Marta sui Tubi - La Spesa

21/10/2008

(Illustrazioni di Elzevira)

Il supermercato è l'ultimo luogo sociale che ci è rimasto. Quello dove si possono fare nuove conoscenze, condividere abitudini (alimentari e no). La coda è l'unico momento dove si ragiona sulla vita e su tutte le sue possibili implicazioni. Altro che Tv, il carrello è il vero media del ventunesimo secolo. Un racconto di Giovanni Gulino.



È stato un gesto istintivo, lucido e indipendente.

Il nastro di gomma nera rotolava verso la cascata e un braccio in controcorrente come un salmone saltava fuori dalla tastiera balzando sicuro ad afferrare le scatole colorate appena caricate sul rullo in modo casuale.

La ragazza che mi precedeva, alla quale con molto garbo avevo dato la precedenza quando con accento curioso e sbadato imbarazzo mi chiese scusa per avermi sopravanzato in coda, tirava fuori dal carrello 3 pompelmi, un finocchio, 2 bottiglie d'acqua, un kilo di riso, 2 confezioni di sofficini e 4 buste di cibo per gatti a 4 stelle. Ero alle sue spalle a qualche decina di centimetri. Faceva odore di umana magia. Mi domandavo se sentisse il mio sguardo accarezzarle il profilo e se i suoi movimenti fossero naturali o influenzati dal sapere che c'era qualcuno che la stesse guardando. Guardavo la sua spesa precipitare dal centimetro che separava la sua mano dal rullo e speravo non frapponesse tra le nostre spese uno di quei sparti-conto di plastica sbiaditi e graffiati con il logo dell'ipermercato nella speranza che qualche prodotto si potesse confondere nella spesa dell'altro.

Cominciai a scaricare il mio carrello: 6 birre da 66cl, mezzo coniglio a pezzi, filetto di manzo, bicchieri di plastica, suolette antiodore, lamette da barba, dopobarba da 5 euro, 2Kg patate, cipolle, tavernello, carta igienica.

La mia speranza si tramutò in ingegneria.

Dopo una rapida riflessione scelsi i bicchieri. Poggiai "distrattamente" il cono di plastica bianco sulle patate in modo che il serpentone di plastica ruotasse su se stesso e finisse vicino alla sua spesa. Collaborando l'articolo scivolò delicatamente fermandosi tra il cibo per gatti e i sofficini. Vidi la sua mano muoversi verso di esso e lesto con la mia feci per andarle in contro per compiere lo stesso gesto ma mentre preparavo in mente qualcosa da dire che non fosse solo "scusa", non so come e me lo chiedo ancora, nel momento stesso in cui lei si volse verso di me, il mio sguardo, invece di confezionare una smorfia accattivante dirottò sulle mie vaschette di carne che in bella vista sudavano bave di sangue sotto la pellicola trasparente che le ricopriva e la mia mano, invece di seguire la strategia stabilita, afferrò goffamente il sacco di patate e lo spostò sopra la carne per nascondere o forse per seppellire la "morte in porzioni" che stavo per acquistare.

Sentii nel cuore la stridente strisciata d'unghia contro la lavagna sulla quale volevo disegnare un sole caldo.

Trovai la pila di bicchieri di plastica bianchi posizionata irriverentemente in verticale, barcollante come l'albero maestro di un veliero centrato da una cannonata. Non mi accorsi del gesto che lei fece per metterlo in quella posizione e quando rivolsi lo sguardo alla ragazza lei stava già mettendo al riparo il suo cibo per gatti vivi dal mio coniglio squartato. Sperai non si fosse accorta del mio movimento volto a risparmiarle la vista del pasto di un mangiatore di animali morti e sperai che la posizione dei bicchieri fosse il frutto di una azione mossa dalla non curanza o dalla fretta e che non volesse significare niente di particolare.

Un pensiero mi saliva dentro arrampicandosi come la vite alla spalliera partorendo acini di verità: Non è la morte che spaventa ma la sua immagine, l'unico modo di ucciderla è cibarsene.



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