancora mette i brividi al solo pensarci.

Che sia di buon auspicio per l’edizione del 2007.



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