Special Stage: il talento è un dono che va condiviso

Il 19/6 davanti al Niguarda di Milano, i migliori tra gli artisti che in questi 6 anni hanno suonato negli ospedali italiani nell'ambito del progetto di Officine Buone si sfideranno nella finale di un contest di grande livello. Canzoni e impegno sociale, per celebrare la vita e ripartire di slancio

Pinguini Tattici Nucleari ed Eugenio in Via di Gioia live per Special  Stage
Pinguini Tattici Nucleari ed Eugenio in Via di Gioia live per Special Stage

Una finale, che però è anche un nuovo inizio: in questi tempi in cui il paradosso è la norma, uno in più arriva da Milano. Qui, nel piazzale dell'ospedale Niguarda – nell'ultimo anno e mezzo uno degli avamposti determinanti nella lotta al Covid – sabato 19 giugno si terrà la finale di Special Stage, l'evento che da anni porta musicisti da tutta Italia a suonare nei reparti ospedalieri del Paese.

Organizza Officine Buone, no profit che propone format culturali innovativi per permettere ai giovani di "donare il talento nei luoghi di fragilità e diventare così i protagonisti della comunità". L'organizzazione – che ha dato vita a webserie molto apprezzate, a un talent di cucina di qualità in ospedale come Special Cook e che promette di rivoluzionare il mondo della musica di strada grazie a Open Stage – è presente con i propri ragazzi, uomini e donne in 45 ospedali, dove da anni porta avanti Special Stage, una rassegna che è al contempo una competizione tra artisti di prospettiva e un progetto sociale molto prezioso.

Tra pochi giorni l'iniziativa arriverà al suo atto conclusivo, dopo i momenti durissimi imposti dalla pandemia. Sul palco costruito all'esterno del Niguarda – e in diretta sui canali social di Officine Buone e di Rockit – si sfideranno i più talentuosi artisti tra quelli che hanno suonato negli ospedali italiani nei primi sei anni di Special Stage, su cui diranno la loro dei giurati d'eccezione. Un evento che – al di là del suo enorme significato sociale – ha un valore musicale non da poco: negli anni Special Stage ha portato artisti sempre più importanti a suonare negli ospedali, creando una rete di amici e collaboratori di primissimo piano, e il suo contest non ha mai smesso di alzare il livello, fino a premiare artisti che da lì a poco si sarebbero imposti nel panorama nazionale. Di tutto questo abbiamo parlato con Ugo Vivone, fondatore di Officine Buone. 

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Che significato dai alla finale di Special Stage, dopo l'ultimo anno e mezzo?
È la fine di percorso e allo stesso tempo una ripartenza. Ci permette di riprendere il contatto con tutti i nostri sostenitori e con gli artisti che hanno partecipato al nostro contest, i 10 finalisti sono stati infatti selezionati tra i migliori dei primi 6 anni di Special Stage, come in una sorta di best of. È un evento con un'ulteriore novità: per la prima volta realizzeremo l'evento all'aperto, nel piazzale di uno dei più grandi ospedali italiani.

Perché proprio l'ospedale Niguarda?
È uno degli ospedali più grandi in Italia ed è stato protagonista della lotta al Covid, ricevendo migliaia di pazienti nell'ultimo anno. È inoltre uno dei luoghi in cui da tanti anni realizziamo Special Stage per diversi reparti, per esempio nel reparto dei disturbi dei comportamenti alimentari oppure nel centro Nemo, che si occupa di persone con patologie degenerative. Il piazzale interno dell'ospedale è enorme e ci permette di avere uno spazio importante, che allo stesso tempo è totalmente contingentato.

Da quale idea e obiettivo siete partiti quando avete ideato Special Stage, la vostra iniziativa che porta la musica live all'interno di reparti e corsie?
Essendo cresciuto nella provincia di Catanzaro, lontano da tutte le connessioni più importanti per la musica, ho sempre avuto la chiara percezione che per salire su un palco importante la prima cosa da fare era costruirne uno. Così negli anni ho sempre avuto una particolare attenzione per gli artisti emergenti e, quando il caso mi ha portato nell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano per assistere un parente, si è accesa una lampadina. L'atrio di quel reparto in cui nei weekend il tempo non passava mai, poteva diventare il palco più speciale, perché permetteva contemporaneamente agli artisti di farsi conoscere e di avere un pubblico attento ad ascoltarli, dall'altra parte la possibilità di fare volontariato attraverso la propria passione per la musica e offrire un'ora di distrazione a chi vive un periodo di sofferenza. Il primo esperimento lo realizzammo con Niccolò Fabi nel 2008 e fu subito chiaro che l'idea aveva una potenza incredibile: avevamo costruito un palco speciale per donatori di talento.

Paola Turci suona all'ospedale Gemelli di Roma
Paola Turci suona all'ospedale Gemelli di Roma

Cosa succede quando impegno sociale e musica si fondono assieme?
Tutti conosciamo numerosi concerti ideati per raccogliere fondi per diverse cause importanti. Nel nostro caso il concetto è quasi opposto, i nostri artisti emergenti che partecipano a Special Stage li chiamiamo infatti "involontari". Non esiste un volontario che dona il suo tempo a una persona bisognosa, ma uno scambio alla pari tra umani. Per chi suona, la possibilità di avere una vetrina importante, un pubblico attento e i consigli dei tantissimi professionisti della musica che supportano il progetto; per chi ascolta, la possibilità di scoprire musica nuova in un posto totalmente non convenzionale e ricevere la straordinaria energia buona della musica.

Come siete riusciti negli anni a costruire la grande rete su cui oggi può contare Special Stage?
Dopo l'esordio con Niccolò Fabi, ricordo che furono Malika Ayane, Dario Brunori, Roberto Dellera, Rachele Bastreghi ed Ermal Meta a esibirsi nelle date successive, creando così un importante attrazione per gli artisti emergenti. Partecipando a Special Stage, infatti, si poteva ricevere consiglio o addirittura duettare con artisti importanti in modalità totalmente unplugged in un reparto ospedaliero, un'esperienza totalmente inedita ed emozionante. Le iscrizioni degli artisti sono così cresciute tantissimo e sono partite sedi in altre città italiane dopo l'embrione milanese. È fantastico pensare che alcuni giovani artisti della Sardegna o della Puglia, per esempio, possano venire a Milano a suonare nella finale di Special Stage in un concerto importante semplicemente perché hanno donato il proprio tempo e il proprio talento in un ospedale, garantendosi un'occasione professionale importante.

Ugo Vivone assieme a Elodie all'Istituto Italiano dei Tumori
Ugo Vivone assieme a Elodie all'Istituto Italiano dei Tumori

Cosa succede quando arriva la musica in reparto?
All'inizio eravamo spaventati dalla reazione dei pazienti, in qualche modo avevamo paura di disturbare. Ogni volta che arriviamo in reparto invece succede la stessa magia, l'atmosfera è identica a quella di un concerto in un luogo convenzionale della musica e i pazienti partecipano con commenti tecnici, in alcuni casi addirittura abbiamo avuto pazienti che hanno chiesto di suonare trasformandosi di fatto in volontari e i medici ci hanno detto che questa capacità di reazione che stimoliamo attraverso i nostri concerti è fantastica.

Un episodio cui hai assistito e che ti rimane nel cuore?
Ci sono tantissimi aneddoti straordinari e uno di questi è stato il punto di partenza per la scrittura della serie TV Involontaria, che è andata in onda in due stagioni nel 2018 e 2019 su MTV Italia (le trovate entrambe su Youtube!). In una delle date stavamo suonando all'interno di un hospice per pazienti con malattie terminali. Al termine del concerto uno dei pazienti chiede la possibilità che la figlia suoni un brano al pianoforte. Ovviamente accogliamo la richiesta e ci accorgiamo subito di essere di fronte a un momento dalla potenza straordinaria: quella ragazza stava suonando per l'ultima volta per suo padre. Pochi giorni dopo il paziente viene a mancare e noi riceviamo un'email in cui la ragazza ci ringrazia per quell'emozione così grande, dicendo che negli ultimi due giorni di vita suo padre aveva parlato sempre di quel momento così bello e ci chiedeva, così, di potere diventare nostra volontaria.

A volte i pezzi sono i richiesta, come per i dj alle feste?
Capita spesso, soprattutto quando siamo nei reparti pediatrici, che i bambini facciano richieste e per i musicisti è una palestra divertente. Ho visto rapper duri e puri cantare il proprio inedito e subito dopo le canzoni dei cartoni animati, divertendosi tantissimo.

Pinguini + Eugeni live per Social Stage
Pinguini + Eugeni live per Social Stage

Torniamo all'evento del 19 giugno. Come avvengono le vostre selezioni artistiche?
In fase di iscrizione accogliamo tutti gli artisti emergenti, offrendo a tutti la possibilità di fare volontariato attraverso la passione per la musica. Per determinare invece i finalisti ci avvaliamo di una giuria di altissima qualità, composta da professionisti che conoscono già il progetto avendo partecipato come volontari e donatori di talento. In questa edizione avremo in giuria Saturnino, Cesareo, Chiara Galiazzo, Carlo Pastore, Luca De Gennaro, Melissa Marchetto, Stefania Giuffrè, Ilaria Boccardi, Greta Sugar, Mario Cianchi e Fabio Dalè. La conduzione sarà di Marco Maccarini. 

Negli anni la finale di Special Stage è diventato un contest musicale di primo piano: era un obiettivo che vi eravate posti da subito o è solo "capitato"?
Fin dall'inizio uno degli obiettivi più importanti di Special Stage è quello di essere un contest e progetto musicale di riferimento in Italia per un semplice motivo. Se fosse considerato un progetto di volontariato, quando si suona in reparto la qualità deve essere altissima altrimenti non si attrarrà mai l'attenzione di persone che vivono un momento di difficoltà e che di conseguenza non hanno l'animo predisposto a partecipare a un concerto. Ciò determina un livello medio dei partecipanti molto alto.

Nel 2017 Lucio Corsi vinse l'edizione dell'evento. Che ricordo hai di quel giorno?
Ricordo che Matteo Zanobini, manager di Brunori Sas e tra i nostri più cari collaboratori, ci segnalò Lucio per partecipare a quell'edizione. Per lui erano le prime esperienze a Milano e ricordo momenti in ospedale bellissimi come una volta in cui Lucio iniziò a danzare un valzer con una paziente in reparto. Nella finale avevamo una giuria di altissimo livello, che i più grandi talent come X Factor o Amici potrebbero invidiarci, con Caterina Caselli, Mara Maionchi e Alberto Salerno a dirigerla. Nessuno di loro ovviamente conosceva Lucio, che propose una performance chitarra e voce davvero minimal, in contrapposizione a molte proposte pop più strutturate e potenti. Nonostante questa contrapposizione la Caselli e la Maionchi diedero voti altissimi a Lucio, evidentemente c'è qualcosa di magnetico in lui e ne avevamo ricevuto la prova in quella finale di Special Stage.

Ugo durante una delle prime iniziative di musica all'Istituto Tumori
Ugo durante una delle prime iniziative di musica all'Istituto Tumori

Perché la competizione?
La competizione ha un effetto importante sul coinvolgimento dei pazienti e del pubblico presente in ospedale. Per tante persone che vivono momenti di grande sofferenza è infatti difficile attrarre l'attenzione per più di qualche minuto, così l'idea di assegnare loro il compito di giurati tecnici cambia totalmente lo scenario. Il paziente sa di essere in quel momento importante per il futuro di un giovane e quindi ascolta con attenzione ciò che i ragazzi propongono e vota su una scheda che i nostri volontari distribuiscono durante le date. Special Stage diventa così coinvolgente per tutti e si attende la fine della data per scoprire chi sarà il vincitore. E poi abbiamo un segreto che sveliamo solo a fine di ogni data, e che rappresenta un pò il vero significato di Special Stage e Officine Buone, un segreto che ci lascia tutti più leggeri e felici di avere condiviso un'esperienza così umana e importante.

Come procede intanto il progetto Open Stage, dove lo vedremo in azione?
Stiamo per installare il nostro terzo Open Stage nell'hinterland milanese e dovremmo confermare a breve un mini-tour nei quartieri di Milano con un Open Stage che permetterà a tanti giovani artisti emergenti di farsi conoscere e di valorizzare al tempo stesso i quartieri della periferia, trasformandoli di fatto in centri culturali all'aperto. Quella di Open Stage è un'esperienza davvero unica e stiamo dedicando un grande impegno per farlo crescere e dargli un respiro internazionale dialogando con altre realtà europee. Open Stage e Special Stage, i nostri due format musicali, faranno da base per un festival che avrà una parte itinerante e un grande evento finale a Milano, ci stiamo lavorando per il 2022!

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L'articolo Special Stage: il talento è un dono che va condiviso di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2021-06-09 08:55:00

COMMENTI (1)

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  • pons 10 g Rispondi

    Ma che bel progetto. Complimenti Ugo, bravissimi.