Spazio211 - Emersione festival - Torino Live report, 23/06/2006

29/06/2006 di

(Foto di Giulia Bertelli)

Prima serata dell’Emersione Festival a Torino, rassegna dedicata quest’anno al tema “Le parole sono note”. Bugo che dialoga con Remo Remotti. Quello che poteva dirsi un evento. E lo è stato. Anche se qualcosa non è andata per il verso giusto. Sandro Giorello, tutto vestito di foglie, racconta.



Al ritorno dal concerto di Bugo ho distrutto la macchina schiantandomi contro un albero. Un albero che aveva deciso di crescere li li a metà della statale tra Torino e Carmagnola. Mi sono accartocciato. Sono uscito dal bagagliaio tutto spaventato. Ho lasciato la radio accesa e sono uscito. Ovvio non ce l’ho con l’albero. Ma sul momento avrei visto volentieri le sue radici all’aria. Invece non si è mosso di un millimetro, il bastardo. Non ha fatto una piega.

La macchina si è dimezzata della sua lunghezza. Le lamiere sembravano volersi stringere. Pareva che avessero freddo e si abbracciassero tremanti. Cosa impossibile perché faceva un caldo torrido. Ma sembrava proprio così. La tensione e lo scontro erano rimasti immortalati in questo grugno di metallo grigio metallizzato come la fotografia di un groppo in gola. E ci tengo a precisare che non c’è nulla di romantico in tutto ciò. Magari c’era prima, poco prima dell’impatto. Ma è inutile chiederselo adesso. Non c’è nulla di catartico nel vedere la propria Punto ridotta a metà della lunghezza di cui si aveva ricordo. C’era solo un gnocco di rottami che quando erano un po’ messi meglio stentavano a fare i 110 all’ora. E adesso non si muovono nemmeno se li spingo. Un masso duro che non può contenere più niente. A maggior ragione, persone.

Dispiace perché questo è accaduto dopo uno di quei concerti che potevano essere definiti memorabili. Bugo gratis e insieme c’è anche Remo Remotti, che volere di più? Esaurisco subito quanto c’è da dire su quest’ultimo: all’inizio mi sembrava quello che cercavo da tempo. Irruente. Dada. Felice. E il fatto che Bugo ci suonasse sotto – sto parlando della primissima parte dell’esibizione in cui giochicchiava con la tastiera mentre Remo leggeva alcune sue poesie – rendeva la cosa ancora più promettente. Solo che poi ha rallentato lo spettacolo in modo pesante. Un intervento ogni pezzo. Sinceramente mi stavo stufando. Anche se i miei vicini di transenna no. Loro erano entusiasti. Il reading ha portato la band a rimanere calma e sommessa. E la scaletta non ha contemplato nessun pezzo tirato. Si sono tenuti sul lato più funk. Sono partiti con “Mezz’ora Prima Di Morire” e sono rimasti in quel tipo di mood pescando molto da “Sguardo Contemporaneo” – l’ultimo album recentemente uscito per Universal - e meno dagli altri dischi. Bellissima “Che Diritti Ho Su Di Te?”, fatta solo con tastiera e voce. Qui mi si è aperto qualcosa. Era il momento per farla, ma non la serata adatta. Mi sono chiesto perché non ero felice ma non ho capito subito la risposta e ho lasciato scorrere oltre. Dopo, i bis. Hanno fatto “Il Sintetizzatore”, e qui la band si è svegliata: l’hanno suonata tutta basso batta e voce. La band ha retto ottimamente. Veramente un gran tiro.

Alla fine è sembrato che avessero suonato poco. In realtà no. Un’ora e mezza tutta. Ma l’intervallare con Remotti ha dato quella sensazione.

Non è stata una delle mie serate preferite: il caldo, il bar costoso, la solitudine. E’ che a volte uno ci può far ben poco. E altre dovrebbe sentirsi obbligato a far di più. Questo venerdì 23 giugno non so dove metterlo, se nel primo o nel secondo caso. E come al solito ho lasciato che le cose andassero per i fatti loro. E ho incontrato l’albero.



Pagine: Bugo Remo Remotti

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